Storia del Diritto Medievale e Moderno: Il Code Civil des Francais

Il Code civil des Francais


Procediamo con ordine e iniziamo con il prendere in esame la formazione e la promulgazione del Code civil des Francais.
La parola «codice» - lo abbiamo già detto - è usata in riferimento a raccolte di norme tra loro profondamente diverse, le quali presentano come elemento comune il fatto di essere chiamate «ad assolvere la funzione unificatrice» (Caroni).
Un primo Comitato di legislazione, presieduto da Jean-Jacques Régis de Cambacérès (1753-1824), definì un progetto di codice civile composto di 719 articoli divisi in tre libri (persone, cose, contratti) nel giugno-luglio 1793. Il testo si ispirava alla divisione delle Institutiones giustinianee (personae, res, actiones) e aveva l'ambizione di dar vita ad una raccolta di norme ispirate ai princìpi razionali del diritto naturale e valide per tutti.


Nel maggio 1799 i Cinquecento affidarono la revisione del progetto ad una commissione, i cui lavori furono interrotti dal colpo di Stato di Napoleone del 18 brumaio anno VIII (9 novembre 1799). Decisivi furono da quel momento l'intervento e le sollecitazioni di Napoleone che nell'agosto 1800 nominò un'ulteriore commissione.
Il 21 gennaio 1801(1° piovoso anno IX) la commissione inviò a tutti i Tribunali d'appello alla Corte di Cassazione per il parere il testo del nuovo progetto.
Era nato il Code civil des Frangais, che un decreto imperiale del 3 settembre 1807 intitolò Code Napoléon, composto da 2281 articoli distribuiti in tre libri, rispettivamente destinati alle persone, ai beni, ai modi d'acquisto della proprietà, quest'ultimo contenente le materie successoria, contrattuale, matrimoniale.
La promulgazione del codice civile del 1804 è stato oggetto di particolare attenzione da parte della dottrina e della storiografia giuridica. Innanzi tutto è stato messo in rilievo che i compilatori riuscirono ad innestare i princìpi di libertà ed uguaglianza affermati dalla Rivoluzione sul tronco della tradizione giuridica francese.
I princìpi di libertà ed uguaglianza non solo ispirarono la definizione dei diritti delle persone, ma si trovarono anche a fondamento dell'intera impostazione normativa, mentre la tradizione di diritto comune guidò la disciplina dei diritti reali e dei contratti e quella consuetudinaria plasmò la materia successoria e quella matrimoniale.
Per quanto riguarda, infatti, la natura del codice, la tesi tradizionaie la vuole radicalmente diversa da quella dei codici settecenteschi.
II codice del 1804, infatti, sarebbe «caratterizzato dalla pretesa di costituire un ordinamento giuridico 'nuovo', 'completo' e 'definitivo' che racchiude nelle sue formule le soluzioni per tutti i casi possibili>.
In sostanza, secondo la tesi tradizionale, il codice civile del 1804 «non ha nulla a che spartire con le consolidazioni legislative precedenti [...] costituisce una fonte novissima [...] non intende perfe-zionare l'assetto giuridico del passato, ma produrre una norma di nuovo conio [...] è [...] una totalità organica fortemente pensata, sorretta da un progetto unitario ed organico» (Grossi) .


E il codice del 1804 avrebbe in tal modo inaugurato la moderna forma di codice che a partire da quel momento si sarebbe imposta negli Stati europei dei secoli XIX e XX, una forma di natura nettamente diversa sia dalla raccolta giustinianea di leggi imperiali, sia dai codici giusnaturalistici settecenteschi (Friedrich).
Questa tesi è stata in anni recenti oggetto di critiche le quali si sono appuntate in particolare sull'idea che sin dall'inizio i compilatori si fossero proposti di dar vita ad una raccolta dotata di assoluta completezza e che tutti i codici otto- novecenteschi siano segnati da tale carattere.
Che l'obiettivo primario dei codificatori fosse non già quello della completezza, bensì l'altro dell'uniformità sembrerebbe testimoniato da numerose fonti .
A queste argomentazioni si potrebbe obiettare che il codice imponeva ai giudici di decidere sulla base delle sue norme in merito alle controversie loro sottoposte e che in tal modo affermava la completezza delle proprie disposizioni. Ed in effetti l'art. 4 del codice.
Ma a tale obiezione si potrebbe rispondere che l'obiettivo dei suddetti articoli era, come dichiarava lo stesso Portalis, quello di sanzionare il diniego di giustizia e di condannare la prassi per cui i giudici interrompevano il giudizio in attesa. Il dibattito apertosi nella storiografia sul codice civile francese risulta dunque, di grande interesse per le interpretazioni originali che ha formulato e per le sollecitazioni che ha promosso per ulteriori approfondimenti della lettura tradizionale.
In questa sede ci limitiamo a sottolineare che la promulgazione del Code civil segnò certamente una decisiva rottura con il diritto di antico regime e che gli aspetti principali delle novità da esso introdotte appaiono i seguenti:
  • 1) il codice civile aboliva, come si è detto, con l'art. 7, tutte le norme le fonti giuridiche del passato nelle materie da lui disciplinate, ribadendo il principio, affermato dalla Rivoluzione francese, della legge come fonte unica di diritto.
  • 2)  l'abolizione del diritto precedente introduceva innanzi tutto la chiara separazione del settore del diritto sostanziale da quello processuale, che nella tradizione sia romanistica sia consuetudinaria erano strettamente legati come due facce della stessa medaglia; rendeva definitiva anche la distinzione del diritto privato da quello penale che già nel Settecento si era imposta con la promulgazione di codici penali.ìl punto centrale del codice, quello intorno al quale gravitano tutti gli altri diritti, è costituito dal diritto di proprietà, così come nel diritto romano e nel diritto medievale e moderno era stato il dominium. Ma tra dominium e proprietà di codice le differenze sono radicali. Il primo è un diritto complesso nel quale si trovano intimamente connessi, come più volte abbiamo detto, elementi che oggi riconosciamo alla sfera privatistica e altri che oggi attribuiamo alla sfera pubblicistica. La nuova natura del diritto di proprietà ebbe l'effetto di plasmare in senso privatistico tutti gli altri diritti;
  • 3)  Il codice civile contiene, come dice Grossi, norme «di nuovo conio». Ed in effetti con esso la tradizione romanistica e consuetudinaria assume forme e contenuti profondamente inediti. Innanzi tutto tale tradizione non vale più in se stessa, non ha la forza originale del passato, ma vive esclusivamente in quanto, e nella misura in cui, il legislatore abbia deciso di farla vivere. II termine «libertà» non indica più il complesso di diritti goduto da ogni soggetto in quanto titolare di privilegi o in quanto appartenente ad una comunità o ad un ceto, ma la qualità naturale di ogni cittadino che doveva esercitarla in pieno nella difesa dei propri interessi personali, nel solo rispetto della legge dello Stato.
  • iv) La novità di «conio» delle norme del codice si manifesta anche sotto un altro aspetto. Le norme, infatti, sono espresse in una forma chiara, limpida, generale ed astratta che spezza in maniera radicale il tegame con la molteplice casistica della prassi caratterizzante l'intero diritto di antico regime.L'impostazione della giurisprudenza romana - testimoniata dal Digesto giustinianeo veniva nettamente rifiutata e definitivamente abbandonata: la chiarezza, la semplicità della norma, l'astrattezza degli istituti erano elevate a forma ideale del diritto.
  • v)  La scelta dei codificatori di privilegiare la categoria teorica alta dell'istituto giuridico si coniugava correttamente con l'enfasi da loro posta sulla libertà e sulla volontà dell'individuo. In età tardo-medievale e moderna, come abbiamo detto più volte, la giurisprudenza e la dottrina, avevano cercato di individuare le molteplici situazioni in cui le parti di un rapporto giuridico potevano venirsi a trovare e per ognuna di tali situazioni avevano elaborato interpretazioni dei loro diritti e dei loro doveri. Sotto questo profilo, dunque, la scienza e la giurisprudenza avevano adottato un'impostazione che potremmo chiamare soggettiva. Il codice civile, al contrario, seguì un'impostazione opposta, quella che potremmo definire oggettiva in conto costruita sull'istituto.
  • vi)  il Code civil definiva in termini di diritto positivo la libertà naturale dell'individuo e ne tutelava la volontà di perseguire liberamente i propri interessi senza altro limite che il rispetto della libertà e dei diritti degli altri cittadini. Il Code civil fu, pertanto, considerato dopo la sua promulgazione il fondamento giuridico della società francese.

Allo stesso tempo stava a testimoniare che il compito di disciplinare i rapporti intersoggettivi, con un articolato complesso di norme razionali ispirate al principio della libertà e della volontà individuali, spettava esclusivamente allo Stato, il quale assolveva tale funzione attraverso la legge.