Diritto Parlamentare: Messa in Stato di Accusa del Presidente della Repubblica


Messa in Stato di Accusa del Presidente della Repubblica


Le fattispecie che integrano i reati di alto tradimento e di attentato alla Costituzione è una problematica che non ha ancora trovato una soluzione, a causa delle diverse opinioni dottrinali e della totale mancanza di una Giurisprudenza Costituzionale.
Il dato certo è costituito dal fatto che l’art 90 Cost. non fornisce alcun elemento in ordine ai comportamenti concreti in presenza dei quali si possono ritenere commessi reati suddetti da parte del Presidente della Repubblica. 
Sono quindi reati a fattispecie indeterminata. Poiché un reato a fattispecie indeterminata non può considerarsi reato si è provato a risolvere il problema.

Dottrina Penalistica: L’art. 90 rinvia a disposizioni penali vigenti, individuate nell’art. 283 cp 77 cpm in tempo di pace.
Altri Orientamenti: tutti i reati che riguardano personalità interna o internazionale dello stato.
Tali tesi non sono prevalenti in dottrina per una serie di obiezioni.
Sono preferibili le tesi di natura costituzionalistia  che ricercano la disciplina di questi reati riferendosi alle norme generali del nostro sistema costituzionale.
Il reato di attentato alla Costituzione consta di tutti quei comportamenti che determinano violazione di norme costituzionali tali da produrre conseguenze più gravi della semplice illegittimità costituzionale.


Istruttoria Parlamentare e Votazione dell'atto di Accusa

Il giudizio
sulle accuse verso il Presidente della Repubblica viene compiuto dalla Corte Costituzionale in una particolare composizione allargata. (aggiunta dei 16 giudici aggregati)
Per quanto riguarda la fase di messa in stato di accusa, i rapporti, i referti e le denunce concernenti reati ex art. 90, presentati al presidente della Camera, sono da quest’ultimo trasmessi ad un comitato parlamentare, formato da componenti della Giunta del Senato e della Giunta della Camera competenti per le autorizzazioni a procedere in base ai rispettivi regolamenti.


Il comitato espleta le proprie indagini, con poteri spettanti al Pubblico Ministero ed al Giudice per le indagini preliminari, entro il termine massimo di 5 mesi, prorogabile una seconda volta per un periodo non superiore a 3 mesi (non può essere apposto Segreto di Stato e Segreto d’ufficio).
A conclusione dei propri lavori il comitato:

  1. dichiara la propria incompetenza ove ritenga che il reato sia diverso da quelli previsti ex art. 90
  2. dispone con ordinanza motivata l’archiviazione degli atti del procedimento ove ravvisi la manifesta infondatezza della notizia di reato.
  3. in ogni altra ipotesi presenta una relazione al parlamento in seduta comune.
Nei primi due casi, almeno ¼ dei componenti del Parlamento può chiedere che il comitato presenti comunque la relazione di cui al terzo caso.

La fase successiva si svolge di fronte al Parlamento in seduta comune, dove, dopo la discussione, si procede alla votazione a scrutinio segreto della messa in stato di accusa che risulta approvata se viene raggiunta la max assoluta dei componenti; l’atto di accusa deve contenere indicazione degli addebiti e delle prove su cui l’accusa si fonda.
Il Parlamento in seduta comune  nel porre in stato di accusa il P.d.R., elegge, tra i suoi componenti uno o più commissari per sostenere l’accusa; questi ultimi esercitano davanti alla Corte Costituzionale le funzioni di P.m. e hanno facoltà di assistere a tutti gli atti istruttori.