Diritto Parlamentare: L'Immunità Parlamentare Art. 68 Cost. co. 1, 2 e 3


Immunità Parlamentare Art. 68 Cost.


L’articolo 68 Cost. disciplina l’istituto delle immunità che sono strumentali a garantire l’indipendenza del Parlamento consentendo al parlamentare singolo la massima libertà nell’esercizio delle sue funzioni.


La prerogativa dell’IRRESPONSABILITA’ GIURIDICA per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio della funzione parlamentare ha portata assoluta, ciò ne esclude l’antigiuridicità del fatto, impedendo che il parlamentare, una volta scaduto il mandato, possa esser sottoposto ad azioni giudiziarie per quello stesso fatto.
La Corte nella sent. 137/2001 (riferimento alla perquisizione di una sede di partito) ha stabilito che non vi rientrano i comportamenti materiali come la resistenza a pubblico ufficiale.

La disposizione di cui all’art. 68 co.1 è stata oggetto di numerose pronunce della Corte Costituzionale volte a definirne l’ambito di applicazione ossia ad individuarne gli atti che sono immuni dall’esperimento delle azioni giudiziarie.
La Corte stessa con i suoi interventi ha delimitato fortemente la portata dell’irresposabilità.
Inizialmente la Corte diceva che l’articolo 68 Cost. doveva leggersi tenendo presente l’art. 3 Cost. e il pari diritto di difendersi in giudizio.
Successivamente la Corte compie un vero e proprio sindacato sostanziale, la chiave di volta è rappresentata dal NESSO FUNZIONALE (rapporto che deve sussistere tra opinioni espresse e l’attività parlamentare), tale concetto ha avuto diverse oscillazioni nella giurisprudenza della Corte.
  • si è partito pensando che la funzione parlamentare  ha natura generale e che le opinioni espresse, possono essere coperte da immunità, anche fuori dalla sede parlamentare purchè esse siano espresse conseguentemente l’esercizio della funzione parlamentare.
  • dalle sentenze n 10 e 11/2000 puntualmente confermate da sentenze tra il 2002 e il 2005, la tendenza si è irrigidita, la Corte infatti precisa che il nesso funzionale non si intende come semplice collegamento di argomento o di contesto fra attività parlamentare e dichiarazione ma come IDENTIFICABILITA’ della dichiarazione stessa quale espressione di attività parlamentare.
  • In tre sentenze emanate nel 2002, 2003, 2004 si è affermato che il nesso di funzionale non opera soltanto nei confronti degli atti tipici ma anche nei confronti degli atti innominati cioè non espressamente previsti dai regolamenti parlamentari.
Lex n.140/2003, all'art. 3 co1 della stessa amplia il terreno ma la sentenza 120/2004 ha giudicato illegittimo l’art. 3 co 1 della legge 140, basandosi sull’ultimo criterio illustrato.

Nei successivi commi dell’art.3 è stabilita la disciplina processuale relativa alla prerogativa in questione comunamente nota come “pregiudiziale parlamentare”, in sintesi, il giudice (o l’autorità competente) qualora ritenga che sussistano le condizioni di applicabilità dell’art. 68 co.1, provvede con sentenza in ogni stato e grado del processo penale a norma dell’art. 129 cpp, qualora non ritenga che non ci sia applicabilità, il giudice deve trasmettere copia degli atti alla Camera di appartenenza, il processo è sospeso fino alla deliberazione della Camera (entro e non oltre 90 giorni prorogabili di 30).
Nel caso di pronuncia favorevole viene processato dalla Camera.

La CEDU è intervenuta in due occasioni (Cordova vs Italia del 2003 e De Jorio vs Italia 2004) relativamente a deliberazioni contrarie di Camera e Senato e di mancato ricorso alla Corte Costituzionale, affermando che il soggetto ha visti compressi illegittimamente il proprio giudizio di agire in giudizio (art. 6 Cedu).

Art. 68 co.2 e 3


Lex cost. 3/1993 ha eliminato l’autorizzazione a procedere dalla disposizione costituzionale (art. 68) visto l’abuso che puntualmente si verificava. Ad oggi l’autorità può aprire un procedimento penale verso un parlamentare negli stessi termini nei quali può procedere nei confronti di qualsiasi altro soggetto.
Il meccanismo di autorizzazione, quindi, ha cambiato fisionomia e limitata ai soli provvedimenti restrittivi delle libertà personali, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.


Disciplina delle INTERCETTAZIONI art. 68 Cost. Comma 3°: qualora sia diretta si è notato che l’autorizzazione vanifica la funzione dell’intercettazione stessa, visto che l’efficacia è dipendente dalla non conoscenza della stessa. 

Tuttavia è stato contestato l’uso delle intercettazioni indirette che ricorrono nel caso di conversazioni o comunicazioni intercettate in qualsiasi forma ne corso di procedimenti riguardanti terzi alle quali abbiano preso parte anche membri del Parlamento. 
La Corte di Cassazione con ordinanza n.10772/2004 ha chiamato la Corte Costituzionale a decidere circa la costituzionalità, essa (Cassazione) ha ritenuto che il concetto di intercettazione indiretta sia di tipo sostanziale, per cui sarebbero tali non solitanto quelle riguardanti le conversazioni alle quali prenda parte, direttamente e personalmente, il parlamentare, ma anche quelle (ricorrenti nella fattispecie) nelle quali il membro del Parlamento trasmetta il proprio pensiero per il tramite di diversa persona che, a sua volta, si limiti a trasmettere la volontà e le manifestazioni del pensiero del suddetto parlamentare.

La Corte costituzionale non entra nel merito delle censure d'incostituzionalità prospettate dalla Cassazione, poiché dichiara inammissibile per carenza del requisito di rilevanza, al questione di legittimità costituzionale sollevata. Ha solo precisato che l’intercettazione indiretta sussiste laddove il soggetto ne prenda parte fisicamente.

La procedura per la concessione o il diniego dell’autorizzazione di cui all'art. 68 co.2,3  è la stessa sia al Senato che alla Camera
:  la richiesta di autorizzazione è decisa da una Giunta che, udito il parlamentare, propone all’Assemblea la concessione o il diniego e che vota a scrutinio palese .
Sempre in tema di immunità, la lex 140/2003 ha sancito l’immunita processuale penale per le 5 più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera, il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Presidente della Corte costituzionale. 

La Corte Cost. nella sentenza 24/2004 ha giudicato la illegittima della disposizione poiché contrasta con l’art. 3 e 111 Cost. Con la lex 124/2008 (c.d. Lodo Alfano) il Parlamento aveva dettato una nuova disciplina legislativa sulla sospensione dei processi penali relativi alle 5 cariche dello Stato, al fine di superare i precedenti rilievi d'incostituzionalità fatti valere dalla Corte Cost. 
Per mezzo della citata sent. n.24/2004. La Corte Cost. con la sent. 262/2009 ha dichiarato illegittimo l’art1 della lex. 124/2008 poiché contrasta cn artt 3 e 138 Cost. , in relazione alla disciplina delle preorgative di cui agli artt. 68, 90 e 96 Cost.