Diritto Parlamentare: Le Mozioni Parlamentari


Le Mozioni Parlamentari


L'art. 110 e successivi reg. Camera, 157 e succ reg. Senato disciplinano le mozioni parlamentari. 
La mozione parlamentare (generica) è uno strumento di indirizzo politico attraverso il quale la Camera o il Senato danno direttive al Governo sul comportamento da tenere o le misure da prendere per affrontare una determinata questione. 
È un atto politicamente rilevante ma che non comporta vincoli giuridici per il Governo che può assumersi la responsabilità politica di comportarsi diversamente dall'indirizzo indicato.

La mozione può essere presentata da un capogruppo o minimo di 10 deputati alla Camera, da un minimo di otto senatori al Senato. La discussione in aula avviene in maniera simile a quella di una legge. Il testo della mozione viene discusso, possono essere presentati e votati gli emendamenti al testo iniziale e poi si svolge una votazione finale.
La Costituzione italiana con l'articolo 94 prevede altre due forme di mozione particolari che concernono strettamente il rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo: la mozione di fiducia e quella di sfiducia.
  • La prima ricorre in occasione della formazione di un nuovo Governo (entro 10 giorni dalla formazione). 
  • Le mozioni di sfiducia nei confronti del Governo possono essere discusse e votate ogni volta che almeno un decimo dei componenti della singola camera (Camera o Senato) ne facciano richiesta.

Le mozioni hanno in comune 3 elementi: devono esser mozioni motivate, non è consentita la votazioni per parti separate né la presentazione di ordini del giorno, la votazione è nominale; questo favorisce il controllo dei gruppi parlamentari sui loro iscritti, dovendo votare in modo palese subiranno le conseguenze politiche che ogni gruppo riterrà opportuno adottare.

La mozione di fiducia non introduce ad un dibattito poiché si vota dopo che il Governo illustra le sue intenzioni, la mozione di sfiducia a differenza di quella di fiducia non può esser discussa prima di 3 giorni dalla sua presentazione (ovvero per garantire uno strumento di garanzia del governo).

Nella prassi è presente anche la sfiducia individuale ad un singolo ministro, si applicano le regole che di norma si applicano alla sfiducia a tutto il governo.
Si è molto discusso sulla leicità di tale mozione, che ha trovato legittimità in due pareri della Giunta per il regolamento del Senato (1984 e 1995), in una disposizione (di dubbia interpretazione) nell’art 115 della reg. Camera, ma soprattutto da una sentenza della Corte Costituzionale n.7/1996 che ha aggiunto che qualora un ministro sfiduciato si rifiuti di dimettersi spetta al Presidente della Repubblica revocarlo e rimuoverlo (vedi Caso Mancuso).

Il regolamento della Camera codificando una prassi costante ha esteso l’applicabilità dell’istituto della fiducia, attribuendo al Governo il potere di applicare la fiducia su leggi o su emendamenti. In un certo senso è il contraltare alla norma contenuta nel penultimo comma dell’articolo 94, secondo cui il voto contrario di una o di entrambe le camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni: se invece, il Governo ha posto la questione di fiducia, la reiezione della proposta lo obbliga a dimettersi.
Comunque la questione di fiducia è uno strumento con cui il Governo ricompatta la maggioranza parlamentare.
Tuttavia i regolamenti parlamentari escludono la posizione della questione di fiducia da parte del Governo su una serie di argomenti: Al Senato sulle proposte di modifica regolamentare e su tutto ciò che attiene al funzionamento interno della camera, alla Camera anche su proposte d’inchiesta parlamentare, su interpretazioni del regolamento e su richiami allo stesso, su nomine, verifiche dei poteri, fatti personali, sanzioni disciplinari e autorizzazioni a procedere.



Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Cicconetti, S., 2010. Diritto Parlamentare. 2nd ed. Torino: Giappichelli Editore.