Diritto Parlamentare: Autonomia Contabile e Autodichia

Autonomia Contabile e Autodichia


La Sent. 129/1981 escluse la possibilità che la Corte dei Conti potesse sottoporre a giudizio i tesorieri di Camera e Senato, ribadendo quanto già espresso nella sent. 143/1968 ossia che la Corte dei Conti non poteva controllare l’attività del Presidente del Consiglio, Parlamento e della Corte Costituzionale poiché vertici dell’ordinamento costituzionale.

Con la Sent 379/1996, sentenza relativa ai pianisti, accusati dal tribunale di roma di sostituzione di persona, le camere sollevarono il conflitto di attribuzione, la Corte usò l’art. 68 cost. e fece una ricognizione sull’intero ruolo riconosciuto alle camere.
Ci furono due tendenze:
  1. L’art. 68 Cost. va letto in modo restrittivo poiché violerebbe l’art. 3 Cost.
  2. Bisogna garantire l’autonomia dei parlamentari per garantire l’autonomia della Camera stessa.
Sposta quindi l’attenzione sugli artt. 64-72-68 e stabilisce che l’organizzazione delle Camere spetta ai regolamenti, che non ci può essere interferenza di altre giurisdizioni (fuori dalla sfera di garanzia) e la sanzione spetta alle Camere (Fini ha contrastato tale fenomento introducendo le minuzie).


Con il termine "autodichia" o "giustizia domestica" ci si riferisce alla particolare situazione nella quale versano i dipendenti di alcuni organi costituzionali (Senato, Camera dei deputati, Corte costituzionale e adesso anche la Presidenza della Repubblica) i quali, contro i provvedimenti adottati dalle rispettive amministrazioni relativi al loro trattamento economico o al loro stato giuridico, possono ricorrere soltanto di fronte ad organi interni alle suddette amministrazioni, con esclusione della possibilità di successivi ricorsi di fronte a giudici esterni.

Sempre per quanto riguarda l’autodichia (art 12 reg. Camera) è importante prende di riferimento il caso Savino e Altri contro Italia (dipendenti Senato che si vedono negato contributo finanziario e altri che non vengono ammessi alle selezioni orali).
Vincono il primo grado davanti alla COMMISSIONE GIURISDIZIONALE PER IL PERSONALE, perdono il secondo livello dinanzi alla SEZIONE GIURISDIZIONALE, ricorrono alla CASSAZIONE che non può intervenire e, visto che ormai la tutela dei diritti è divenuta multilivello, ricorrono alla Corte di Strasburgo per una violazione art 6 del Cedu (tribunale precostituito per legge). 

Le motivazioni dei ricorrenti si basavano su 3 livelli:
  1. Non è tribunale precostituito per legge (legge formale). La Corte dispone che è un tribunale precostituito per legge in senso materiale (combinato disposto di norme accessibili, art. 12 e regolamenti minori)
  2. Non c’è terzietà, poiché non è indipendente e imparziale la corte invece dice che è terzo e imparziale 
  3. La non conoscibilità delle norme. 
Tuttavia la Corte condanna l’Italia alla corrispensione di 10.000 euro a soggetto come rimborso spese poiché l’organo giudicante in primo grado è formato da soggetti estratti a sorte mentre l’organo giudicante in secondo grado è formato dallo stesso ufficio di presidenza.
Ciò comporta delle problematiche visto che, paradossalmente, il medesimo organo corrisponde le sanzioni e giudica i ricordi.
Ciò portò le Camere a cambiare la composizione dell’organo. 

Tuttavia la Corte ritenne di non poter obbligare il Parlamento italiano a farlo perché ne avrebbe intaccato l’indipendenza.



Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Cicconetti, S., 2010. Diritto Parlamentare. 2nd ed. Torino: Giappichelli Editore.