Storia del Diritto Medievale e Moderno: Il Giusnaturalismo moderno

Il Giunaturalismo moderno


Vi è una nuova visione del diritto naturale che nel XVII presenta nuovi tratti, pur riallacciandosi a correnti di pensiero affermatesi alla fine del Medioevo e alla Scolastica del 500.
Nasce il giusnaturalismo, ovvero quella corrente di pensiero per cui esiste un ordine giuridico innato nella natura, diverso da quello prodotto dall'uomo, che dovrebbe invece conformarsi al primo, superiore ovviamente al secondo.

Si distingue tra giusnaturalismo medievale e moderno: quello medievale vede il diritto naturale come un dato immanente nella realtà delle cose, considerando la realtà come prodotto della creazione di Dio; il secondo invece, vede il diritto come parte integrante dell'essenza dell'uomo, a prescindere da chi l'abbia creato.
Nel primo il diritto è un dato oggettivo di derivazione divina, rispetto a cui l'uomo ha un atteggiamento passivo, ovvero riceve le regole del proprio comportamento; nella visione del giusnaturalismo moderno invece il diritto naturale sarebbe consistito in diritti innati nell'uomo e legittimati in quanto tali.
Nel medioevo il diritto naturale veniva letto secondo il pensiero agostiniano, per cui era identificato col diritto 
divino, conforme all'ordine impresso alla natura da Dio e questo pensiero si ritrova nei giuristi medievali e nel loro atteggiamento verso lo jus commune romano canonico considerato al diritto divino, con cui le consuetudini non potevano contrastare, altrimenti avrebbero contrastato l'ordine naturale e il principe sarebbe dovuto intervenire. 

Questa impostazione del diritto naturale venne approfondita da San Tommaso, che teorizzò la gerarchia delle fonti giuridiche per cui al primo posto ci fosse la lex divina rivelata dalle Sacre Scritture, eterna, a seguire la legge di natura, infine la legge positiva.
La seconda era espressione della prima,come fusione tra intellectus e voluntas, ovvero tra legge giusta oggettiva, conforme a ragione e la volontà, tra intelletto di Dio e la volontà di Dio,credendo San Tommaso che l'intelletto di Dio combaciasse con la sua volontà.
La legge positiva è legittimata dalla legge di natura e si articola in legge positiva di ciascuna comunità e jus gentium. 

Sostanzialmente per S.Tommaso la legge di natura era un prodotto della legge di Dio, in questo quadro gli individui più che titolari di diritti naturali, erano titolari di obblighi ovvero nel senso che essi, strettamente vincolati alla legge oggettiva, dovevano ad adeguarsi alla morale e all'ordine stabiliti da Dio.
Accanto a questo filone c'è anche un altro indirizzo di pensiero: quello di Duns Scoto e di d'Ockham in cui l'individualità degli uomini assume un maggiore rilievo, poichè avendoli Dio creati a sua immagine e somiglianza, non possono che avere già impressi gli ideali di libertà, giustizia, volontà.


La storiografia attualmente ritiene che un contributo decisivo all'elaborazione del moderno concetto di diritto naturale, provenga dal pensiero filosofico della Seconda Scolastica del XVI che si diffuse molto nella spagnola università di Salamanca.
I pensatori di tale dottrina filosofica si opponevano alla separazione politica-morale di Machiavelli e Lutero con una visione del diritto e della società piuttosto legata all'ortodossia cattolica, difendendo il ministero della Chiesa e della sua funzione di salvezza uomo-contro Lutero, e sostenendo la capacità naturale degli individui di comprendere il pensiero e la volontà di Dio, condividendo la tripartizione delle fonti di S.Tommaso, obiettando però che l'uomo per come fosse stato plasmato, era in grado di comprendere da sè il diritto naturale.
Infatti Dio non solo aveva creato l'ordine delle cose,ma anche dotato gli uomini della capacità di comprendere (ratio naturalis) tale ordine per di operare conformemente alla legge morale: lì dove questa facultas coincideva con lo jus,di cui gli uomini erano stati dotati naturalmente.
Ma, a differenza di S.Tommaso, gli Scolastici includevano anche lo Jus gentium nella legge di natura e sostenevano che la legge positiva dovesse modellarsi su quella di natura, tramite la capacità di comprendere l'ordine delle cose di cui Dio aveva dotato gli uomini (ratio naturalis).
E questo comporta la concretizzazione dell'ordine divino da parte degli uomini nelle leggi positive, ma anche dar vita alla società politica, nata per soddisfare le esigenze stesse degli uomini, creata da loro.
Quindi gli Scolastici sono i primi a teorizzare un passaggio da una stato presociale ad uno stato sociale,prodotto dal consenso degli uomini.
Lo stesso consenso posto alla base della disciplina dei rapporti intersoggettivi e quindi delle diverse forme contrattuali dello jus commune romano canonico - dato l'incontro di volontà che perfezionava il contratto - ed è per questo punto di vista che gli Scolastici diedero un'importante contributo all'elaborazione della categoria generale del contratto, contro la dottrina tradizionale che si era soffermata solo alla tassatività dei nomina contractum del diritto romano.


La Seconda Scolastica si diffuse in tutti i domini spagnoli in Europa, tra cui i Paesi Bassi, da cui proveniva Ugo Grozio, che venne notevolmente influenzato dal pensiero nato nella università di Salamanca.
Si ricorda uno dei primi lavori del Grozio: De jure praedae commentarius, un opera dove si rinvengono molti aspetti dei pensatori di Salamanca sul decisivo ruolo della natura umana per comprendere l'ordine delle cose, di cui l'uomo era stato dotato dalla natura stessa, ma anche la gerarchia delle fonti che vedeva la volontà di Dio al vertice, facendo seguire quella comune dell'umanità, quella dell'individuo, quella dello Stato e quella comune degli Stati: ognuna di queste fonti produceva un ordine di norme.
Grozio nelle opere seguenti arrivò alla definizione del “diritto” secondo 3 diversi significati del termine Jus:

  • -  quod justum est,ovvero diritto è tutto ciò che è giusto,non contrario a natura,
  • -  è una qualità morale che spetta ad ogni individuo e si concretizza nel potere di fare,nella facultas,
  • -  infine è sia diritto naturale oggettivo che volontario positivo.
  • Importante il fatto che il Grozio mettesse in evidenta non l'origine divina del contenuto del diritto,ma i contenuti etici dello stesso.

Tra l'altro il Grozio indicò nella lesione di uno dei diritti naturali dell'uomo, la giusta causa della guerra.
E per lui i diritti naturali dell'uomo erano la legittima difesa,la titolarità dei diritti reali, l'adempimento di doveri nati da un delitto, l'esecuzione di obblighi scaturiti da un contratto.
E li approfondì uno per uno.
Grozio non rompeva con la tradizione,ma la rielaborava in chiave originale, ovvero concentrandosi sul diritto oggettivo e 
sui suoi contenuti, sostenendo che i diritti innati nell'uomo fossero elementi primari del diritto naturale, che componevano la natura umana a prescindere dal creatore dell'uomo, sarebbero esistiti comunque e ad essi doveva conformarsi il diritto positivo.
Con Grozio il centro dell'analisi diventa l'uomo e la sua essenza, mettendo da parte l'elemento teologico.

Su questa linea procede anche l’inglese Thomas Hobbes, nell'Inghilterra del XVII sec, che colloca al primo posto i diritti naturali soggettivi e al secondo la legge di natura, perchè, come diceva Grozio, i diritti naturali soggettivi si riassumono nel diritto all'autoconservazione e, di conseguenza, nella libertà di fare tutto ciò che appaia funzionale a tale fine.
La natura ha dotato l'uomo sia del diritto di conseguire l'utile individuale, quanto della ragione che orienta a questo fine i suoi comportamenti. Per cui è un diritto naturale di ogni individuo agire per la propria autoconservazione,attraverso i suoi comportamenti, essendo orientato dalla ragione.

Accanto al diritto natural dell’individuo Hobbes pone poi la legge di natura, che è volta a tutelare la conservazione della vita dell’uomo, ovvero il suo supremo bene.
La quale detta una serie di regole per evitare la lotta tra gli individui, accessibili alla ragione umana.
Ma tali regole sono efficaci, perchè nello stato di natura-presociale gli uomini non comprendono appieno la loro libertà naturale e vivono in condizione di guerra: solo il passaggio allo stato sociale può offrire mezzi efficaci per tutelare il diritto naturale alla sopravvivenza.


Altro importante continuatore del Grozio fu il Pufendorf, che formulò una complessa teoria del diritto naturale fondata sul metodo induttivo-matematico diffuso nell'Europa del '600 e che muoveva dall'oggetto primario della sua ricerca ovvero l'uomo e i diritti immanenti nella sua natura, conoscibili tramite osservazione, comprensibili tramite l'uso della ragione.
Anche Pufendorf ritiene che l'umanità abbia conosciuto uno stato presociale, di natura, dove l'uomo godeva dei diritti della vita, libertà, uguaglianza, innati nel suo essere, limitati dal rispetto degli stessi diritti nei suoi simili, il rispetto degli altri insomma, in assoluta indipendenza.
Sia Hobbes che Pufendorf quindi ritenevano che la libertà fosse un diritto innato dell'uomo, datogli in natura e, che affinchè ci fosse una maggiore difesa del diritto alla conservazione della vita fosse necessario il passaggio da uno stato in natura ad uno sociale.


Anche per Locke la libertà caratterizza la natura dell'uomo,collegandola al diritto di proprietà con cui si assicura il concreto godimento della libertà.
La differenza nel pensiero di Locke è che i diritti naturali della libertà-proprietà-conservazione vita siano difesi anche nello stato di natura, presociale, in cui gli uomini non vivono in una condizione di lotta, ma in una condizione regolata da norme, scarsamente efficaci, che portano l'uomo ad abbandonare lo stato di natura per creare uno stato sociale.


Il calvinista Althusius invece, ha un pensiero fortemente plasmato dalla fede religiosa, incentrata sulla sovranità assoluta di Dio da cui deriva l'idea di natura e del diritto naturale come creazione eterna ed invariabile di Dio e che gli uomini siano predestinati ad essere titolari di diritti naturali differenti.
A suo parere la società è una comunità politica e religiosa che deve accogliere la diseguaglianza voluta da Dio, ma anche assicurare la tutela ai diritti di tutti i consociati, in tutte le forme della società che vanno dalla famiglia alla comunità politica maggiore.

Il pensiero di Althusius rifletteva la stratificazione in Lander dell'ordinamento germanico, come conforme all'ordine naturale voluto da Dio,oltre che fondato sulla tradizione.

Per Spinoza il diritto naturale consisteva nei diritti insiti nella natura dell'uomo, natura che è espressione della potenza di Dio: diritti naturali che si esprimono nell'autoconservazione e nella tensione alla realizzazione delle proprie potenzialità.


Leibniz invece vede il diritto naturale come ordine naturale delle cose; i diritti naturali sono immanenti nell'uomo dal momento della creazione.

Da questi pensieri, evinciamo che il giusnaturalismo moderno presenta dei caratteri di continuità con la tradizione, ma anche nuovi aspetti come il mettere al centro dell'analisi l'elemento soggettivo dell'uomo e la sua capacità di comprendere il potere di agire nella vita concreta.


Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Caravale, M., 2012. Storia del diritto nell'Europa moderna e contemporanea. 5th ed. Roma: Laterza.