Storia del diritto Medievale e Moderno: La nascita dello studio del diritto, la Scuola dei Glossatori e dei Commentatori

La nascita dello studio del diritto


La ripresa del commercio nelle regioni Italia centro-nord XI sec, comportò l'esigenza di assicurare la certezza dei negozi giuridici, data la crescente circolazione delle carte negoziali e dei formulari notarili. Come necessaria era la definizione giuridica certa dei vari tipi di potestà spettante al titolare di un bene, per evitare che i signori più potenti potessero inglobare nei loro domini le terre di signori più piccoli, data la differenziazione della signoria venutasi a creare nel corso dei secoli precedenti.

In questo contesto si colloca la rinascita degli studi giuridici incentrata sulla ricostruzione dei testi giustinianei, a Bologna,nel XII sec: Irnerio, con i suoi allievi, inizià questa interpretazione scientifica sui testi della compilazione giustinianea -composta dalle Institutiones, per i giovani avviati agli studi giuridici, Codex raccolta di leges da Adriano a Giustiniano, Digestum raccolta iura del tardo impero, dottrina dei grandi giuristi classici, Novellae Constitutiones leges post Codex di Giustiniano.
Tra questi libri soprattutto il Digestum sembrava essere sconosciuto, a parte che in Italia.
Irnerio riuscì a ricostrutire il testo integrale dell'opera giustinianea in un'opera di 5 volumi chiamata libri legum o legales.


Tali testi furono oggetto della loro esclusiva interpretazione tramite la forma letteraria della glossa, ovvero la spiegazione di un passo o di un termine, a margine del testo, richiamando anche le norme inerenti. Ecco perchè la sua scuola sarà ricordata come dei glossatori.
Il Digesto scomparso nel medioevo perchè testo difficile e perchè la fonte primaria era la consuetudine, che disciplinava casi concreti, indicando la regola da seguire e la pena per la trasgressione, per cui rendeva inutile l'uso del Digesto. Irnerio ricostruisce l'opera di Giustiniano proprio cominciando dal digesto, per ricostruire le tecniche interpretative della giurisprudenza romana classica, essendoci bisogno di questa certezza e stabilità definizione giuridica in questo periodo di ricrescita cittadina ed economica.
Trattasi della dottrina dei giuristi romani classici del I sec a.C., che aveva diviso i casi particolari in genera, da cui si poteva poi passare alla distinzione in species e questo semplice modo di impostare il diritto fu seguito anche nell'epoca successiva al principato, senza grandi innovazioni.
Solo Gaio, con le sue Institutiones, cercò di dare una più complessa sistemazione ad ogni partizione del diritto, ma non comprese tutto lo ius.


La giurisprudenza romana classica aveva questo metodo: superava la specificità del caso concreto, ricomprendendolo nelle ampie categorie di genere e di specie, in ogni categoria individuava i singoli casi, cercando di leggerli con definizioni generali.
Per cui la disciplina del caso singolo era affidata al normativa per categoria a cui esso apparteneva. Tutto ciò per lo scopo di fornire ai giudici la soluzione alla causa da loro esaminata.per cui per uno scopo pressochè processuale,non solo sostanziale.
Quello che fece la scuola di Irnerio fu ricostruire il Digesto per poter inquadrare la casistica nata dalla prassi medievale, entro gli schemi elaborati dalla dottrina romana, aggiungendo anche la interpretazione della stessa dottrina: una lettura della dottrina giurisprudenziale romana alla luce del contesto medievale in cui la prassi era nata. Tuttò ciò con l'obiettivo di far rivivere la antica funzione di fonte del diritto della giurisprudenza romana, ritenendo Irnerio e i suoi collaboratori la compilazione giustinianea come valida e vigente nel contesto attuale,poichè Giustiniano proprio nelle premesse delle sue opere, dichiarava di aver derivato il proprio incarico di dettare norme valide per tutti gli uomini da Dio.
Per cui lo stesso diritto giustinianeo, in questo senso divino, poteva prescindere dai singoli ordinamenti particolari nati nel Medioevo: la dottrina Irnerio sosteneva che quando non vi fossero usi locali per disciplinare un determinato caso pratico,allora si poteva ricorrere alle norme giustinianee, alla luce della interpretazione scuola glossatori.

Scuola glossatori si conclude con la stesura della magna glossa o ordinaria glossa, da parte di Accursio, che raccolse tutto il materiale delle glosse fino ad allora prodotto e lo elaborò in un apparato unico.


A seguire vi fu la scuola dei commentatori, iniziata da Cino da Pistoia, alla fine XIII che cercava attraverso un metodo logico-deduttivo di arrivare alla ratio della singola norma giustinianea.
La dottrina medievale ebbe da risolvere un problema dato dalla rigidità del diritto romano contro la molteplicità delle prassi sorte nel medioevo e che andavano incasellate nelle categorie della giurisprudenza romana,per poter creare un diritto certo e stabile.


Sia i glossatori che i commentatori, cercarono di individuare di ogni forma contrattuale romana gli elementi essenziali, i substantialia contractus, distinguendoli da quelli inerenti alla natura negozio, naturalia, e da quelli che non erano essenziali alla esistenza contratto, gli accidentalia.
Gli accordi sorti dalla consuetudine,potevano così essere inseriti in uno dei nomina dei contratti romani, se ne avessero avuto gli elementi essenziali, potendo così applicare la relativa normativa inerente al nomen, aggiungendo la interpretazione elaborata dalla dottrina medievale.

Rinascita della scienza giuridica legata alla categorizzazione della giurisprudenza classica, ma in stretto rapporto con la prassi attuale, tale da permettere il suo uso ed insegnamento, tant'è che gli studi italiani furono molto frequentati.

Anche nel diritto umano proprio della Chiesa, si sviluppò la stessa tendenza di interpretazione esegetica delle raccolte ecclesiastiche: nei secoli precendenti la Chiesa aveva raccolto in maniera confusa non ordinata i vati canoni più significativi, regole ufficiali della Chiesa.
Nel 1140 il monaco Graziano redasse l'opera Decretum in cui riunì tutti i canoni a contenuto giuridico, integrandoli con fonti civili, conciliando le antinomie dovute al tempo trascorso tra un canone e l'altro, proprio sull'esempio della scuola dei civilisti.
E questo metodo fu utilizzato anche per la raccolta dei provvedimenti pontifici di volontà legislative del papa-decretali pontificie.


Anche le raccolte di diritto canonico furono analizzate dai glossatori che in questo caso si distinsero in decretisti (interpreti del Decretum grazianeo) e i decretalisti (ovvero studiosi delle raccolte decretali), comunque distinti e separati dai civilisti.
Tale separazione scomparve poi nella scuola del commentatori.