Storia del Diritto Medievale e Moderno: Mos gallicus e Mos Italicus

La nuova età

Pluralità di ordinamenti, diritti, giurisdizioni del medioevo conosce una significativa evoluzione con la nuova situazione culturale e politica Europa ovest secoli XV-XVI.
Innanzitutto esplode la cultura umanistica, data all'incremento delle conoscenze del mondo antico grazie ai ritrovamenti delle opere di autori classici.

Gli studiosi del periodo riproposero ed esaltarono gli ideali in esse contenute, condannando l'oscurantismo dell'epoca medievale - tra periodo antico ed attuale - sentendo l'esigenza di recuperare il testo corretto degli scritti antichi,tenendo conto del periodo in cui fosse stato scritto.
Esaltarono gli ideali civili e politici delle opere classiche, con la consapevolezza però che il mondo classico fosse tramontato di cui il momento massimo si riconduceva al I sec. a.C e Cicerone, fino al II-III sec d.C. subendo una decadenza, risollevato poi dall'attualità dell'umanesimo, come periodo di rinascita, dopo il periodo dell'oscurantismo del Medioevo, che aveva seguito quello dell'oro classico appunto.


Umanesimo nasce in Italia e solo nella seconda metà XV si diffonde nelle altri regioni europee e trova la sua causa nella scoperta America, contatti con terre lontane per apertura vie commerciali oceaniche, ma anche dalla rottura dell’unità religiosa nel XIV,considerando che la cultura medievale aveva come presupposto l'ordine universale voluto da Dio. 
Tutto ciò viene accompagnato da profonde mutazioni isituzionali:
in Italia centro-nord si consolida l'autorità principe intorno al XV sec, anche come capo militare date le grandi guerre tra le potenzee europee che convolsero l'Italia.
Nel 1559 pace di Cateu-Cambresis chiude la guerra Spagna-Francia, afferma il dominio spagnolo in Italia, stazione economia italiana perchè i traffici commerciali si spostano da Mediterraneo alle nuove vie oceaniche, meno importante ruolo difensivo principe, prevalenza nella seconda metà XVI delle signorie fondiarie maggiori e marginalità dominio 
unitario principe. 
Il Dominio pontefice nelle terre Chiesa divenuto anche marginale.
In altre regioni europee invece il ruolo unitario principe si rafforza fine XVI, dove la sua autorità è sicuramente di garanzia di tutela e di comando militare nei riguardi degli ordinamenti particolari del regno, ma pur sempre affiancata ad essi.


Umanesimo giuridico e mos gallicus

Questo il contesto in cui nasce la cultura umanistica ha immediate conseguenze anche nella cultura giuridica con la nascita dell'umanesimo giuridico, caratterizzato per la corretta interpretazione letterale e ricostruzione filologica testi giustinianei, ma anche loro lettura storicistica.
Nel 1406 i Fiorentini conquistano Pisa, ritrovano un manoscritto testo completo delle Pandette - lettera fiorentina -, trasferito poi a Firenze e preso in esame dagli umanisti.

Questi confrontarono la lettera fiorentina (Pandette) con i manoscritti della tradizione bolognese e vi ritrovarono inasattezze ed errori, minando l'autorevolezza della scienza giuridica medievale, fondata su testi inaffidabili e sulla conoscenza della lingua antica Romana incerta e lacunosa, fraintendendo più volte l'opera giustinianea nella lettura di essa.

Per cui si sollecita una riforma studi, con Angelo Poliziano, progetto l'elaborazione delle Pandette sulla lettera fiorentina arricchendola dell'interpretazione secondo il nuovo indirizzo.
E proprio l'interpretazione dell'opera giustinianea è un importante aspetto del nuovo corso di studi, perchè è una interpretazione storica delle norme, riconoscendo il valore degli ideali classici, ma anche il loro tramonto, comportando ciò la crisi di quella visione medievale per cui il diritto classico giustinianeo fosse immediatamente vigente, perchè le epoche non sono continue tra loro, per cui la lettura di tal diritto andava rivista alla luce epoca attuale.
Il nuovo indirizzo interpretativo non fu accolto diffusamente, perchè il metodo tradizionale medievale era ancora molto usato e la scuola del commento continuò ad essere seguita nelle università e nei sommi tribunali dei principati.
Trovò invece terreno fertile in Francia dove già dalla seconda metà sec XV cominciarono a diffondersi gli studia humanitatis.

Importante fu l'influenza in Francia di Andrea Alciato un umanista italiano (diede inizio nel 1529 a Bourges ad una fiorente scuola).


Si delinearono allora due metodi di studio e di insegnamento differenti: quello tradizionale dominante in Italia - mos italicus iura docendi - e quello della nuova cultura umanistica consolidata in Francia mos gallicus iura docendi, scuola dei culti,perchè dei giuristi colti.
Centro principale fu l'università di Burges per l’indirizzo di studi umanistico.
Tali giuristi umanistici si impegnarono a cercare il testo originale delle opere dei giuristi romani raccolte dai compilatori giustinianei e soprattutto ritrovare il testo corretto delle Institutiones di Gaio, ovvero un giurista età classica che aveva ordinato sistematicamente il diritto; ma anche a ricostruire filologicamente correttamente i testi giuridici originari e ricercare il loro esatto significato in rapporto al momento culturale, politico,sociale, in cui erano stati elaborati, utilizzando fonti anche non giuridiche.
I giuristi umanistici si rifacevano all'ideale ciceroniano di ridurre il diritto all'arte, alla scienza, attraverso un sistema unitario e coerente di norme, ecco perchè abbandonarono il metodo della dottrina medievale, frammentario e pluralistico come le Pandette stesse, per presentare la materia giuridica in modo semplice e chiaro, individuando i principi generali e facendo derivare in via logico-deduttiva da essi le categorie teoriche in cui inquadrare le singole disposizioni. 

Ecco perchè analizzarono soprattutto le Institutiones giustinianee, sul modello di quelle di Gaio, perchè in esse trovavano una sistemazione ordinata di molte disposizioni delle Pandette.


il mos italicus

La scienza giuridica italiana rimaneva fedele all'indirizzo della dottrina medievale, nel senso che si conservava l'utilità dell'inquadrare i tanti casi della vita giuridica pratica in categorie astratte, medio basse che consentivano per una lettura più semplice ed unitaria diritto.
Categorie estratte derivanti dalla lettura interpretativa delle opere giustinianee, nella convinzione che il diritto giustinianeo fosse il diritto per eccellenza, immediatamente vigente nella realtà attuale, assieme all'interpretazione delle generazioni di giuristi che si susseguivano.

Tutto ciò durò per i secoli XV-XVI senza grosse novità.


Il mos italicus venne riconfermato anche dalla giurisprudenza dei grandi tribunali nei vari Stati Italiani sec XVI: essi seguivano il metodo tradizionale dell'inquadramento del caso pratico nella categoria teorica elaborata dalla dottrina, tenendo conto del diritto particolare e delle interpretazioni della dottrina stessa.
Perciò le corti riportavano le diverse interpretazioni proposte dai giuristi,scegliendo poi quella più opportuna, introducendo in alcuni casi loro stesse delle innovazioni nella lettura delle norme.
Le tali delibere entravano a far parte del patrimonio della dottrina e a loro volta citate da altri tribunali supremi.
A partire dal sec XVI le decisioni dei supremi tribunali vennero raccolte e commentate da numerosi giuristi - decisiones (raccolta più risalente è del 1499).
Questo genere letterario si affiancò all'altro della giurisprudenza consulente (c.d. consilia) affermato negli ultimi secoli medioevo e che si esprimeva in raccolte organiche che con l'introduzione della stampa poterono essere conosciute ovunque.
Decisiones e Consilia confermarono, peraltro, la stretta connessione tra interpretazione e vita reale che il mos italicus perseguiva, rafforzandone lo sforzo di leggere in modo razionale tutti i molteplici aspetti che i casi concreti presentavano.


Dato che il mos italicus non sembrava essere rimasto insensibile alle sollecitazioni che venivano dagli ambienti umanistici; nel secolo XVI anche un altro genere letterario adottato in precedenza dalla dottrina conobbe un'importante diffusione, ovvero quello dei trattati, monografie dedicate a singoli temi sul diritto che riproducevano ogni aspetto del tema preso in considerazione, dalla prassi alla lettura della dottrina e della giurisprudenza dei singoli tribunali.
Furono moltissimi in questo secolo i trattati prodotti (sul matrimonio, la dote, i diritti successor , il possesso...).
Al trattato fecero ricorso anche i giuristi che tra '500 e '600 vollero leggere in maniera ordinata lo jus mercatorum ovvero il diritto consuetudinario dei mercati, nato nel medioevo nei comuni italiani dalle concrete necessità delle attività commerciali, un diritto radicato nella prassi e quindi articolato in una vastissima pluralità di casi.
Il trattato era la forma più idonea a conciliare la pluralità casistica degli usi dei mercanti nei loro negozi giuridici con la lettura ordinata di essa.
Lo stesso trattato venne usato anche in materia penale,trascurata dalla dottrina medievale e che attirò l'attenzione dei giuristi del '500 anche per il nuovo impegno dei monarchi in materia.
Tre grandi giuristi si imposero nel XVI sec in tale ambito: CLARO, DECIANI, FARINACCIO, i loro trattati costituiscono il primo tentativo di offrire un organica sistemazione di una materia legata alla prassi, di pari passo si ebbe una lettura sensibilmente innovativa della dottrina delle poche norme giustinianee che la riguardavano.
Nello stesso secolo il diritto penale divenne insegnamento in alcune facoltà giuridiche come a Bologna e a Padova.


Il mos italicus influenzò anche la dottrina spagnola e portoghese.
I giuristi spagnoli si impegnarono ad interpretare il diritto locale alla luce delle categorie teoriche elaborate dalla dottrina dei commentatori sulla base testi giustinianei e canonistici, e volsero grande attenzione alla pratica giudiziaria. 



Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Caravale, M., 2012. Storia del diritto nell'Europa moderna e contemporanea. 5th ed. Roma: Laterza.