Diritto dell'Unione Europea: La Corte di Giustizia e il Tribunale

Le Istituzioni giudiziarie


L'art. 13 Tue annovera tra le istituzioni dell'Unione la Corte di giustizia dell'Unione europea, alla quale è affidato il compito di assicurare «il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei Trattati» (art. 19, par. 1, Tue). In realtà tale istituzione si articola al suo interno in vari organi: la Corte di giustizia, il Tribunale e i tribunali specializzati.
Il Tue e il Tfue si limitano generalmente ad attribuire determinate funzioni alla Corte di giustizia dell'Unione europea lasciando allo statuto di questa istituzione (che è enunciato nel Protocollo n. 3 allegato ai Trattati) il compito di ripartire le funzioni stesse tra gli organi che la compongono.

Lo statuto, ad eccezione di alcune sue disposizioni, può essere modificato, ai sensi dell'art. 281 Tfue, «su richiesta della Corte di giustizia e previa consultazione della Commissione o su proposta della Commissione e previa consultazione della Corte di giustizia».

Si è molto discusso del ruolo che la Corte ha avuto nello sviluppo della Comunità (e poi dell'Unione) e delle circostanze che lo hanno consentito. Una di queste è stata la difficoltà di funzionamento dei meccanismi decisionalinelle istituzioni politiche.
La Corte ha operato sinora essenzialmente nella direzione di promuovere una più forte integrazione fra gli Stati membri, svolgendo talora un ruolo di supplenza nei confronti delle istituzioni politiche.
Se una parte della giurisprudenza della Corte ha dato luogo a critiche in alcuni Stati membri, nel complesso essa è stata accolta favorevolmente si è comunque diffuso un timore per l'«attivismo» della Corte.
Questo atteggiamento di timore si manifesta tuttora nella quasi totale esclusione, disposta dall'art. 24, par. 1, Tue e dall'art. 275 TFUE, di competenze della Corte per quanto riguarda le «disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune» e «gli atti adottati in base a dette disposizioni». 

Con il Trattato di Lisbona, la competenza della Corte a pronunciarsi secondo le regole stabilite in via generale è stata estesa, in conseguenza dell'eliminazione della struttura in pilastri.
Inoltre, le regole generali si applicano ora anche rispetto alle disposizioni relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, riguardo alle quali, prima del Trattato di Lisbona, la Corte di giustizia disponeva di una competenza più ridotta; resta tuttavia un limite: «non è competente a esaminare la validità o la proporzionalità di operazioni condotte dalla polizia o da altri servizi incaricati dell'applicazione della legge di uno Stato membro o l'esercizio delle responsabilità incombenti agli Stati membri per il mantenimento dell'ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza interna» (art. 276 TFUE).

È difficile valutare quale ruolo potrà svolgere la Corte in avvenire. Certamente le modifiche apportate dal Trattato di Lisbona comportano l'esigenza di un chiarimento interpretativo di varie disposizioni.
In tale attività interpretativa la Corte continua a fornire un importante contributo propulsivo all'integrazione europea.

La Corte ha sede a Lussemburgo.

Le regole sull'organizzazione della Corte di giustizia, del Tribunale e dei tribunali specializzati:


Il Tue prevede che la Corte di giustizia sia composta da un giudice per Stato membro e il Tribunale da «almeno» un giudice per Stato membro (art. 19, par. 2). Ciò comporta che, mentre il numero dei componenti della Corte è predefinito, quello dei giudici del Tribunale, che è attualmente fissato in 27 dall'art. 48 dello statuto della Corte di giustizia .
I giudici della Corte di giustizia e del Tribunale sono scelti (come prevede l'art. 19, par. 2, Tue) «tra personalità che offrano tutte le garanzie di indipendenza e che soddisfino le condizioni richieste dagli articoli 253 e 254» TFUE.
I giudici della Corte e del Tribunale nonché gli avvocati generali «sono nominati di comune accordo per sei anni dai governi degli Stati membri» (art. 253 Tfue); una tenue limitazione alla libertà di ciascuno Stato membro di designare il «proprio» giudice deriva dall’esigenza che sia consultato un comitato, composto da sette personalità scelte tra ex membri della Corte di giustizia e del Tribunale. (art. 255 Tfue).

Tale procedura tende essenzialmente a verificare che i componenti designati possiedano le competenze tecniche necessarie per lo svolgimento della loro funzione.La procedura di nomina prospetta la questione dell'indipendenza dei giudici, tanto più che il loro mandato è rinnovabile e in effetti è spesso rinnovato.
L'art. 2 dello statuto della Corte gli impone del resto di «prestare giuramento di esercitare tali funzioni in piena imparzialità e secondo coscienza».
Ciascun giudice sarà inevitabilmente sensibile agli interessi dello Stato di appartenenza. 

Accanto ai giudici operano nella Corte di giustizia gli avvocati generali, i quali hanno «l'ufficio di presentare pubblicamente, con assoluta imparzialità e in piena indipendenza, conclusioni motivate sulle cause che, conformemente allo statuto», richiedono il loro «intervento» (art. 252 Tfue).
La funzione dell'avvocato generale è di illustrare alla Corte i contenuti possibili della decisione e le relative implicazioni, indicando quale sia a suo avviso la soluzione preferibile. Gli avvocati generali sono attualmente otto, ma il Consiglio, su richiesta della Corte, può all'unanimità aumentarne il numero (art. 252 TFUE).
Anche per gli avvocati generali esiste una tensione fra l'esigenza di operare in modo indipendente rispetto allo Stato di appartenenza e la sensibilità agli interessi del medesimo.Presso il Tribunale non vi sono, invece, avvocati generali.
I giudici designano nel loro ambito il presidente della Corte (o, rispettivamente, del Tribunale), il cui mandato è triennale e rinnovabile (per la Corte: art. 253 TFUE; per il Tribunale: art. 254 Tfue) .

La Corte di giustizia normalmente opera in sezioni (art. 251 - Tfue), composte di tre o cinque giudici (art. 16 dello statuto). Attualmente sono costituite otto sezioni, per le quali non è prevista alcuna specializzazione.
L'attività della Corte è disciplinata, oltre che dalle disposizioni dei Trattati e dallo statuto, anche dal regolamento di procedura, che è adottato dalla stessa Corte, ma è sottoposto all’approvazione fai Consiglio che delibera a maggioranza qualificata (art. 253 Tfue).
Anche il Tribunale si riunisce in sezioni (art. 50 dello statuto) e ha un proprio regolamento di procedura, che è stabilito dallo stesso Tribunale «di concerto con la Corte di giustizia» ed è quindi «sottoposto all’approvazione ad Consiglio» (art. 254 Tfue).


Il Tribunale non era previsto in origine dal Trattato CE, esso è stato istituito nel 1989 con la decisione del Consiglio 88/951 , al fine di alleviare il carico giudiziario della Corte, che si era fatto nel tempo assai gravoso. Al Tribunale, che, prima del Trattato di Lisbona, assumeva il nome di «Tribunale di primo grado», sono state gradualmente assegnate competenze sempre più ampie. In linea generale, sono di competenza del Tribunale i ricorsi proposti dalle persone fisiche e giuridiche.
Più precisamente, il Tribunale è competente a conoscere, ai sensi dell'art. 256 Tfue, di tutti i ricorsi di annullamento, per carenza e per risarcimento del danno, fatti salvi i casi in cui tali ricorsi sono riservati alla Corte di giustizia (dall'art. 51 dello statuto) oppure a un tribunale specializzato.


Sono di competenza della Corte i ricorsi proposti da uno Stato membro contro un atto ovvero un'astensione dal pronunciarsi del Parlamento europeo, del Consiglio e di tali due istituzioni quando operano congiuntamente, nonché contro un atto o un'astensione della Commissione relativi alla partecipazione di uno Stato membro a una cooperazione rafforzata già avviata
.

Sono altresì di competenza della Corte i ricorsi di legittimità e in carenza proposti da un'istituzione dell'Unione contro un atto o un'astensione da parte delle istituzioni.
L'art. 256, par. 3, Tfue prevede che possa essere affidata al Tribunale la competenza a esaminare questioni pregiudiziali sollevate da giudici nazionali, benché soltanto «in materie specifiche determinate dallo statuto»; lo statuto non ha sinora provveduto in tal senso.


Nel sistema giudiziario dell'Unione la possibilità di impugnare le sentenze del Tribunale è riconosciuta, a certe condizioni, oltre che alle istituzioni dell'Unione e agli Stati membri, anche alle parti del giudizio.
Le decisioni del Tribunale sono soggette all’«impugnazione dinanzi alla Corte di giustizia per i soli motivi di diritto e alle condizioni ed entro i limiti previsti dallo statuto» (art. 256, par. 1, Tfue). Lo statuto consente l'impugnazione, entro il termine di due mesi dalla notifica della decisione del Tribunale.
L'impugnazione è ammessa se è «fondata su motivi relativi all'incompetenza del Tribunale, a vizi della procedura dinanzi al Tribunale recanti pregiudizio agli interessi della parte ricorrente, nonché alla violazione del diritto dell'Unione da parte del Tribunale» (art. 58). L'alleggerimento del carico di lavoro della Corte che deriva dall'istituzione del Tribunale dipende in buona parte dal modo in cui la stessa Corte procede all'esame delle impugnazioni, in particolare dal concetto di «questione di diritto» che utilizza e dal controllo che intende esercitare circa l'adeguatezza della motivazione.
In effetti la Corte si è indirizzata nel senso di annullare decisioni del Tribunale di primo grado la cui motivazione le è apparsa carente (ad esempio nella sent. 17 dicembre 1992, Moritz e. Commissione, causa C-68/91 P, in «Raccolta», 1992, p. 1-6849). Più recentemente la Corte ha manifestato per certi versi un orientamento più restrittivo; essa ha affermato che in via di principio la valutazione dei fatti non costituisce una questione di diritto (sent.
21 giugno 2001, Moccia e al., cause riunite C-280/99 P e altre, in «Raccolta», 2001, p. 1- 4717)' .
Inoltre, il ricorso non si può limitare a «ripetere i motivi e gli argomenti già presentati» al Tribunale, giacché un'impugnazione di tal genere costituirebbe «in realtà una domanda diretta ad ottenere un semplice riesame del ricorso presentato dinanzi al Tribunale» (sent. 7 gennaio 2004, Aalborg Portland e al. e. Commissione, cause riunite C-204/00 e altre, in «Raccolta», 2004, p. 1-123). Infine, non può essere sollevato dinanzi alla Corte, da una parte del giudizio di appello, un motivo che non era stato dedotto dinanzi al Tribunale.

In base all'art. 61 dello statuto, quando l'impugnazione è accolta la Corte annulla la decisione del Tribunale. La Corte può in tal caso statuire definitivamente nel merito «qualora lo stato degli atti lo consenta» oppure «rinviare la causa al Tribunale affinché sia decisa da quest'ultimo», ovviamente in conformità con la «decisione emessa dalla Corte sui punti di diritto».

L'art. 257 Tfue prevede che il Parlamento europeo e il Consiglio possano istituire, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, dei tribunali specializzati «incaricati di conoscere in primo grado di talune categorie di ricorsi proposti in materie specifiche»; la proposta di istituire un tribunale specializzato può provenire dalla Commissione o dalla Corte di giustizia. 

I membri dei tribunali specializzati sono scelti tra persone che offrano tutte le garanzie di indipendenza e «possiedano la capacità per esercizio di funzioni giurisdizionali». 
Sinora è stato istituito un solo tribunale specializzato, il Tribunale della funzione pubblica dell'Unione europea (regolato da un allegato allo statuto), composto da sette giudici.
Le decisioni dei tribunali specializzati possono essere oggetto di impugnazione dinanzi al Tribunale.