Diritto Canonico: Le stagioni del diritto canonico



Le stagioni del diritto canonico


L'esperienza giuridica canonistica suole essere divisa in quattro grandi periodi, in ragione delle caratteristiche salienti che essa ha assunto nel tempo.
Il primo periodo, detto anche periodo pregrazianeo, abbraccia sostanzialmente il primo millennio di vita della Chiesa; il secondo, denominato periodo classico, va dal XII al XVI secolo; il terzo, detto periodo moderno, abbraccia sostanzialmente i secoli XVII- XIX; il quarto, periodo contemporaneo, si estende sostanzialmente per tutto il secolo XX fino ai giorni nostri.
La notata accelerazione delle stagioni del diritto canonico pu
ò rispondere a molte ragioni. Fra esse è certamente anche quella della necessità per l'ordinamento giuridico della Chiesa di adeguarsi con rapidità alle sempre più accelerate evoluzioni della società; ma essa è al contempo espressione di società umane in sempre più rapida trasformazione, in cui pure la Chiesa vive e di cui pure i fedeli fanno parte.


Nei primi tre secoli del millennio, cio
è dalle origini della Chiesa fino all'Editto di Costantino (313), con cui cessarono le persecuzioni contro i cristiani ed il cristianesimo divenne religio licita nell'impero romano, le basi fondamentali dei diritto canonico sono costituite dal diritto divino così come ricavabile dalla Sacra Scrittura, in particolare dai Vangeli (di Matteo, Marco, Luca e Giovanni) e dagli altri scritti neotestamentari. Comincia a costituirsi anche un'altra importantissima fonte di conoscenza del diritto divino, che è data dalla Tradizione, cioè dagli insegnamenti degli Apostoli e dei loro successori, che porta ad un continuo approfondimento dei contenuti della fede cristiana e dei suoi principi morali.
Dai documenti che sono pervenuti sino a noi si pu
ò ricavare che il diritto delle prime comunità cristiane era essenziale, poco normato.
Ma
è anche possibile notare come le diverse comunità cristiane sparse in Medio Oriente cominciano prestissimo ad avere proprie tradizioni liturgiche e propri stili di vita, pure nella professione della medesima fede.Con l'espansione del cristianesimo in Occidente e, quindi, con un sempre maggiore contatto col mondo romano, il diritto canonico delle origini cominciò anche ad acquisire elementi giuridici tratti dalla grande esperienza romanistica.

Le prime opere dalle quali è possibile ricostruire la disciplina nella comunità ecclesiale dell'età apostolica sono, per l'Oriente, la Didaché o Doctrina duodecim apostolorum, scritta nel corso del II secolo, e per l'Occidente la Traditio Apostolica di s. Ippolito, scritta in greco a Roma attorno al 218. Da ricordare anche la Didascalia, opera composta nella seconda metà del III secolo in Oriente.
Più tardi, a partire soprattutto dall'editto di Teodosio o di Costantinopoli (380), con il quale la religione cristiana diventa religione ufficiale dell'impero romano, si nota l'attivarsi di una importante esperienza conciliare chiamata a far fronte alle nuove esigenze di una comunità cristiana progressivamente crescente dal punto di vista numerico e territoriale.
I Concili sono riunioni di Vescovi di una determinata regione o addirittura di tutti i vescovi (Concili ecumenici), chiamati a risolvere questioni dottrinali e disciplinari.
È nei Concili che si dipartono dal IV secolo che si fissa il " credo "; cioè la formulazione esatta del dogma cristiano ripetuto fino ai nostri giorni, ad esempio nelle celebrazioni eucaristiche. Ma in quei Concili si fissano anche regole giuridiche (canoni) destinate a regolare, insieme al diritto divino, la vita di una comunità cristiana sempre più grande.
L’opera chiamata Codex canonum o Corpus canonum, e pi
ù tardi in epoca carolingia (VIII sec.) Collectio Dionisio-Hadriana, è particolarmente importante perché raccoglie, insieme alle decisioni conciliari, le lettere decretali dei pontefici romani. Questo dimostra la sussistenza del primato non solo di onore ma anche di giurisdizione del Papa su tutta la Chiesa, che avviene attraverso provvedimenti pontifici (le decretales) di carattere amministrativo o anche normativo.
Frattanto alla fine del VII secolo, con il Concilio Trullano (692) verr
à ad attivarsi il processo di separazione e di distinzione tra Chiesa di Oriente e Chiesa di Occidente.
Lo sviluppo del diritto canonico in Occidente conosce, negli ultimi secoli del millennio, esperienze interessanti come quella dei Canones poenitentiales apostolorum, tale esperienza costituisce un momento importante per la formazione del diritto penale moderno, sia canonico che laico, introducendo sistemi classificatori dei peccati e dei crimini, a seconda della gravit
à, con conseguente 

graduazione delle pene.

Il periodo classico del diritto canonico inizia attorno alla metà del XII sec, in particolare con il fondamentale apporto dato sia alla scienza sia alla pratica del diritto dal Decretum di Graziano (1140 circa), monaco camaldolese professore all'Università di Bologna. Graziano raccolse una molteplicità di fonti canoniche, spesso in contrasto fra di loro, delle quali tentò di volta in volta di offrire una interpretazione coerente e tale da superare le contraddizioni fra testi. L'opera, per tale ragione denominata anche Concordia discordantium canonum, pur essendo una compilazione privata e destinata allo studio, ebbe un enorme successo al punto di divenire poi, insieme alle raccolte ufficiali delle decretali pontificie, parte del Corpus luris Canonici, cioè della grande compilazione di testi normativi che assurse a fonte ufficiale del diritto della Chiesa fino alla codificazione canonica del 1917.
Oltre al Decretum
, il Corpus luris Canonici venne formato: dalle Decretales Gregorn IX (1234), chiamate anche Liber Extra (5 libri), che sono una raccolta di decretali pontificie in cinque libri curata da s. Raimondo di Penyafort; dal Liber Sextus (5 libri) di Bonifacio VIII (1298); dalle Clementinaedecretali di Clemente V promulgate da GiovanniXXII(1317); nonché da due compilazioni di origine privata, e cioè le Extravagantes loannis XXII e le Extravagantes communes, contenenti la prima costituzioni di Giovanni XXII e la seconda decretali di pontefici diversi.
Queste collezioni furono oggetto di glosse, cio
è annotazioni a margine, e di commenti da parte della dottrina giuridica.
Nota saliente di questo periodo
è l'affermarsi progressivo di un ruolo fondamentale del diritto di origine pontificia, vigente per tutta la Chiesa, con il parallelo restringersi del diritto particolare: dei Vescovi diocesani, dei smodi e dei concili provinciali. Si afferma man mano quella categoria delle cosiddette causae maiores, cioè questioni di maggior momento, che vengono riservate alla competenza esclusiva del Pontefice.
Periodo successivo
è quello marcato dalle riforme apportate dal Concilio di Trento (1545-1563).
Questo
è convocato per rispondere alla grave frattura, dottrinale e disciplinare, operata nella Chiesa di Occidente dal moto riformatore avviato da Martin Lutero (1517). Il
Concilio, che vuole appunto rispondere alla Riforma protestante con una Riforma cattolica, o Controriforma.
In particolare il Concilio tridentino emana una serie di decreti, cio
è provvedimenti con carattere normativo, che si aggiungono al Corpus Iuris Canonici e che sono destinati a riformare profondamente la vita della Chiesa.
Carattere saliente del periodo che va dal XVI al XVIII secolo
è quello della sempre maggiore attrazione della vita giuridica della Chiesa a livello romano.
Si riducono progressivamente le autonomie – soprattutto legislative e giurisdizionali, ma in parte anche amministrative – delle Chiese locali e, quindi, dei Vescovi che ne sono a capo, a favore della centralizzazione romana.


Alla politica ed alla legislazione ecclesiastica posta in essere dagli Stati per controllare la Chiesa, denominata giurisdizionalismo, i canonisti rispondono difendendo le libertà ecclesiastiche, la non soggezione della Chiesa al potere politico, anzi la sua indipendenza da esso in quanto, come lo Stato, società giuridicamente perfetta (societas iuridice perfecta). Si sviluppa così una nuova branca della scienza giuridica canonistica, denominata diritto pubblico ecclesiastico esterno (ius publicum ecclesiasticum externum), che partendo dal presupposto che Stato e Chiesa sono, ciascuna nel proprio ambito (temporale e spirituale), società giuridicamente perfette, giunge alla conclusione che sono una indipendente dall’altra e che i loro rapporti debbono essere regolati su basi di parità.
Da questa esperienza scaturisce, tra l'altro, il ricorso del legislatore canonico al moderno istituto della codificazione: codificazione gi
à auspicata nel corso del Concilio Vaticano I (1869-1870), voluta da Pio X (1903-1914) e promulgata nel 1917 da Benedetto XV (1914-1922).
Al riguardo giova sottolineare che l’avvento del codex
è l'effetto ed al tempo stesso il segno della fine della "solidarietà" tra diritto canonico e diritto degli Stati.
La fine dell’ancien regime con la connessa forma di Stato e l'avvento dello Stato liberale, separatista, laico (quando non addirittura laicista), aveva marginalizzato ed infine addirittura estromesso il diritto della Chiesa; aveva lasciato il diritto canonico "sbilanciato" verso l'esterno, non pi
ù sorretto dal braccio secolare. Paradossalmente questo processo negativo nei confronti del diritto canonico si era prodotto, negli ordinamenti di civil law, proprio col processo di codificazione.
La codificazione per la Chiesa significa, quindi, anche un ripensamento ed una riformulazione del diritto canonico partendo dal presupposto della non collaborazione del diritto secolare .
Il codex (del 1917, sostituito poi da quello del 1983) esprime, quindi, un diritto canonico tutto orientato all'interno della societ
à ecclesiale e tutto riposto, quanto ad effettività, nella propria forza interiore.
D'altra parte con gli occhi della storia si pu
ò dire che la codificazione canonica ha costituito il presupposto necessario perché, insieme alla politica concordataria che sarebbe stata sviluppata dai successori di papa Sarto (in particolare da Pio XI: 1922- 1939), il diritto canonico tornasse per altra via ed in altro modo ad essere vigente negli ordinamenti statali.


Dell'ultimo periodo del diritto canonico momento dominante è il Concilio Vaticano II (1962-1965), voluto da Giovanni XXIII (1958-1963) insieme alla revisione del codice di diritto canonico.
Del resto lo stesso Giovanni XXIII aveva parlato di "revisione" del codice piano- benedettino, non di nuova codificazione, anto che l'organismo appositamente costituito, il 28 marzo 1963, per procedere al rinnovamento del diritto canonico, fu denominato Pontificia Commissione per la revisione del codice di diritto canonico.
In effetti, una delle caratteristiche immediatamente rilevabili nel codice di diritto canonico promulgato il 25 gennaio 1983 da Giovanni Paolo II (1978-2005) con la costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges, ed in vigore dal 27 novembre dello stesso anno,
è quella di essere per molti aspetti profondamente diverso dal codice che per oltre un sessantennio aveva retto la comunità ecclesiale. Una diversità non solo formale, nella struttura della nuova codificazione, ma anche sostanziale, nei contenuti normativi che la integravano. In un certo senso il distacco tra nuove e vecchie norme appare più accentuato tra la codificazione del 1983 e quella del 1917.


Del resto lo stesso Giovanni Paolo II, nel corso della cerimonia ufficiale di presentazione del nuovo codice, il 3 febbraio 1983, osservava che i postulati conciliari, come le direttive pratiche tracciate al ministero della Chiesa, trovano nel nuovo codice esatti e puntuali riscontri, a volte persino verbali.
Lo sforzo d'armonizzazione del diritto canonico ai principi conciliari ha prodotto, tra l'altro, una notevole accentuazione delle distinzioni e delle particolarit
à del codice canonico rispetto alle moderne codificazioni civili.
L'armonizzazione del diritto canonico ai deliberati conciliari
è avvenuta seguendo alcune linee direttive individuate dalla Commissione per la revisione del codice di diritto canonico e sottoposte, per ordine di Paolo VI (1963-1978), allo studio del Sinodo dei Vescovi del 1967. Si tratta dei Principia quae Codicis luris Canonici recognitionem proponuntor; approvati dall'assemblea sinodale il 7 ottobre 1967.
L’ultimo dei Principia denotava l'esigenza di raccordare la struttura del nuovo codice ai suoi contenuti, con l'effetto che solo una volta individuati questi ultimi si sarebbe potuto procedere alla definitiva stesura della nuova disposizione sistematica del codice. A ben vedere il testo del nuovo codice promulgato nel 1983 manifesta una sostanziale e rigorosa fedelt
à a queste linee direttive. 



Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Dalla Torre, G., 2004. Lezioni di Diritto Canonico. 2nd ed. Torino: Giappichelli Editore.