Diritto Canonico: Le Pene nel Diritto Canonico

Le Pene nel Diritto Canonico

Le pene canoniche consistono nella privazione, irrogata ad un delinquente, di un bene spirituale o temporale, con riferimento a diritti e beni sussistenti nella Chiesa (dunque non nella società civile).
Le pene si distinguono in due tipi: pene medicinali o censure, e pene espiatorie (can. 1321, par. 1). 

Le prime sono le più gravi e, come dice la loro denominazione (medicinali), hanno lo scopo di favorire l’emenda del reo e di farlo recedere dalla sua condotta illecita. Le altre hanno piuttosto il mero scopo di punire il delinquente
Le pene si distinguono anche ferendae sententiae e latae sententiae: le prime sono quelle irrogate dopo la condanna da parte della competente autorità; le seconde - e si tratta di un caso tipicamente canonistico, sconosciuto ad altri ordinamenti - sono quelle in cui incorre il reo automaticamente, per il semplice fatto di avere commesso il delitto (can. 1314).

Scendendo nell'esame tipologico delle pene, le pene medicinali sono tre: la scomunica, l'interdetto e la sospensione.
La scomunica 
è la pena canonica più grave e comporta l'esclusione del delinquente dalla comunione ecclesiastica, con una serie di conseguenze.
L'interdetto produce gli stessi effetti della scomunica, ma solo limitatamente alla partecipazione al culto (can. 1332). 

La sospensione, infine, è una pena che può essere irrogata soltanto ai chierici e comporta il divieto totale o parziale di atti relativi alla potestà di ordine, o alla potesta di governo, ovvero ancora all'esercizio di diritti o di funzioni inerenti ad un ufficio ecclesiastico (cann. 1333-1334).
Più numerose le pene espiatorie, sia quelle che sono previste dal codice sia quelle che possono essere disposte da leggi generali o particolari.

Nell'ordinamento canonico sono poi contemplate misure penali diverse dalle pene propriamente dette, le quali hanno una finalità preventiva dell'attività criminosa, ovvero sostitutiva o aggiuntiva della pena.
Esse sono innanzitutto i rimedi penali (can. 1339); le penitenze (can. 1340).Questi atti non debbono essere confusi con le penitenze che il confessore impone, in foro interno, al fedele che si 
è accostato al sacramento della penitenza.



L'applicazione delle pene:

In quanto ispirato al principio secondo cui il ricorso alla coazione penale deve costituire l’ultima ratio per il bene spirituale del delinquente e l'interesse della intera comunit
à dei fedeli, il diritto canonico si caratterizza per una articolata disciplina della materia dell'applicazione delle pene (cann. 1341-1353), ispirata al principio di gradualità ed in generale ad una grande discrezionalità.
In particolare prima di ricorrere all'imposizione di una pena si tentano altre misure di carattere pastorale e, per quanto di sua competenza, il giudice pu
ò valutare le circostanze del delitto al fine di mitigare la pena, sospenderla, sostituirla con adeguate penitenze.

È ovvio che il delitto viene comunque sanzionato, nel caso in cui esso sia perseguito con pena latae sententiae, e ciò per la struttura stessa del tipo di sanzione.

Le fattispecie delittuose:

Il codice di diritto canonico classifica i delitti in sei categorie diverse, a seconda della natura dell'interesse che l'azione delittuosa lede o mette in pericolo.
Di un primo gruppo fanno parte i delitti contro la religione e l'unit
à della Chiesa (cann. 1364-1369), come l'eresia, l'apostasia, lo scisma, il sacrilegio contro le sacre specie, lo spergiuro, nonché alcune fattispecie di bestemmia, di oltraggio al pudore, di vilipendio della Chiesa.
Seguono i delitti contro le autorit
à ecclesiastiche e la libertà della Chiesa (cann. 1370-1377).
Vengono poi i delitti di usurpazione degli uffici ecclesiastici e nell'esercizio degli stessi (cann.1390-1391): la calunnia, la diffamazione, varie fattispecie di falsit
à nei documenti (falsificazione, alterazione, distruzione ecc.).
A questi seguono i delitti contro obblighi speciali (cann. 1392-1396): l'esercizio del commercio, in violazione del divieto fatto loro, da parte di ecclesiastici e religiosi. 

Infine i delitti contro la vita e la libertà umana (cann. 1397-1398): l'omicidio, il rapimento, le lesioni gravi, l'aborto.
Si deve notare che quelli indicati sono i delitti esplicitamente previsti ed organicamente ordinati nel libro del codice relativo alle sanzioni nella Chiesa (Libro VI). Peraltro ulteriori fattispecie delittuose sono contenute in altre parti del codice e, naturalmente, nella legislazione speciale e particolare.

La Congregazione per la Dottrina della Fede che, in base all'art. 52 della Costituzione apostolica sulla Curia Romana Pastor Bonus "giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all'occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio".
La Congregazione, dopo aver redatto, nel 1997, il Regolamento per l’esame delle dottrine, ha iniziato un attento studio dei canoni sui delitti contenuti in entrambi i codici di diritto canonico, al fine di individuare "i delitti pi
ù gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti”
L'esito dei lavori, sottoposto al Romano Pontefice, 
è stato da questi approvato e promulgato con la lettera apostolica data in forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, del 30 aprile 2001. 


Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Dalla Torre, G., 2004. Lezioni di Diritto Canonico. 2nd ed. Torino: Giappichelli Editore.