Diritto Canonico: Il Matrimonio come Sacramento

Il Matrimonio


Per il raggiungimento del suo fine, cioè la salvezza eterna di ogni uomo e di tutti gli uomini, la Chiesa si serve primariamente di mezzi che attengono a due diversi ordini: l'insegnamento e la santificazione.
Attraverso l'insegnamento vengono trasmesse le verità rivelate e i principi morali; esso costituisce un dovere e diritto proprio della Chiesa.
La funzione di insegnare della Chiesa, o munus docendi costituisce manifestazione di quella che tradizionalmente è detta la potestà di magistero o potestas magisterii.
Il munus docendi trova poi esplicitazione con mezzi diversi: innanzitutto la predicazione, la catechesi e l'azione missionaria; ma anche l'educazione cattolica nella famiglia, nelle scuole pubbliche e private attraverso l'insegnamento della religione cattolica, nelle scuole cattoliche, nelle universit
à cattoliche e nelle università ecclesiastiche.
Tutta questa materia trova una disciplina di carattere generale nel Libro III del codice di diritto canonico.
La funzione di santificazione, o munus sanctificandi, si riferisce viceversa a quella che tradizionalmente era detta potest
à d'ordine (potestas ordinis). Essa si esplicita attraverso l'amministrazione dei mezzi soprannaturali che Cristo ha affidato alla Chiesa perché gli uomini, ricevendoli possano essere aiutati nella via della salvezza. 

Tali mezzi sono dati innanzitutto dai sacramenti (battesimo, confermazione, eucarestia, penitenza, unzione degli infermi, ordine sacro, matrimonio), segni sensibili e Mezzi della grazia, attraverso i quali si rende culto a Dio e si opera la santificazione degli uomini.
Questa materia
è oggetto di disciplina generale nel codice di diritto canonico, e precisamente nel Libro IV.


Per quanto attiene in particolare al sacramento del matrimonio, si deve rilevare che esso
è stato sempre oggetto di speciale attenzione da parte del legislatore canonico e, conseguentemente, di ampio studio da parte della scienza canonistica. Il fatto non deve sorprendere, se si considera che il matrimonio, fra tutti i sacramenti, è l'unico preesistente all'istituzione di questi mezzi di grazia da parte di Cristo. Si tratta infatti di un istituto naturale.


Il matrimonio come istituto naturale:

Il matrimonio, come istituto comune a tutti gli uomini, in ogni tempo ed in ogni luogo, ha una struttura essenziale, non mutevole sotto il profilo storico e culturale. Il mutare della storia e la diversit
à delle culture possono incidere sulla concreta configurazione socio-giuridica dell'istituto.
Per comprendere meglio la struttura naturale del matrimonio, pu
ò essere molto utile un riferimento alla Sacra Scrittura.
Il riferimento
è al libro della Genesi. Punto di partenza di tale lettura e il passo in cui si dice che "non è bene che l'uomo sia solo" (Genesi 2,18). Esso mette in evidenza una verità fondamentale, che è esperienza quotidiana di ogni uomo e che si è già ricordata: la consapevolezza, compresente all'idea della perfezione umana (fisica, intellettiva, volitiva ecc.), della propria difettività e debolezza, da cui nasce l'esigenza di rapportarsi con gli altri.


In questa prospettiva il passo biblico richiamato, che apre il racconto della creazione della donna, riflette tale condizione di difettività dell'individuo e ne indica il superamento in una relazione uomo-donna caratterizzata dalla complementarietà .
La relazione fondamentale
è proprio la relazione nuziale tra l'uomo e la donna, che è prima e fondamento di ogni altra relazione: genitoriale, parentale, amicale.

Nello stesso libro dell antico testamento si trova un'altra espressione: "I due formeranno una sola carne" (Genesi 2,24).
Una caro: carne della stessa carne, osso delle stesse ossa. Questa espressione tende a sottolineare il superamento del limite individuale, l'essere nella coppia l'uno per l'altro, l'aspetto donativo del rapporto tra uomo e donna nel matrimonio.

Da questo punto di vista il matrimonio deve essere considerato non un limite, come ritiene una certa cultura corrente, ma una liberazione dai limiti che segnano la condizione di ogni individuo umano.
In effetti quella della difettivit
à individuale è una condizione non temporanea, ma permanente.

Ancora nella Genesi si trova un passo saliente: "Crescete e moltiplicatevi (Genesi 1,28).
L'espressione sta ad indicare la continuit
à nel tempo. La personalizzazione, cioè il processo di approfondimento della coscienza di sé stessi, non può dirsi completa se resta in balìa del tempo che passa; essa domanda di affermarsi oltre il tempo.: negli altri, nei figli, nei figli dei figli per la lunga catena delle generazioni.


C'è, infine, un ultimo passaggio di questa sommaria riflessione biblica che aiuta nell'approfondimento della struttura naturale del matrimonio: "Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre" (Genesi 2,24).
Acquisita la maturit
à, acquisito un senso di autonomia, l'uomo lascia il padre e la madre e va incontro al mare grande della vita, nella illusione pure necessaria - di autonomia e di completezza. Ma proprio questo asciare padre e madre lo mette, alfine, nella condizione di essere solo; gli fa avvertire la debolezza dell'essere solo ed il bisogno dell'altro. Il circolo si chiude.
Come istituto naturale, il matrimonio
è disciplinato dal diritto naturale per quanto attiene alla sua struttura fondamentale, integrato dal diritto secolare o dalle consuetudini sociali per quanto attiene agli aspetti propriamente civili che sono suoi propri. Per la dottrina cattolica il diritto secolare non può di conseguenza riformare o modificare le basi naturali dell’istituto.


Il MATRIMONIO SACRAMENTO: 

Come si
è già accennato, l'istituto naturale del matrimonio è stato da Cristo elevato a sacramento (cfr. can. 1055, par. 1). Ciò significa che il matrimonio validamente contratto tra battezzati produce gli effetti della grazia sacramentale: naturale e soprannaturale in questo caso sussistono, significando l'unione di Cristo con la sua Chiesa. 

La dottrina sul matrimonio, compiutamente elaborata dal Concilio di Trento (Sess. XXVI, I), insegna che nel caso del matrimonio tra battezzati l'istituto naturale che si realizza col contratto (1 civilisti direbbero: col negozio giuridico), e per ciò stesso sacramento (can. 1055, par. 2).
In particolare il matrimonio
è l'alleanza fra un uomo ed una donna che danno vita ad una comunità di vita e di amore, ordinata al bene dei coniugi ed alla procreazione ed educazione dei figli. Caratteristiche essenziali del matrimonio sono l'unità, ossia l'esclusione della poligamia, e 'indissolubilità, cioè l'impossibilità di scioglimento del vincolo matrimoniale durante la vita dei coniugi.
I fini e le propriet
à del matrimonio sono considerati, nel linguaggio teologico e canonistico, come i bona matrimonii.
In particolare dei tria bona, che costituiscono la sostanza stessa del matrimonio, il bonum prolis attiene alla procreazione ed educazione della prole; il bonum fidei alla fedelt
à vicendevole tra coniugi; il bonum sacramenti alla indissolubilità.
Si deve notare che poich
é il matrimonio tra battezzati è al contempo contratto e sacramento, ne deriva che qualora il contratto sia valido sussisterà anche il sacramento, se viceversa il contratto fosse invalido, invalido risulterà anche il sacramento.

Nella natura sacramentale del matrimonio fra battezzati si radica la competenza della Chiesa a disciplinarlo giuridicamente.
Si tratta di una competenza che la Chiesa ha sempre rivendicato rispetto ai poteri civili, specie quando, dalla fine del Settecento in poi, gli Stati hanno iniziato ad intromettersi nella materia matrimoniale sottoponendola ad una disciplina propria (matrimonio civile).

In particolare la Chiesa rivendica a sé la competenza a disciplinare il matrimonio dei battezzati cattolici. Come recita il can. 1059.

Fonti normative che regolano il matrimonio canonico:
Innanzitutto il diritto divino naturale, che forgia la struttura del matrimonio in maniera comune a tutti gli uomini, battezzati o non battezzati, in quanto il sacramento non nega i caratteri che l'istituto matrimoniale ha in natura. A questo livello appartengono la diversità sessuale, le proprietà essenziali dell'unità e dell'indissolubilità, le finalità del bene dei coniugi e della procreazione ed educazione dei figli.
Poi il diritto divino positivo o rivelato, che riguarda specificamente tutti i battezzati. In questo senso si pu
ò intendere il noto precetto evangelico, secondo cui "l'uomo non separi ciò che Dio ha unito" (Marco 10, 5-11). Viene quindi il diritto meramente positivo o diritto ecclesiastico, vale a dire l'insieme delle norme che sono poste dal legislatore canonico. Queste norme ovviamente non possono contraddire o derogare alle disposizioni del diritto divino naturale e positivo, ma hanno la funzione di regolamentare dettagliatamente l'istituto matrimoniale.
Si chiama poi "matrimonio canonico" quello celebrato a norma del diritto canonico da due battezzati nella Chiesa cattolica o anche da un cattolico con un non cattolico.


La dottrina canonistica suole anche distinguere tra matrimonium in fieri, vale a dire il matrimonio come atto costitutivo della famiglia, ed il matrimonium in facto esse, cio
è il rapporto matrimoniale che tempo o famiglia. E se il diritto canonico pone norme sia sull'uno che sull'altro, assolutamente prevalente è il suo interesse per l'atto costitutivo della famiglia, o matrimonio in senso stretto.