Diritto Canonico: Gli Organi di Governo della Chiesa Universale

Gli Organi di Governo della Chiesa Universale


  • Collegio dei Vescovi

Il Collegio dei Vescovi, il cui capo è il Sommo Ponteficeè formato da tutti i Vescovi in forza della consacrazione episcopale e della comunione gerarchica con il capo e con i membri del Collegio.
Il Collegio dei Vescovi esercita la sua potest
à, piena e suprema, sulla Chiesa universale in modo solenne nel Concilio Ecumenico (can. 337, par. 1), ovvero mediante l’azione congiunta dei Vescovi sparsi nel mondo, indetta o liberamente recepita dal Romano Pontefice così da realizzare un vero atto collegiale (can. 337, par. 2).
Il Concilio Ecumenico o universale, massima espressione della collegialit
à episcopale, rappresenta nella storia della Chiesa una forma straordinaria di esercizio della potestà suprema di governo, essendosene celebrati in tutto 21 dalle origini del cristianesimo ad oggi. Ad esso partecipano con voto deliberativo tutti e soli i Vescovi, che sono i membri del Collegio episcopale; possono essere chiamati a parteciparvi altri soggetti privi della dignità episcopale dall'autorità suprema della Chiesa, cui spetterà determinarne il ruolo (can.339, parr. 1-2).
Spetta unicamente al Romano Pontefice convocare il Concilio Ecumenico, presiedendolo personalmente o mediante suoi delegati.
Sempre al Pontefice spetta di determinare le questioni da trattare nel Concilio e di stabilire l'ordinamento da osservare per il suo funzionamento interno.
I decreti del Concilio hanno forza vincolante solo se siano stati approvati, insieme con i Padri conciliari, dal Romano Pontefice, da lui confermati e per suo comando promulgati. Ogni espressione della collegialit
à episcopale va infatti coniugata con la concezione della Chiesa come comunione che implica una forte aspirazione all'unità, destinata ad esprimersi all'interno del Collegio nella ricerca di una tendenziale unanimità, di cui pure è garante il Pontefice, nelle decisioni che coinvolgono tutta la Chiesa.


  • Il Romano Pontefice

Il Romano Pontefice è "il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l'ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori" (can. 331).
In quanto successore di Pietro, egli 
è inoltre "capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale" (can. 331). Come capo del Collegio episcopale, che agisce "insieme con il suo capo e mai senza il suo capo" (can. 336), gli competono le funzioni già esaminate all'interno del Collegio.

Come vicario di Cristo, egli è titolare di una potestà ordinaria vicaria o ministeriale, che ha il suo fondamento in una diretta concessione divina (il potere di legare e sciogliere affidato a Pietro) e che va distinta dalla suprema potestà di governo su tutta la Chiesa universale.
Infine il pontefice è Pastore della Chiesa universale e in forza di questo ufficio egli ha "potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente" (can. 331): il che significa che non incontra limiti in alcun'altra autorità umana (cfr. can. 333, par. 3), ma non che tale potestà sia illimitata, in quanto essa incontra i limiti derivanti dal rispetto del diritto divino.
ll primato della potestà ordinaria si estende "su tutte le Chiese particolari e i loro raggruppamenti", con cui viene "rafforzata e garantita la potestà propria, ordinaria e immediata che i vescovi hanno sulle Chiese particolari affidate alla loro cura" (can. 333, par. 1).
A differenza dell'episcopato, cui si accede mediante la consacrazione episcopale, l'ufficio di Sommo Pontefice ha carattere elettivo: egli ottiene la potestà piena e suprema sulla Chiesa con l'elezione legittima, da lui accettata, insieme con la consacrazione episcopale. Di conseguenza l'eletto al sommo pontificato che sia già insignito del carattere episcopale ottiene tale potestà dal momento dell'accettazione.
All'elezione del Papa procede il collegio dei cardinali riuniti in conclave, al quale hanno il diritto di partecipare tutti i cardinali che non abbiano ancora compiuto ottant'anni. La materia è ora disciplinata dalla cost. ap. "Universi Dominici gregis", promulgata da Giovanni Paolo II nel 1996.
Durante la vacanza della Sede apostolica, che si verifica per morte del pontefice o per sua legittima rinuncia ali ufficio, il governo interinale della Chiesa universale è affidato al Collegio cardinalizio, che non deve però apportare alcuna modifica o innovazione (cfr. can. 335).
(requisiti per elezione : sesso, maggiore et
à, scienza necessaria, integrità dei costumi).


  •  La Curia romana

Nell'esercizio delle sue funzioni di governo sulla Chiesa universale, molte delle quali interessano anche l'insieme delle Chiese particolari, il Pontefice è assistito dalla Curia romana, costituita da un serie complessa di dicasteri e altri organismi coordinati dalla Segreteria di Stato, cui presiede il cardinale Segretario di Stato, nominato dal Pontefice e suo principale collaboratore.
La cost. ap. "Pastor Bonus" del 1988, che attualmente la disciplina, individua due principali caratteristiche della Curia romana: la sua indole strumentale o ministerialità, nel senso che essa "non ha alcuna autorità né alcun potere all'infuori di quelli che riceve dal supremo pastore"; il suo carattere vicario, per cui essa "non agisce per proprio diritto ne per propria iniziativa" ma esercitando la potestà ricevuta dal Papa.
I dicasteri della Curia romana si suddividono in:

  1. a)  Segreteria di Stato,che coadiuva da vicino il Sommo Pontefice,coordina gli altri dicasteri e cura i rapporti con gli Stati;
  2. b)  Congregazioni, che corrispondono ad una sorta di ministeri nel governo della Chiesa universale, tra le quali vanno almeno ricordate la Congregazione per la dottrina della fede, competente a promuovere e tutelare la dottrina sulla fede e i costumi in tutta la Chiesa, e la Congregazione per i Vescovi, competente per la costituzione e la provvista delle Chiese particolari (loro erezione e nomina dei Vescovi) e per tutto ciò che riguarda l'esercizio della funzione episcopale nella Chiesa latina.
  3. c)  Tribunali,in particolare la Penitenzieria apostolica,competenteperlematerie che concernono il foro interno e le indulgenze, che peraltro non può considerarsi un tribunale in senso proprio in quanto vi si ricorre non per chiedere giustizia ma per implorare una grazia; il Supremo Tribunale della Segnatura apostolica, che in particolare rappresenta la massima istanza della giustizia amministrativa nella Chiesa.Il Tribunale della Rota romana, organo superiore di giustizia nell'ordinamento della Chiesa e garante dell'unitarietà della giurisprudenza canonica;
  4. d)  Pontifici Consigli, tra i quali vanno almeno ricordati il Pontificio Consiglio per i laici, quello per l'unità dei cristiani, per la famiglia, per il dialogo interreligioso, quello della giustizia e della pace, quello della cultura e il Pontificio Consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi.
Oltre che per materia, tali dicasteri si differenziano tra loro anche per il tipo di potestà esercitata, che per le Congregazioni è essenzialmente quella esecutiva, per i Tribunali generalmente quella giudiziaria, mentre i Pontifici Consigli hanno di regola poteri meramente consultivi e promozionali.
Tutti i dicasteri della Curia sono formalmente posti su un piede di parità giuridica (cost. ap. Pastor bonus, art. 2) e agiscono in nome del Pontefice con potestà ordinaria vicaria. Ciò non significa tuttavia che tutti i loro atti siano imputabili direttamente al Pontefice o alla Santa Sede; sono stati introdotti due criteri di carattere generale:
  1. 1)  in relazione alla potestà esecutiva e giudiziaria, sono soggette all’approvazione del Pontefice le decisioni di maggiore importanza, con due eccezioni: a) quelle per le quali siano state attribuite ai capi dei dicasteri speciali facoltà; b) le sentenze dei due Tribunali della Rota e della Segnatura apostolica, pronunciate entro i limiti della rispettiva competenza(art. 18, par1).
  2. 2)  In relazione alla potestà legislativa, i singoli dicasteri non possono emanare leggi o decreti generali aventi forza di legge, né derogare alle prescrizioni del diritto universale vigente, se non in singoli casi e con specifica approvazione del Sommo Pontefice (cost. ap. Pastor bonus, art.18).

  • Il Sinodo dei Vescovi

Nell'esercizio del suo ufficio di pastore della Chiesa universale il Pontefice è assistito dai Vescovi, che possono cooperare con lui in diversi modi, uno dei quali - recita il codice (can. 334) - è il Sinodo dei Vescovi (organo consultivo) che realizza una prima e limitata forma di partecipazione dell'episcopato, mondiale o regionale a seconda dei casi, alle funzioni di governo sulla Chiesa universale.
Opera sulla base dell'Orio Synodi Episcoporum, promulgato il 29 settembre 2006.
Il Sinodo 
è un'assemblea di Vescovi scelti dalle diverse regioni del mondo che si riuniscono in tempi determinati "per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi stessi”(can. 342).


Esso 
è interamente sottoposto all'autorità del Pontefice, cui spetta di convocarlo quando lo ritiene opportuno, di ratificare l'elezione dei suoi membri elettivi e procedere alla designazione e nomina degli altri. (can. 344)
Quando devono essere affrontati argomenti che riguardano direttamente il bene della Chiesa universale, esso si riunisce in assemblea generale, ordinaria o straordinaria, per trattare affari che richiedono una soluzione sollecita.
Quando invece devono essere trattati affari che riguardano direttamente una o pi
ù regioni determinate il Sinodo si riunisce in assemblea speciale (can. 345), e in tal caso risulta composto soprattutto di membri scelti da quelle regioni per le quali il sinodo viene convocato (can. 346, par.3).
Quando l'assemblea del Sinodo viene dichiarata conclusa dal Pontefice, cessa l'incarico affidato ai suoi membri. Pur tuttavia il Sinodo dei Vescovi 
è un'istituzione stabile, dotata di una segreteria generale permanente presieduta dal Segretario generale, nominato dal Romano Pontefice e assistito da un consiglio di segreteria composto di Vescovi, il cui incarico cessa quando inizia la nuova assemblea generale (can. 348, par. 1).


  • I Cardinali

Un'istituzione che, pur essendo di diritto umano, ha avuto grande importanza nella storia della Chiesa, e che ancora ricopre fondamentali funzioni nell'organizzazione costituzionale del governo centrale della Chiesa, è il Collegio cardinalizio, cui dal secolo XI compete, sia pure attraverso molte modifiche e riforme, l'elezione del Romano Pontefice.
Oltre a questa fondamentale funzione, i Cardinali assistono il Romano Pontefice sia agendo collegiamente, sia come ' singoli, cioè nei diversi uffici ricopertii (can. 349).
I Cardinali hanno origine da quei chierici che fin dai primi secoli collaboravano a vario titolo con il vescovo di Roma nelle sue funzioni di governo della diocesi romana. ( 
è stato voluto nel 1050).
Essi si distinguono ancor oggi in tre ordini (cfr. can. 350), che conservano un valore meramente onorifico: i Cardinali vescovi, i Cardinali preti, i Cardinali diaconi.
La nomina o promozione al Collegio cardinalizio spetta al Pontefice, che sceglie liberamente a tal fine uomini costituiti almeno nell'ordine del presbiterato e che si siano
distinti in modo eminente per dottrina, costumi, pietà e prudenza nel disbrigo degli affari; chi non sia già Vescovo deve ricevere la consacrazione episcopale (can. 351, par. 1). Il Pontefice procede alla nomina dei cardinali mediante proprio decreto, reso pubblico davanti al Collegio cardinalizio, ovvero mediante la c.d. nomina in pectore.
I Cardinali prestano principalmente aiuto con attivit
à collegiale al Pontefice nei Concistori, nei quali si riuniscono su convocazione del Papa e sotto la sua presidenza. Nel Concistoro ordinario vengono convocati tutti i Cardinali, almeno quelli che si trovano a Roma, per essere consultati su qualche grave questione di più comune accadimento o per compiere determinati atti della massima solennità.
Il Concistoro straordinario, cui sono convocati tutti i Cardinali, si celebra invece quando lo suggeriscono peculiari necessit
à della Chiesa o la trattazione di questioni particolarmente gravi (can. 353).
In forza dell’obbligo di collaborazione assidua col Pontefice, il codice prevede che i Cardinali che ricoprono qualsiasi ufficio nella Curia romana e non siano Vescovi diocesani sono tenuti all'obbligo di risiedere nell’Urbe.


  • Le Chiese particolari

La dottrina della collegialità e sacramentalità dell'ufficio dei Vescovi, e la visione della Chiesa come popolo di Dio, fondata sulla rivalutazione del sacerdozio comune dei fedeli, sono alla base di una rinnovata concezione dei rapporti tra Chiesa universale e Chiese particolari, che mira e recuperare una serie di elementi emergenti nella vita della Chiesa dei primi secoli.
In particolare va rilevata la forte valorizzazione anche teologica delle Chiese particolari, che il Concilio Vaticano II è giunto a definire come "formate ad immagine della Chiesa universale, e in esse e da esse è costituita l'una e unica Chiesa cattolica .
In forza di questa affermazione, che integra la tradizionale impostazione gerarchica dei rapporti tra Papa e Vescovi, le Chiese particolari, e in particolare le diocesi, tendono oggi ad assumere la dignit
à di veri e propri soggetti costituzionali nello stesso sistema di governo della Chiesa universale, ispirando un processo di adeguamento giuridico- canonico.

La natura della Chiesa particolare è inscindibilmente connessa all'ufficio dei Vescovi, pastori della Chiesa, il cui principale compito è quello reggere la porzione del popolo di Dio loro singolarmente affidata. Fin dai primi secoli della storia della Chiesa, le esigenze della evangelizzazione su territori sempre più estesi e la cura del governo pastorale dei fedeli hanno determinato una progressiva suddivisione territoriale dell'organizzazione ecclesiastica in più comunità o Chiese particolari.
Il modello assunto dal codice come paradigma della Chiesa particolare, nel quale ricorrono m modo compiuto tutti i suoi elementi costitutivi, è la diocesi, definita come "la porzione del popolo di Dio che viene affidata alla cura pastorale del Vescovo con la cooperazione del presbiterio.
La diocesi risulta quindi costituita da un elemento personale (il popolo di Dio), da uno gerarchico-istituzionale (la potestas del Vescovo) e da un nucleo costitutivo rappresentato dalla Parola di Dio e dall'Eucarestia.
Alla diocesi sono oggi assimilate le altre tipologie di Chiese particolari:

  1. a)  la prelatura territoriale o l’abbazia territoriale,che il legislatore definisce come "una determinata porzione del popolo di Dio, circoscritta territorialmente, la cura della quale viene affidata, per circostanze speciali, ad un Prelato o ad un Abate"
  2. b)  I vicariato apostolico o la prefettura apostolica, che corrispondono ad "una determinata porzione del popolo di Dio la quale, per circostanze peculiari, non è stata ancora costituita come diocesi ed è affidata alla cura pastorale di un Vicario apostolico o di un Prefetto apostolico".
  3. c)  infine l’amministrazione apostolica, definita come "una determinata porzione del popolo di Dio che, per ragioni speciali e particolarmente gravi, non viene eretta come diocesi dal Sommo Pontefice e la cura pastorale della quale è affidata ad un Amministratore apostolico, che la governa in nome del Sommo Pontefice" (can. 371, par. 2).

Di regola le Chiese particolari, di cui il codex evidenzia il fondamento personale (porzioni del popolo di Dio), sono individuate in base ad un criterio territoriale, in modo da comprendere tutti i fedeli residenti in un determinato territorio.
Le prelature personali sono invece organizzazioni formate da presbiteri e da diaconi del clero secolare, erette dalla Santa Sede che ne forma anche gli statuti, al fine di promuovere un'adeguata distribuzione dei presbiteri o di attuare speciali opere pastorali o missionarie per le diverse regioni o per le diverse categorie sociali (can. 294).



Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Dalla Torre, G., 2004. Lezioni di Diritto Canonico. 2nd ed. Torino: Giappichelli Editore.