Diritto Canonico: Celebrazione, Effetti e Cause di nullità o inesistenza del Matrimonio

La forma canonica di celebrazione


Come nei diritti secolari, il matrimonio 
è un negozio a forma vincolata, sicché l'inosservanza della forma di celebrazione comporta l'invalidità del matrimonio.
Giova precisare che quella di cui si parla 
è la forma giuridica o canonica, la quale si distingue dalla forma liturgica, vale a dire il rito (normalmente la celebrazione dell’Eucarestia).
L'obbligo di scambiare il consenso matrimoniale in una forma giuridica determinata dal legislatore canonico ad validitatem 
è stato introdotto dal Concilio di Trento, con il decreto Tametsi del 1563. Ciò allo scopo di evitare la piaga dei cosiddetti matrimoni clandestini, cioè dei matrimoni celebrati al di fuori di qualunque forma solenne e pubblica, in genere dai soli sposi senza la presenza di altri.
Assai difficile, in particolare, era l'accertamento della effettiva volont
à delle parti.

Obbligati alle disposizioni canoniche sulla forma di celebrazione del matrimonio sono tutti i battezzati nella Chiesa cattolica, purché non si siano separati da essa con atto formale (can. 1117).
La forma ordinaria di celebrazione del matrimonio (can. 1108) consiste nello scambio del consenso tra gli sposi alla presenza di un testimone qualificato (testis qualificatus), cio
è l'Ordinario del luogo o il parroco, ovvero un sacerdote o un diacono (eccezionalmente anche un laico) delegati da uno di essi; e di almeno due testimoni comuni (testes communes).

Il ministro sacro assiste alla celebrazione, in quanto chiede la manifestazione del consenso e la riceve in nome della Chiesa.
Lo scambio del consenso deve avvenire con parole (o con segni equivalenti, se i nubendi non sono in grado di parlare), alla contemporanea presenza degli sposi, sia di persona che tramite procuratore (can. 1104). Alla celebrazione sono previamente effettuate le pubblicazioni.


Esistono poi forme straordinarie di celebrazione del matrimonio canonico. Una è data dallo scambio del consenso davanti ai soli testimoni comuni (coram solis testibus), senza la presenza del ministro sacro (can.1116). (= es matrimonio celebrati in stato di pericolo di morte di uno dei 2 coniugi).
Un'altra forma straordinaria è quella della celebrazione in segreto (omissis denunciationibus et secreto) (cann. 1130-1133). Si tratta di una forma alla quale si ricorre per ragioni pastorali: si pensi, per esempio, al caso di due persone conviventi da anni e che tutti ritengano sposati ivi compresi i figli nati dalla convivenza.
Infine peculiari disposizioni sulla forma sono dettate per i matrimoni misti, cio
è tra due persone battezzate di cui peraltro una sola sia battezzata nella Chiesa cattolica (cann. 1124 ss.). In alcuni casi l'autorità ecclesiastica può persino dispensare dall'obbligo della forma canonica, ma rimane sempre la necessita della celebrazione del matrimonio in una qualche forma pubblica (can. 1127).



Gli effetti del matrimonio

Sacramento è il matrimonio come atto, non il rapporto destinato durare nel tempo che da esso nasce e che propriamente si chiama famiglia. Per questa ragione il diritto canonico - come s'è detto - si occupa prevalentemente del primo mentre dedica poche norme al secondo, preferendo lasciare ai legislatori secolari.
Pertanto nei cann. 1134-1140 il legislatore canonico si limita a dettare solo alcune disposizioni, anche se di rilievo dal punto di vista canonistico.
In particolare 
è posto il principio dell'eguaglianza, quanto a doveri e diritti, dei coniugi nella comunità di vita coniugale; il dovere-diritto dei coniugi, definito primario e quindi precedente ogni altra istituzione (lo a stessa Chiesa), di curare l'educazione non solo fisica, sociale e culturale, ma anche morale e religiosa della prole;l’attribuzione dello stato di figlio legittimo  (stessi criteri del codice Civile) a chi è concepito o nato da matrimonio valido o putativo.
Infine il diritto canonico prevede l'istituto (anch'esso contemplato dal diritto civile) della legittimazione del figlio nato fuori del matrimonio, che pu
ò avvenire qualora i genitori naturali si sposino (legittimazione per susseguente matrimonio) o per provvedimento della Santa Sede (con rescritto pontificio).

Per quanto attiene agli effetti civili che il matrimonio canonico può produrre negli ordinamenti giuridici secolari, occorre notare che se gli Stati hanno ritenuto di istituire un proprio matrimonio (matrimonio civile), non tutti gli Stati hanno ritenuto di doverlo rendere obbligatorio per tutti (come invece nel caso della Francia). Più precisamente, non sempre gli Stati hanno ritenuto di dover considerare esclusivamente il proprio matrimonio - cioè il matrimonio civile - come atto capace di far conseguire gli status familiari (coniuge, figlio legittimo, ecc.). Talvolta ciò è avvenuto per iniziativa unilaterale statale, talaltra per via di accordi dell'autorità statale con la Chiesa.




Nullità e convalidazione del matrimonio

Il matrimonio è contratto invalidamente qualora vi sia stato un vizio del consenso, un impedimento non dispensabile o non dispensato, un vizio di forma
Si deve notare che a differenza del diritto civile, che nella disciplina generale dell'invalidità del matrimonio distingue tra nullità (anomalia radicale dell'atto, che coinvolge la sua essenza ontologica) e annullabilità (anomalia più limitata e relativa, che non coinvolge l'atto nella sua essenza), il diritto canonico contempla solo casi di nullità.
Di conseguenza la sentenza di nullità del matrimonio, pronunciata dal competente giudice ecclesiastico, produce effetti retroattivamente (ex tunc) dal momento della celebrazione del matrimonio, fatti salvi gli effetti del cosiddetto matrimonio putativo. 
Ma il matrimonio canonico, più che invalido o nullo dovrebbe considerarsi come inesistente qualora manchi addirittura l'atto o esso si presenti anomalo rispetto alla fattispecie delineata dal legislatore.
In quanto istituto che risponde ad un diritto naturale dell'uomo ed in quanto sacramento tra battezzati, il matrimonio è oggetto di particolare favore nell'ordinamento canonico (favor matrimonii). Questo favore, se da un lato si esprime nella presunzione (iuris tantum) per cui nel dubbio si deve ritenere valido il matrimonio fin tanto che non sia provato il contrario (can. 1060), da un altro lato si manifesta nella possibilità offerta dall'ordinamento agli sposi, che lo vogliano, di convalidare il matrimonio che abbiano eventualmente contratto invalidamente.

Ordinariamente la convalidazione del matrimonio si ha nella forma della convalidazione semplice (convalidano simplex) (cann. 1156-1160), che avviene mediante la rinnovazione del consenso di entrambe o almeno una delle parti, purché l'altra perseveri nel consenso dato all'atto della celebrazione.
E’ interessante notare che la convalidazione semplice può avvenire con modalità diverse, a seconda se il motivo di nullità del matrimonio sia pubblico o occulto (cfr. can. 1074). Se il difetto di consenso o l'impedimento sono pubblici, cioè provabili in foro esterno, la volontà matrimoniale deve essere nuovamente espressa in forma pubblica. Viceversa se il motivo di nullità sia occulto, nel qual caso è sufficiente il rinnovo del consenso in segreto.
Altro caso di convalidazione del matrimonio 
è la sanazione in radice (sanatio in radice), grazie alla quale il matrimonio invalido per la sussistenza di un impedimento o per un vizio di forma può essere sanato per concessione dell'autorità ecclesiastica competente
(a seconda dei casi la Santa Sede o il Vescovo diocesano).
La sanatio in radice non pu
ò invece applicarsi nel caso di matrimonio nullo per mancanza o per vizio del consenso.




Separazione e scioglimento del matrimonio

L'essenza della condizione matrimoniale è data dalla comunità di tutta la vita (consortium totius vitae: can. 1055, par. 1), che comporta tra l’altro il dovere di osservare la coabitazione tra gli sposi, che significa comunanza di letto, di mensa e di abitazione (communio tori, mensae et habitationis).
Questo dovere pu
ò venire meno solo per una causa legittima e cioè: l'adulterio, oppure la grave compromissione del bene spirituale o corporale di uno dei coniugi o della prole, o la durezza della vita comune (per sevizie, deviazioni ecc.) (cann. 1151-1155).
La separazione personale dei coniugi battezzati 
è di competenza dell'autorità ecclesiastica (can. 1692, par. 1), ma l'ordinamento canonico non esclude una competenza della autorità civile (can.1692, par. 2-3).

Il matrimonio canonico, come s'è detto, è perpetuo e indissolubile. Una volta che sia stato rato e consumato non può essere sciolto per nessuna ragione e da nessuna autorità, neppure dal Papa. Esso viene pertanto meno solo con la morte di uno dei coniugi (can. 1141).
E tuttavia il diritto canonico contempla eccezionalmente due casi di scioglimento del vincolo matrimoniale.
Il primo si ha nel caso di matrimonio non consumato tra battezzati o tra una parte battezzata ed una non battezzata (c.d. dispensa dal matrimonio rato e non consumato: can. 1142; per il procedimento relativo cfr. cann. 1697-1706). Giova notare al riguardo che se 
è vero che il matrimonio in diritto canonico ha come unica causa efficiente il consenso (consensus non concubitus nuptias facit, dicevano gli antichi canonisti), tuttavia solo con la consumazione, vale a dire con il compimento in modo umano fra i coniugi degli atti di per sé idonei alla generazione, si realizza quell'una caro in cui gli 
sposi divengono integralmente una cosa sola.
La mancata consumazione impedisce l’attuazione nella sua pienezza del segno sacramentale dell'unione fra Cristo e Chiesa. Perché si possa ottenere lo scioglimento del vincolo, la non consumazione deve verificarsi dopo la celebrazione del matrimonio, deve essere debitamente accertata dalla competente autorità della Santa Sede (la Congregazione dei Sacramenti), e deve inoltre sussistere una giusta causa, che giustifichi lo scioglimento per il bene spirituale degli interessati.
Lo scioglimento avviene con provvedimento pontificio di dispensa, che può essere richiesto da entrambi i coniugi o da uno solo di essi, anche se l'altro sia contrario.
Si deve notare che la facolt
à pontificia di sciogliere, così come prevista dal diritto canonico, si estende al di là del solo matrimonio rato, essendo questo, a norma del can. 1061, il solo matrimonio tra battezzati.

L'altro caso si ha nel cosiddetto privilegio paolino, perché basato su di un noto passo di s. Paolo (I Corinti 7, 12-16). Il can. 1143 prevede le condizioni perché possa sciogliersi il matrimonio naturale (o matrimonio legittimo) anche se sia stato consumato: che sia stato contratto da non battezzati; che successivamente uno dei coniugi abbia ricevuto il battesimo; che la parte non battezzata non voglia farsi battezzate o almeno convivere pacificamente con il coniuge, ad esempio inducendolo in peccato o pretendendo l'educazione acattolica dei figli.

A questa fattispecie principale il codice canonico ne assimila altre (cfr. i cann. 1148- 1149 sul cosiddetto "privilegio pettino"): quando il pagano poligamo (o la pagana poliandrica) riceve il battesimo e non può o gli è gravoso rimanere solo con il primo coniuge, può scegliere uno fra i vari coniugi e sposarlo di nuovo canonicamente; quando il pagano che riceve il battesimo non può ristabilire la convivenza con il coniuge naturale a causa della prigionia o della persecuzione, per cui può sposare un'altra persona.
Nel privilegio paolino lo scioglimento è giustificato dal fatto che il bene della fede prevale, comunque, sul bene dell'indissolubilità.


Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Dalla Torre, G., 2004. Lezioni di Diritto Canonico. 2nd ed. Torino: Giappichelli Editore.