Istituzioni di Diritto Romano: Obbligazioni da Contratto


Tornado alle Istituzioni di Giustiniano , si analizzano le obbligazioni da contratto.

Quel che comunque parrebbe sicuro è che nelle Istituzioni di Giustiniano quando si parla di contratto s'intende alludere, ormai "accordo", ossia ad un incontro di volontà, anche se sarebbe vano cercarne una documentazione testuale.
Si è già visto come Gaio distinguesse fra obbligazioni che si contraevano re, verbis, litteris e consensu, dove, come pure si è notato, un solo tipo di obbligazioni riposava sull'accordo delle parti quelle appunto poste in essere consensu, mentre le altre nascevano come già anticipato — o dalla consegna di una cosa (re); o dalla rinuncia di determinate parole (verbis) o da una particolare anno :azione scritta (litteris).
Con Giustiniano, invece, la res, i verba, le litterae non sono considerati  più i fatti costitutivi da cui si origina giuridicamente l'obbligazione, ma solo elementi perfezionatori della stessa .

Obbligazioni da contratto:


Cominciando dalle obbligazioni che si contraggono in re o, come si usa dire,i contratti reali.
Risulta che i contratti reali sarebbero stati quattro, essendosi aggiunti al mutuo, il commodato, il deposito e il pegno:

- Il mutuo portava al passaggio in prorietà del mutuatario — gratuitamente! ;— di una certa quantità li cose fungibili di cui il mutuante diventava 'creditore', nel senso che null'altro avrebbe potuto aspettarsi in restituzione, se non l'equivalente delle stesse .
Nelle altre figure contrattuali, invece, la cosa che veniva in uso gratuito (commodato) o perché fosse sempre gratuitamente custodita (deposito), o perché servisse a garantire un debito restava di proprietà di chi l'aveva consegnata ed era essa stessa che, in un secondo tempo, andava restituita.
Mutuatario, infatti, contro cui era esperibile un'azione che diceasi condictio essendo tenuto alla restituzione di un equivalente, rimaneva obbligato in ogni caso, anche se la cosa data a mutuo fosse perita per caso fortuito (incendio, naufragio etc.). 
- Il commodatario, invece, il quale  doveva avere un comportamento molto vigile e attento nella conservazione della cosa; egli infatti era tenuto a quella che Giustiniano chiama qui una exacta diligentia.
- Il depositario, invece, che riceveva la cosa al fine proprio di custodirla ma senza ricevere per questo alcun compenso, rispondeva della mancata restituzione.
- Quanto, infine, al creditore pignoratizio, la questione della responsabiità per la mancata restituzione della cosa data in garanzia, a volta adempiuto il debito, è già alquanto incerta per diritto classico. Non è risolta troppo chiaramente neppure da Giustiniano. 


A proposito delle obbligazioni che si contraevano verbis, cioe  con la pronuncia di determinate parole:
Nelle Istituzioni di Gaio parlava anche della dotis dictio e del giuramento del liberto che erano, egli degli atti unterali. 

Nelle Istituzioni di Giustiniano unico caso di obligatio verbis  è quello della stipulatio
Posta in essere con una domanda del futuro creditore (stipulante) e con una congruente risposta del futuro debitore («Mi prometti di dare cento? » - «Ti prometto») .
La stipulatio, da cui nascevano due azioni, la condictio come nelmutuo, per la promessa di un certum e la discussa actio ex stipulatu per quella di un incertum poteva inoltre contenere un termine oppure una condizione.
La stipulazione, poi, non avente ad oggetto la consegna di una cosa, poteva riguardare sìa un fare che un non fare, nei quali casi  si usava inserirvi subito la promessa di una somma  a titolo di penale.( breve cenno obbligazioni solidali: un solo promittente rispondesse contemporaneamente alla stessa domanda ripetuta a lui separatamente a due stipulanti).
Stipulazioni dei servi: :stipulazioni poste in essere dai servi, nel senso che erano essi a ricevere la promessa. Il padre di famiglia non solo poteva acquistare le cose, ossia la proprietà o il possesso tramite i propri sottoposti, ma, come specifica qui Giustiniano, poteva anche diventare titolare di crediti nascenti dalle stipulazioni poste in essere tanto dai figli quanto dagli schiavi.

Stipulazioni inutile: Ecco dunque i casi di stipulazione invalida così come vengono presi in esame nelle Istituzioni imperiali:

a ) E’ invalida la stipulazione avente ad oggetto una cosa che non esiste o che non può esistere, o che è fuori commercio, o che è già dello stipulante.
b ) Non obbliga la promessa stipulatore del fatto altrui, ossia con cui si promette una prestazione da parte di un terzo, né quella di una prestazione a favore di persona diversa dallo stipulante,.
c ) La stipulazione e parimenti inutile se la  risposta non è congruente alla domanda quanto all'oggetto .
d ) La stipulazione è parimenti inutile per difetto di capacità del promittente ad obbligarsi se costui è ad es. uno schiavo (dello stipulante stesso o di altri) o un figlio (dello stipulante), ovvero, è un impubere sui iuris non assistito dal tutore.
e ) La stipulazione non è valida se sottoposta a condizione impossibile, relativa cioè ad un evento che non può verificarsi.
f ) È inutile la stipulazione posta in essere fra assenti.
g )Un caso di invalidità che esisteva in epoca classica, ma che viene abolito da Giustiniano, era quello della stipulazione che prevedese il sorgere dell'obbligazione per un momento successivo alla morte di una delle due parti contraenti (post mortem).
h ) Un altro caso singolare d'invalidità, era in epoca classica, quello della stipulatio c.d. praepostera, in cui cioè si chiedesse di impegnarsi a dare subito, subordinatamente alla condizione di un evento futuro.
i ) E invalida — considerandosi come se non ci fosse stata per niente risposta — la stipulazione viziata da errore sull'oggetto.
f ) Non vale la stipulazione turpe, come sarebbe quella in cui si prometta di compiere un omicidio o un sacrilegio.

Garanzie personali: nelle Istituzioni di Giustiniano, si tratta solo, per quanto riguarda i garanti, dei fideiussori, ai quali è dedicato un apposito titolo.
Gaio trattava prima del c.d. adstipulator cioè di colui che interveniva accanto allo stipulante facendosi promettere, con una autonoma domanda, la stessa cosa; e poi dei vari tipi di adpromissores sponsores, fidepromissores,fideiussores--- cioè di coloro che potevano impegnarsi, con particolari stipulazioni accessorie:sponsio, fidepromissio e fideiussiccassio al debitore principale, in funzione di garanti .
Innanzitutto viene ribadito — come prima cosa importante --- che la fideiussone poteva accedere a qualsiasi obbligazione, fosse essa nata re, verbis, litteris o consensu e perfino ad una obbligazione naturale, tanto che  poteva esserci un fideiussore anche in pro del servo, nei confronti sia di un estraneo, che del suo dominus, dei quali il servo stesso fosse appunto debitore naturaliter.
Questa è l'unica volta in cui si accenna alle obbligazioni naturali, definibili (sulla base di un testo di Giuliano) come quelle per le quali non c'è azione, ma che, se adempiute, danno origine alla soluti retentio, nel senso che non si può più richiedere quanto si sia pagato spontaneamente (D. 46,1,16,4).


Obbligazioni litteris: obbligazioni, poste in essere con la scrittura, dovremo anzitutto ritornare a Gaio. 
Gaio parlava, in proposito, ma, purtroppo, in maniera piuttosto sommaria, di un solo tipo di obligatio litteris per quanto riguarda Io ius civile, e cioè del nomen transcripticium.
Da quel poco che diceva si capisce, come si avesse a che fare con una registrazione sul libro della contabilità familiare, tenuto dal capo di casa (codex accepti et expensi), in cui costui indicava in una pagina quanto aveva ricevuto dai terzi, acceptum, e in un'altra quanto aveva dato, expensum.

Un altro rapido, ma oltremodo significativo accenno gaiano in tema sempre di obbligazioni letterali è poi quello relativo a certi contratti scritti propri degli stranieri, costituiti, verosimilmente, dal documento in cui si riportavano, in terza persona, le dichiarazioni delle parti, che poi lo sottoscrivevano entrambe (syngrapha), o da quello, cui una sola parte dichiarava, in prima persona, il proprio debito, scrivendo di propria mano (chirographum).


Contratti consensuali

Le obbligazioni che nascevano dal solo consenso delle parti contraenti erano quelle derivanti da a)compravendita, b)locazione-conduzione, c)società e d)mandato, contratti questi i quali potevano, a differenza della stipulatio, essere realizzati anche fra assenti, mediante lettera o altri mezzi di comunicazione della volontà, come ad es. un mero 'nunzio'.
Tali obbligazioni avevano maggiore diffusione nel campo dei rapporti con gli stranieri (ius gentium), riposavano probabilmente all'inizio solo sulla fiducia (fides).

a) Il contratto di cui parliamo qui non va confuso con quella vendita imaginaria dell'epoca classica, costituita dalla mancipatio che all'origine era stata l'unica, vera vendita dei Romani, era fatta per contanti, ed aveva l'effetto di trasferire immediatamente la proprietà della cosa venduta . 
La empito venditio nata sul terreno, come si è già detto, dello ius gentium, produceva solo delle obbligazioni a carico del venditore e del compratore, che potevano essere fatte valere rispettivamente con l’actio empii e con l’actio venditi, entrambe di buona fede. Requisito fondamentale per la validità della compravendita resta la fissazione di un prezzo.

b) Era  il secondo contratto quello in cui le obbligazioni, anche qui a carico di entrambe le parti, locatore e conduttore, nascevano dal semplice consenso delle parti stesse ed erano valutate alla stregua della buona fede, potendosi esperire, da un lato l’actio locati e, dall’altro l'actio conducti. Una volta dichiarato che la locazione è vicina alla compravendita, e che anche per essa occorre la fissazione di un corrispettivo, che qui dicesi mercede.
La dottrina dei secoli successivi, sfruttando le altre fonti, ha individuato e classificato tre tipi di locazione, a seconda che essa avesse ad oggetto la concessione in godimento di una cosa dal locatore al conduttore (locatio rei), oppure la prestazione dei propri servizi da parte del locatore al conduttore (locatio operarum) o, infine, l'incarico realizzare un data opera dato dal locatore al conduttore (location operis).

c) il contratto consensuale di società, a differenza degli altri, si fondava su un consenso non iniziale, ma duraturo sicché si potrebbe far riferimento quasi ad una situazione di fatto, la quale (come per il matrimonio) si manteneva finché c'era l'interesse a rimanere associati.
Sia di Gaio che di Giustiniano, precisano inizialmente che ci potevano essere due tipi di società, quella riguardante tutti i beni (omnium o totorum honorum), e quella posta in essere per uno scopo particolare (unius negotiations).

d) Mandato: L'ultimo dei contratti consensuali, il mandato, consistente praticamente nell'incarico dato da uno (mandante) ad un altro (mandatario) di fare qualcosa (in conformità al significato del verbo latino mandare), è esposto in modo pressoché eguale da Gaio e da Giustimanio. Giustiniano, infatti, configura ben cinque ipotesi di mandato: nell'in-teresse del mandante, del mandante e del mandatario, di un terzo, del mandante e di un terzo, del mandatario e di un terzo. 
Gaio, invece, mostrava di conoscere solo due tipi di mandato: a) quello nell’interesse del mandante, il quale avesse, ad esempio, dato incarico ad uno di gestire i suoi propri affari; e b) quello nell'interesse di un terzo, se gli affari da gestire fossero stati, appunto, di un'altra persona.
Il mandato — conclude Giustiniano — poteva essere sottopostetermine o a condizione e comunque doveva essere gratuito, perché altrimenti — come aveva già sottolineato Gaio — si sarebbe avuta locazione-conduzione (operis).