Istituzioni di Diritto Romano: Exceptio


Exceptiones


E veniamo finalmente all'exceptio, un mezzo di difesa tipico del processo formulare che, serviva ad evitare una condanna, la quale, pur fondata sullo ius civile, avesse rappresentato nel caso concreto una iniquità
Naturalmente, come soggiunge sempre Gaio, le eccezioni non trovavano applicazione solo nel caso di azioni in personam, ma anche, di azioni in rem, come è, ad esempio, per la medesima exceptio doli o per quella metus, accordabili a chi si vedeva rivendicare una cosa da parte di un soggetto, che avesse usato raggiri o minacce per costringerlo ad alienargliela mediante mancipatio

Da un punto di vista tecnico, comunque, l'exceptio era una parte della formula — come ci è già capitato di anticipare in precedemenza — in cui veniva inserita di seguito alla intentio, solo essa era strutturata come una condizione negativa della condanna, rispetto alla intentio, avente invece l'aspetto di una condizione  positiva (« Se pare che N. N. deve dare Xmila ad A.A. e non c'è stato dolo da parte di A.A, tu giudice condanna... »).

Tornando alle eccezioni, un'altra distinzione, su cui Gaio si diffonde più ampiamente, è quella fra eccezioni perentorie (peremptoriae) e dilatorie (dilatoriae). 
Le prime erano perpetue e non potevano mai essere evitate, come ad esempio l'exceptio doli e l'exceptio pacti, e, una volta proposte, conducevano non solo a fare assolvere il convenuto, ma a togliere per sempre all'attore la possibilità di agire (per effetto, s'intende, della litis contestatio). 
Le seconde, invece, erano quelle che, ad es., valevano solo per un certo tempo (come la medesima exceptio pacti conventi, qualora si fosse convenuto di non richiedere il debito solo per un determinato periodo), per cui l'attore, al quale fossero opposte, era costretto a differire la causa al momento in cui non avrebbero potuto più farsi valere (in caso contrario, infatti, come Gaio si affretta a soggiungere, anche le eccezioni dilatorie avrebbero prodotto gli stessi effetti delle perentorie).

Alla exceptio concessa al convenuto, qualora anch'essa conducesse eventualmente ad una conseguenza iniqua, poteva nondimeno essere opposta una replica da parte dell'attore, alla quale, di nuovo, il convenuto poteva opporre, se del caso, una c.d. duplicatio, cui potèva seguire a sua volta, una triplicaito e così via di seguito.