Filosofia del Diritto: Pluralismo e Tolleranza


Pluralismo e tolleranza


Tra i temi affrontati dalla filosofia del diritto oggi rientra anche la questione pluralismo /tolleranza. L'esistenza di una pluralità di etiche e culture è un dato di fatto, empiricamente riscontrabile, che viene assunto come presupposto, del quale ci si limita a prendere atto.

Viviamo in una società caratterizzata dal pluralismo culturale:
-       da un lato perche i recenti studi antropologico-culturali ci fanno toccare con mano, con dettagliate descrizioni ed interpretazioni, culture lontane storicamente e geograficamente;
-       dall'altro lato perché l'incremento del complesso fenomeno dello spostamento migratorio

I nuovi interrogativi emergenti nella filosofìa del diritto nella società multiculturale sono i seguenti:
L'esistenza 'di fatto' di una molteplicità di culture chiude o apre alla possibilità 'di principio' di un diritto universale?
 La molteplicità culturale annulla l'universalità giuridica o la presuppone? 
Quale il destino del diritto: la particolarizzazione o l'universalizzazione
Quali le ripercussioni sui diritti umani?
 Gli interrogativi mettono in luce il paradosso dell'epoca contemporanea: la frammentazione pluralistica da un lato e l'anelito all’universalità dall’altro.

Nell'ambito della articolata discussione sul tema, si potrebbero individuare due modelli di pensiero opposti:
il relativismo e l’universalismo. In una zona intermedia sono riconducibili le posizioni sfumate di chi non prende una posizione in senso affermativo: c’è chi si proclama anti-relativista senza essere universalista; chi si dichiara anti-universalista senza essere relativista; c'è anche chi si definisce, on una doppia negazione, anti-antirelativista .
È invece, fuori discussione, in quanto acquisito nella coscienza  comune il rifiuto dell'etnocentrismo, ossia l'assolutizzazione di una cultura rispetto alle altre culture. L'assolutizzazione di una cultura rispetto alle altre è un atteggiamento di ingiustificata arroganza.


II modello del relativismo ritiene che ogni cultura sia una sorta di sistema che trova significato in se stesso, un insieme di credenze e di tradizioni il cui senso si esaurisce nella stessa manifestazione m un certo tempo e luogo.
Le culture non possono, insomma, che rinviare a se stesse: se ne può comprende il senso solo dal loro interno.
Il relativismo si limita a prendere atto della pluralità che si manifesta secondo i tempi e i luoghi, nella consapevolezza dell’irriducibilità della pluralità nell’unità.
Parlare di relativismo culturale significa affermare l'irriducibilità della molteplicità delle culture ad unità di senso. Significa considerare ogni cultura come un sistema autoreferenziale  e la pluralità delle culture.
 In questo contesto il principio di tolleranza, inteso in senso pragmatico, assume una configurazione ben precisa: tollerare significa accogliere ogni cultura per il solo fatto che esiste e nel modo stesso in cui si manifesta. Il che significa, in termini più precisi, che ogni cultura e ritenuta non giudicabile.
Il modello relativista del multiculturalismo ha delle implicazioni forti sul piano giuridico. La relativizzazione della verità e della conoscibilità della verità porta con sé, inevitabilmente, la relativizzazione del diritto rispetto ad ogni cultura. Il diritto è considerato il prodotto storico e geografico di una certa cultura.
Il diritto è chiamato a valorizzare, anzi anche ad assolutizzare la differenza, facendo sì che ogni cultura sia posta nelle condizioni di esprimersi, di conservare per quanto possibile le proprie tradizioni, usi e costumi.
Emergono alcune incoerenze in tale modo di pensare. Innanzitutto la contraddizione tra i presupposti teorici del non cognitivismo e il principio pragmatico di tolleranza.
Delle due l’una:
- o si è coerenti con l'affermazione della non esistenza e della non conoscibilità della verità oggettiva, ma allora la tolleranza non può essere una verità, dovendo ammettere sia la tolleranza che l’intolleranza, non essendovi ragioni obiettive per preferire la tolleranza ali intolleranza;
- oppure se si intende proporre il principio di tolleranza, si entra in contrasto con i principi teorici, essendo costretti a rinunciare coerentemente alle premesse concettuali non cognitiviste.
Il relativismo ritiene che sia meglio che il diritto non esprima giudizi: ma anche questo è un giudizio.
Inoltre la neutralità non è realizzabile 'di fatto': nel caso di un contrasto, contestuale e simultaneo, tra culture opposte, il principio di tolleranza diviene inconsistente, lasciando spazio al prevalere della cultura più rotte (o violenta) sulla più debole.
Del resto, l'esaltazione delle differenze culturali porta ogni cultura a chiudersi in se stessa, in un dinamismo che si chiude all'interno, ritenendo estraneo chi non vi appartiene: l'estraneità potrebbe facilmente divenire inimicizia.
In una zona intermedia, tra relativismo e universalismo, si vanno delineando con sfumature diverse, nuovi orientamenti di pensiero.


Ma il punto in questione, per la filosofia del diritto, è la sfida forte che il multiculturalismo lancia al modo di pensare il diritto. Si tratta, in altri termini, di verificare se, attraverso il diritto e la tematizzazione del senso del diritto, sia possibile una via di integrazione interculturale che riapra l'orizzonte universalista. 
Multiculturalità non significa solo osservazione passiva della molteplicità e della variabilità delle culture , ma anche e soprattutto ricerca al di là della molteplicità di una verità oggettiva minima comune.
Lo sforzo concettuale della riflessione filosofica si delinea nell'ambito della elaborazione di una "filosofia delle culture" che deve andare oltre l'antropologia culturale: la ricerca filosofica ha il compito di superare le determinazioni culturali particolari per cogliere in che misura esse inverino il significato strutturale della natura umana.

Il principio di tolleranza, in questa prospettiva, va inteso in senso forte: tollerare non significa accettare in modo neutrale ed acritico ogni cultura fattualmente esistente, ma significa ritenere che si può, anzi si deve, formulare un giudizio sulle culture, ma non un giudizio di preferenza o di valore (stabilendo una gerarchia, tra culture migliori o peggiori), quanto un giudizio filosofico, che utilizza come misura critica comune il riferimento strutturale alla verità antropologica.
Le culture vanno giudicate sulla base di un criterio comune, la dignità umana.
Ma se la cultura smarrisce se stessa, se diviene manifestazione deformata di violenza contro l'uomo consapevolmente o inconsapevolmente, se si pone come chiusura al dialogo con le altre culture e assolutizzazione di sé, non può essere tollerata, ma al contrario va giudicata,  in senso negativo.
Esiste un limite invalicabile della tolleranza: l'intollerabilità dell'intolleranza. Non si può tollerare la cultura intollerante, che viola la dignità umana e la coesistenza sociale: non si può estendere la tolleranza a chi la nega agli altri.

Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Palazzani, L., 2011. Una introduzione filosofica al diritto. 1st ed. Roma: Aracne.