Filosofia del Diritto: Etica della Cura


Oltre la giustizia: Etica della cura


Se il diritto, e in particolare i diritti umani, costituiscono una via imprescindibile per garantire le condizioni per la realizzazione della dignità umana della coesistenza sociale, si tratta di un percorso che presenta alcuni limiti strutturali che il pensiero etico, epistemologicamente, può superare.
Il diritto non può che garantire le condizioni esterne necessarie della coesistenza che favoriscono la via per l'attuazione della dignità umana; ma non sono condizioni anche sufficienti, non producono con certezza assoluta l’effettivo rispetto della dignità umana.
Il diritto si ferma alla giustizia; l’etica va 'oltre' la giustizia.

Nell'ambito della riflessione morale nel contesto della filosofia del diritto diviene sempre più visibile, accanto alla categoria della giustizia, la tematizzazione del concetto di 'cura’, nel senso di ‘prendersi cura’ (non nel senso di guarire).
La cura presuppone e implica una relazione asimmetrica: prendersi cura significa riconoscere che l'altro esiste, ma significa anche riconoscere che il rapporto che è possibile stabilire con l'altro non sempre è paritetico o simmetrico.
Prendersi cura significa anche preoccuparsi per qualcuno, interessarsi alla condizione di vulnerabilità con attenzione e partecipazione, ponendosi in un atteggiamento di sollecitudine e di responsabilità, avvertendo un obbligo etico verso gli altri che hanno bisogno e sono riconosciuti come bisognosi di cura, indipendentemente da quanto si ottiene in cambio, in un atteggiamento di fiducia.

Prendersi cura non può essere una mera prassi esteriore ed estrinseca, ma deve essere imprescindibilmente connessa ad una percezione interiore vissuta nell'esperienza dell’agente, che coinvolge il sentimento (inteso come capacità di sentire qualcosa verso qualcuno), l’empatia (o partecipazione al vissuto dell'altro), la compassione quale identificazione di sé nell'esperienza dell'altro.
In questo senso l'obbligo etico proviene spontaneamente dall'interno; non è e non può essere imposto coercitivamente da regole esterne, alle quali si obbedisce passivamente.
ln questo senso si potrebbe definire filosoficamente il "prendersi cura" come attitudine interiore e impegno attivo di attenzione responsabile gratuita nei confronti di chi è vulnerabile.

Sono emerse alcune obiezioni ali introduzione di tale concetto, basate sulla rilevazione che la cura possa essere usata in modo improprio:
- la cura di sé come narcisismo autoreferenziale o cura dell'altro per se stesso;
- l'enfatizzazione della cura come affermazione di potere, dominio, forza che porta all'accentuazione della debolezza e dipendenza dell'altro;
- l'eccesso di cura come accanimento (curare ad ogni costo), soffocamento, oppressione, interferenza, invadenza che produce dipendenza nell’altro che non si libera dalla cura (il debole si adagia nell 'essere accudito, rimane passivo, inerte e rischia di vivere la non cura come abbandono);
- l'eccesso di cura dell'altro come trascuranza di sé, esaurimento fisico ed emozionale.

Ma le obiezioni non compromettono la valenza dell'etica della cura: gli usi impropri della cura non ne invalidano il senso proprio; il fatto che la cura possa essere usata in modo distorto ed inappropriato non ne impoverisce il senso etico autentico.
L’etica della cura è il fondamento del dovere dell'uomo di trascendere l'immediatezza dell'egoismo e volgersi verso l'altro, con devozione, pazienza, onestà, speranza, coraggio, amore, umiltà, fiducia. 
La cura non coincide con la giustizia: se coincidesse, si pretenderebbe dal diritto la sua eticizzazione. Ma ciò e strutturalmente impensabile ed impossibile, dato il pluralismo etico e la distinzione epistemologica tra diritto ed etica. 
La cura, invece, integra la giustizia essendone complementare.
In questo senso il diritto, benché necessario per il convivere sociale, in alcuni momenti non può che cedere il passo all'etica e rimandare alla rimessione morale, in quanto, sulla base delle proprie categorie, non è in grado e non può riuscire a gestire alcune situazioni. Filosofia morale e giuridica sono momenti di riflessione necessari, ma nessuno completamente autonomo ed indipendente dall'altro.