Filosofia del Diritto: concetto di Giustizia


Giustizia


La definizione generale tradizionale, in senso giuridico ed etico-sociale, di giustizia è: "la volontà costante e perpetua di dare a ciascuno il suo diritto".
Si delineano diverse forme di giustizia in base ai diversi significati che si possono attribuire ai termini che compongono la definizione.

-       la giustizia legale (legalità) o conformità dei comportamenti sociali alle leggi;
-       la giustizia commutativa (detta anche correttiva, compensativa, contrattuale) o correttezza degli scambi tra individui;
-       la giustizia distributiva (o allocativa, ripartitiva o dispensativa), quale equità dell’assegnazione;
-       la giustizia ontologica (o naturale) come riconoscimento delle spettanze di ogni uomo.

La giustizia legale: ritiene giusto chi osserva la legge. In questa dimensione, la giustizia coincide con l'osservanza formale delle norme a prescindere dai contenuti o dai valori.

La giustizia commutativa: consiste nel portare riparazione nelle relazioni private. In questo senso la giustizia regola e controlla la correttezza procedurale degli scambi, delle transazioni e dei contratti oppure interviene a rettificare e compensare i torti, ossia la frode, il furto o la violenza.

La giustizia distributiva: coincide con l'allocazione di beni che possono essere divisi tra i membri della comunità politica sul piano sociale. Si tratta di una forma di giustizia triangolare o tripolare, gerarchica, indiretta (in quanto il rapporto interindividuale è mediato dalla società come un tutto) nella dimensione pubblica, regolata dal criterio della proporzionalità geometrica secondo la proporzione tra la quantità dei beni da assegnare e il merito/valore di coloro ai quali i beni vanno assegnati. 

La giustizia ontologica: ritiene giusto chi rispetta l'uguaglianza. La giustizia consiste nel riconoscimento dell'uguaglianza tra gli uomini come bene assoluto e universale, al fine di garantire a ciascuno ciò che è suo nei confronti degli altri. In questo senso la giustizia ontologica consiste nel riconoscimento delle spettanze di ogni uomo in base al diritto naturale.


Ogni forma di giustizia è stata posta come prioritaria, se non esclusiva, da diverse teorie.

- Secondo la teoria formalistica, giustizia significa dare o attribuire ad ogni individuo (a cui il potere politico conferisce uno statuto giuridico) il suo, inteso come ciò che il potere stabilisce formalmente gli sia dovuto. 
La distribuzione è accentrata nella decisione del potere politico che decide quanto, come, a chi distribuire, riducendo il diritto a politica e i comportamenti a conformazione esteriore coercitiva alle leggi, nella riduzione della giustizia a legalità.Si tratta di un modello inaccettabile a causa delia subordinazione del diritto al potere politico arbitrario.


- Secondo la teoria liberale-libertaria, in base alla quale il soggetto di diritto coincide con l’ individuo in grado di esercitare la libertà, la giustizia si riduce a tutela dell'autonomia: la società si limita a proteggere i diritti di proprieta e libertà, lasciando che le persone migliorino le loro condizioni grazie all'iniziativa individuale
In questo contesto la giustizia assume il significato di "non danneggiare l'altro',ove il danno coincide con la coercizione e la restrizione della libertà e l'altro è l'individuo in grado di esprimere ed esercitare in atto la propria liberta nelle scelte e nelle azioni.
In questo ambito assume un particolare rilievo la giustizia commutativa, che si limita a controllare la correttezza degli scambi, delle transazioni e dei contratti tra individui liberi, aventi proprietà. 
In questo senso la minimizzazione delle funzioni dello Stato (detto anche "Stato minimo") deve lasciare spazio al libero "mercato massimo".
 È la teoria che si ispira alla concezione proposta da R. Nozick che, nel tentativo di rimediare agli inconvenienti dello stato di natura (la situazione ipotetica di libertà assoluta), ammette l'esigenza di costituire associazioni protettive private", di istituzionalizzare l'"associazione protettiva dominante" o lo Stato ultraminimo (che protegge solo chi paga) e lo "Stato minimo" (o "guardiano notturno   o   spettatore discreto ) con la funzione di garanzia nell'esecuzione dei contratti.
L’argomento che sta alla base della proposta liberale-liberista è la considerazione secondo la quale nessuno è responsabile delle disuguaglianze naturali e sociali: l'assenza della responsabilità sociale deriva dal fatto che i risultati della "lotteria naturale", ossia dei cambiamenti imprevedibili della sorte di un individuo a causa di forze naturali, malattie o danni naturali, dunque la distribuzione di vantaggi/svantaggi per nascita e della "lotteria sociale”.
Ne consegue che la società non è obbligata a compensare le differenze o a riparare i danni, non essendoci un obbligo diretto di aiutare i bisognosi e di risarcire i deboli.

Il modello del liberalismo individualistico è stato criticato per le implicazioni umane e sociali che ne conseguono.
- La protezione garantita dallo "Stato minimo" non riguarda tutti gli uomini, ma esclude esplicitamente gli individui non ancora o non più in grado di esercitare la libertà, oltre i deboli, i poveri e gli emarginati, ossia coloro che non hanno la possibilità per ragioni fisiche ed economiche di entrare nella concorrenza del libero mercato.
- Inoltre non sono tenuti in adeguata considerazione gli effetti sociali delle azioni libere individuali: l’assolutizzazione dell' autonomia, oltre ad aprire il problema del conflitto delle libertà contestuali e simultanee, accentua l'egoismo, la logica fredda del calcolo e l'indifferenza ai bisogni, considerando l'altruismo una mera opzione soggettiva accidentale mai vincolante.
In tale senso il liberalismo liberistico esalta la logica del profitto e sottovaluta l'aiuto compassionevole.


- La teoria dell'egualitarismo sociale o socialismo egualitario, pur riconoscendo il valore della libertà, privilegia le esigenze sociali rispetto alla libertà individuale, il bene collettivo rispetto al bene soggettivo, Proteggendo la libertà nel contesto del riconoscimento dell'uguaglianza tra gli individui.
L’intervento dello Stato, inteso come "Stato massimo" o del benessere è considerato rilevante per evitare gli inconvenienti del libero mercato.
In questo contesto la giustizia, che ha origine da un accordo pratico convenzionale, esprime l'esigenza di tutelare i diritti di libertà di tutti e l'equità nell'accesso alle risorse.
E’ la teoria che si ispira j. Rawls che, immaginando l'ipotesi fittizia di una "posizione originaria" dietro un "velo di ignoranza", ritiene che si possa raggiungere un accordo intersoggettivo razionale sulla giustizia, articolato in due principi:
-il principio di uguaglianza nell'assegnazione dei diritti /doveri ove la protezione della libertà è limitata dal riconoscimento dell'uguale libertà a tutti;
-il principio di differenza o compensazione delle ineguaglianze sostanziali economico-sociali mediante la regola del "maximin", secondo la quale la distribuzione è giusta se produce benefici compensativi per i meno avvantaggiati.

Secondo tale modello di pensiero, la giustizia commutativa e la funzione protettiva rispetto al danno altrui sono ridotte al minimo. Al contrario è potenziata e massimizzata la giustizia distributiva, ove "dare a ciascuno il suo' assume una duplice valenza:
- la valenza egualitaria dell'assegnare ad ogni individuo in modo uguale .
- e la valenza sociale nel dare all'indigente ciò di cui ha bisogno con il riconoscimento particolare e il sostegno delle situazioni di debolezza e fragilità
È la teoria del "mercato minimo" e dello "Stato massimo”
Va anche però sottolineato che l'egualitarismo, anteponendo la società all'individuo, finisce con il non riconoscere i diritti individuali irrinunciabili rivendicabili nei confronti del tutto sociale: nulla appartiene al singolo in modo esclusivo, nemmeno vita, salute o libertà, potendo lo Stato disporre della vita, della salute o della libertà se lo richiede il tutto sociale.


- Nel contesto della visione giusnaturalistica, la giustizia assume un significato che consente di valorizzarne tutte le forme in modo integrato nell'ottica del rispetto dei diritti umani. 
Non danneggiare alcuno" significa proteggere e rispettare la dignità di ogni essere umano.  Dare a ciascuno il suo" significa riconoscere sul piano sociale ad ogni essere umano ciò che gli "spetta" ontologicamente, in forza della stessa natura umana intrinseca indipendentemente dal conferimento o attribuzione da parte di una volontà esterna.
 Secondo questo modo di intendere la giustizia, radicato nell'uguaglianza, ogni essere umano ha sostanzialmente gli stessi diritti di qualsiasi altro essere umano pur nella diversità esistenziale.