Economia Politica: Il Salario


Il salario, il profitto e le diverse teorie della distribuzione funzionale del reddito

Il Salario:

Il Salario è la retribuzione data al lavoratore per l'attività da lui svolta alle dipendenza di un impresa.
Si distingue tra salario monetario (: quantita' di moneta che il lavoratore riceve) e il salario reale (:quantita' di beni che il lavoratore puo' acquistare con il salario monetario).
Il livello del salario reale dipende dal livello del salario monetario e da quello dei prezzi, in particolare dei prezzi dei beni di consumo.
A seconda dei criteri di commisurazione il salario puo' essere a tempo o a cottimo.
Nel primo caso il salario viene commisurato al tempo in cui l'operaio lavora.
Nel secondo caso viene commisurato alla quantità di beni prodotta dall'operaio.
Vi è infine il salario progressivo, che è una forma intermedia fra il salario a tempo e quello a cottimo.
Il costo del lavoro è cio' che l'impreditore spende per il lavoratore, e quindi non comprende solo il salario ma anche i contributi sociali.
Un altro concetto importante è quello del costo del lavoro per unita' di prodotto (CLUP) , che è il rapporto tra il costo del lavoro e la produttivita' del lavoro.

Nel sistema economico esistono le imprese che cercano lavoratori e individui che cercano lavoro.
Parleremo pertanto di domanda di lavoro da parte delle imprese e di offerta di lavoro da parte dei lavoratori; le quali costituiscono il mercato del lavoro (che funziona come quello di qualunque bene).
La domanda e l'offerta di lavoro possono essere misurate in due modi: come numero di lavoratori o come numero di ore lavorate (da tutti i lavoratori). Quest'ultima è la misura piu' precisa.
La domanda di lavoro delle imprese dipende essenzialmente dal salario: quanto piu' è alto il salario, tanto minore sara' la domanda di lavoratori da parte dell'imprese.
La curva di domanda di lavoro sara' quindi decisamente decrescente; in cui 'w' rappresenta il salario e N la quantita' di lavoro domandata dalle imprese.
I lavoratori saranno disposti a lavorare un maggior numero di ore se il salario orario è piu' elevato. Pertanto la curva di offerta di lavoro sara' crescente.

Grafico 1


Il salario corrispondente all'intersezione tra le due curve, è il salario di equilibrio; il quale equivale al prezzo di equilibrio.

Secondo gli economisti prekeynesiani il salario di equilibrio garantisce l'eguaglianza tra la domanda e offerta di lavoro e garantisce anche la piena occupazione della forza lavoro.
Diversi economisti hanno sostenuto che nella realtà la curva di offerta di lavoro ha un andamento differente da quello indicato nel grafico 1.




Infatti all'aumentare del salario orario, il singolo lavoratore in un primo tempo desidera lavorare per piu' ore, ma al di la' di un certo livello di salario, potrà desiderare di lavorare un minor numero di ore, perchè il guadagno totale è sufficiente a soddisfare le sue esigenze.
Pertanto man mano che il salario aumenta, l'offerta di lavoro dapprima aumenta, ma, quando il salario oltrepassa un certo valore l'offerta di lavoro diminuisce.
La curva di offerta di lavoro sarà quindi piegata all'indietro. In questo caso è possibile avere due punti di equilibrio A e B.



A potra' essere un punto di equilibrio solo nel breve periodo. Infatti prima o poi le imprese preferiranno pagare un salario piu' basso e il sistema economico raggiungerà l'equilibrio rappresentato dal punto B.















Le considerazione fatte finora suppongono implicitamente che sul mercato del lavoro prevangano condizioni di concorrenza perfetta, ma ormai tale mercato è caratterizzato da condizioni di monopolio soprattutto dal lato dell'offerta, a causa dell'esistenza di forti sindacati operai.
Il primo autore che ha trattato questo problema è stato Keynes il quale affermava che esiste un livello minimo al di sotto del quale il salario monetario non puo' scendere, perchè i sindacati dei lavoratori non lo consentirebbero. La curva di offerta di lavoro per Keynes è come si presenta nel codesto grafico:


Il segmento 0 w_ rappresenta il salario monetario minimo.
Keynes sostenne che in questa situazione, anche se il salario diminuisce, la piena occupazione non sarebbe raggiunta.

Infatti una diminuzione dei salari farebbe diminuire la domanda dei beni di consumo da parte dei lavoratori e le imprese reagirebbero ad essa riducendo la produzione dei beni. Licenzierebbero così' altri lavoratori e il sistema economico registrerebbe una maggiore disoccupazione.
Per Keynes la piena occupazione va raggiunta non diminuendo i salari, ma facendo aumentare la domanda effettiva (o globale), cioè la domanda di beni e servizi.
Lo strumento fondamentale per espandere la domanda è per Keynes la politica fiscale nella forma soprattutto dell'aumento della spesa pubblica.

Nella realtà odierna dei Paesi industrializzati il mercato del lavoro è caratterizzato dall'esistenza della contrattazione collettiva fatta tra le associazioni impreditoriali e i sindacati operai. E' questa la situazione di monopolio bilaterale il cui risultato è determinato essenzialmente dalla forza relativa delle due parti.
Tra i fattori che influiscono sull'offerta di lavoro vanno ricordati i movimenti di popolazione sia all'interno dello stesso paese sia da un Paese all'altro.
In molti Paesi industrializzati oggi vi è scarsità di manodopera e l'incremento naturale della popolazione è scarso, perchè le coppie hanno pochi figli. In questi Paesi, essendovi un'offerta di lavoro spesso inferiore alla domanda, i salari sono alti.
Per ovviare alla scarsita' della manodopera, che rallenta l'espanzione dell'industria, questi Paesi fanno immigrare lavoratori dalle nazioni meno industrializzate.
Poichè vi sono diverse categorie di lavoratori (particolari abilita' piu o meno avanzate), per ogni categoria esistono una domanda e una offerta (di lavoro): il mercato del lavoro ciò' risulta segmentato ovvero diviso in settori.
Normalmente sara' piu' alta l'offerta di operai non qualificati, per cui il salario di questi sarà piu' basso di quello dei lavoratori qualificati o specializzati.


Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Palmerio, G., 2011. Elementi di Economia Politica. 10th ed. Bari: Cacucci Editore.