Economia Politica: Il profitto e la teoria della Distribuzione del Reddito


Il profitto:


Il profitto è il reddito che l'impreditore ottiene per l'attivita produttiva che svolge.
Cio' che resta all'impresa degli introiti della vendita del prodotto dopo aver pagato i restanti soggetti e oggetti, ed è pertanto un reddito residuale.
In regime di concorrenza pura (nel lungo periodo) il prezzo del prodotto tende ad eguagliare il costo medio.
Nel calcolo del costo medio è gia' compresa la remunerazione per l'imprenditore, che prende il nome di profitto normale.
Un impresa che agisce in situazioni di monopolio e di oligopolio, oltre al profitto normale, ha un extraprofitto, che alcuni autori considerano una rendita.

Il profitto rappresenta la retribuzione per due elementi: l'attività di organizzazione e di direzione tipica dell'impreditore e il premio per il rischio che l'impreditore affronta ogni volta che effettua un investimento.
Sul profitto vi è sempre stato un ampio dibattito; Marx ad esempio cosidera il profitto, chiamato da lui plusvalore, una quota di reddito sottratta al lavoratore dall'impreditore che lo sfrutta. Shumpeter invece ritiene che il profitto sia generato essenzialmente dall'introduzioni di innovazioni.

Nella  realtà vi sono dei redditi misti; es. il reddito dell'artigiano è misto di profitto e di salario.
Alcuni distinguono i redditi in due grandi categorie: redditi da capitale (rendite, interessi, profitti) e redditi da lavoro. Quelli da lavoro si distinguno in redditi da lavoro dipendente (stipendi salari ecc) e redditi da lavoro autonomo (ad esempio il reddito dei professionisti).


 Teoria della distribuzione funzionale del Reddito


Uno dei temi che gli economisti da A.Smith a oggi hanno esaminato è il seguente: quali fattori determinano la distribuzione funzionale del reddito, cioè la sua distribuzione tra salati, profitti e rendite?

Ricardo aveva una teoria della rendita; ma che cosa determina la distribuzione tra salari e profitti?
Gli economisti classici (Smith, Ricardo ecc..) ritenevano che il salario fosse determinato dalla domanda e dall'offerta di lavoro, pero' pensavano che esso gravitasse attorno al livello di sussistenza dei lavoratori.
Quest'ultima affermazione venne battezzata la legge ferrea (o bronzea) dei salari di Lassalle.
I classici ritenevano che ciò' avvenisse essenzialmente a causa della legge della popolazione di Malthus: la quale rilevava che le risorse naturale sono disponibili in quantita' limitata, e ciò' pone un freno all'espansione della produzione. La popolaizone cresce velocemente, piu' rapidamente della produzionePertanto il reddito (cioè il prodotto) pro capite tende a diminuire.

Diversi autori distinguevano fra il breve e il lungo periodo.
Nel breve periodo, nelle fasi di espasione dell'economia, la domanda del lavoro da parte delle imprese aumenta e ciò' puo' determinare un aumento dei salari. Pero' all'aumento dei salari e del tenore di vita da un lato induce i lavoratori a fare un numero maggiore di figli e dall'altro riduce la mortalità.
La conseguenza, nel lungo periodo, è un aumento dell'offerta di lavoro che di nuovo fa diminuire i salari riportandoli al livello di sussistenza. L'offerta di lavoro è piuttosto rigida nel breve periodo, mentre è infinitivamente elastica nel lungo periodo.
Il fenomeno puo' essere descritto mediante i diagrammi:












Un modo alternativo di descrivere la teoria dei classici consiste nel rappresentare la curva di offerta di lungo periodo che è infinitivamente elastica, cioè orizzontale, come nel grafico.


Il salario resta fisso al livello di sussistenza.















Marx sostiene che lo sviluppo della grande industria, tipico del capitalismo, tende a dividere gli individui essenzialmente in due classi sociali: capitalisti e proletari (lavoratori). L'unico fattore originario di produzione è il lavoro. Marx trascura l'esistenza di risorse naturali scarse che certamente non sono riconducibili al lavoro.
Ai lavoratori cui spetterebbe l'intero prodotto, viene pagato solo un salario, che tende a rimanere al livello di sussistenza. Cio' si verifica per il meccanismo dell'esercito industriale di riserva.
Quando  vi sono dei disoccupati nell'economia, l'offerta di lavoro supera la domanda e quindi i salari sono bassi (al livello di sussistenza).
Quando il sistema economico raggiunge la piena occupazione, la domanda di lavoro tende ad eccedere l'offerta e i salari aumentano. I capitalisti,vedendo l'aumento del costo del lavoro riducono gli investimenti e la domanda di lavoro. Si crea cosi' nel sistema economico disoccupazione. Questa analisi è alla base della teoria di Marx del ciclo economico.


Gli economisti neoclassici hanno una diversa teoria della distribuzione del reddito. Essi ritengono che il mercato dei fattori produttivi funziona come il mercato dei beni: per ogni fattore produttivo vi saranno una domanda e un'offerta, che ne determinano il prezzo, e questo riflette la scarsità relativa del fattore.
I neoclassici rilevano che la scarsità di un fattore è misurata dalla sua produttività marginale, per cui il salario sarà eguale alla produttività marginale del lavoro e il tasso di interesse alla produttività marginale del capitale.

Se R è il ricavo totale dell'impresa, q è il prodotto totale, N il numero dei lavoratori, p il prezzo del prodotto, avremo:
DeltaR / Delta q = (Delta q / Delta N) x p
DeltaR/ Delta q è il ricavo marginale; Delta q / Delta N è chiamata produttivita' marginale fisica del lavoro, mentre Delta q / Delta N tutto 'x q' è la produttivita' marginale del lavoro in valore.
Consideriamo ora i costi dell'impresa. Il costo marginale in questo caso è dato dal costo rappresentato dal lavoratore in piu' che viene immesso nel processo produttivo, cioè dal salario che l'impresa paga al singolo lavoratore.
Se C è il costo totale, q il prodotto, w il saggio del salario, cioè il salario pagato dall'impresa al singolo lavoratore, avremo:

Delta C / Delta q = w
dove Delta C / Delta q è il costo marginale.

L'impresa cercherà di massimizzare il profitto totale e, per fare cio', espandera' la produzione fino al punto in cui il ricavo marginale è eguale al costo marginale. Ma nel punto in cui Delta R / Delta q = Delta C / Delta q; dalle precedenti formule si avrà: (Delta q / Delta N) x q = w; cioè il salario è eguale alla produttivita' marginale del lavoro (in valore).
Nella realtà il salario è diverso a seconda di ogni amnsione del lavoratore e asseconda dell'impresa. Pertanto si puo' affermare che le imprese saranno disposte a pagare un  salario eguale alla produttivita' marginale del lavoro.
La curva marginale fisica del lavoro è rappresentata nel senguente grafico e la curva marginale della produttività del valore in lavoro sarà spostata verso l'alto ma avrà lo stesso andamento.