Istituzioni di Diritto Romano: Pecuniarietà della condanna


Pecuniarietà della condanna

Ritornando  sulla condemnatio, Gaio avverte esplicitamente che essa, in qualsiasi tipo di formula, ha sempre e comunque una caratteristica fondamentale, quella di essere pecuniaria, di comportare cioè una stima in danaro in ordine all'oggetto della lite. 

Tutto considerato,parrebbbe dunque che la pecuniarieta della condanna fosse una caratteristica del processo formulare, non riscoscontrabile in quanto accadeva una volta (nonché in quanto succederà inseguito con una nuova procedura della cognitio extra ordinem).
Non si dovrà, tuttavia, trascurare il fatto che almeno nelle azioni in rem, come era esplicitamente previsto dalla c.d. clausola arbitraria o restitutoria, contenuta nella formula, il convenuto avrebbe potuto evitare la condanna, obbedendo all'invito, che il giudice, una volta accertato i buon fondamento della pretesa dell'attore, era tenuto a condannarlo.

Era probàbilmente del tutto estraneo alla mentalità di un uomo del mondo antico, il quale doveva apparire più grave dell'aspetto economico quello morale di tutta là faccenda.


Pluris-minoris petitio 

Gaio esamina dettagliatamente, a questo punto, i rischi che potevano derivare dal non averle strutturate in modo conveniente, ciò che lo porta a parlare innanzitutto del caso in cui si fosse chiesto di più, ossia della pluris petitio.
Questa si aveva quando in una intentio ‘certa' veniviva avanzata una pretesa più ampia, per qualche aspetto di  quella che  poteva effettivamente essere fatta valere.
 La conseguenza di tale pluris petitio, come Gaio aveva anticipato era di far perdere automaticamente la lite, in quanto il convenuto veniva necessariamente assolto dal giudice, che doveva attenersi scrupolosamente ai termini della formula. 

Tutto ciò non si sarebbe verificato, invece, per una richiesta inferiore al dovuto (minoris petitio), in presenza della quale il giudice avrebbe condannato nella entità minore richiesta, salvo a non potersi agire per i residuo davanti allo stesso magistrato, finché questi durava in carica.


Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Martini, R., 2007. Appunti di Diritto Privato Romano. 2nd ed. Padova: CEDAM.