Istituzioni di Diritto Romano: testamenti factio e eredi testamentari


Testamenti factio

Tornando a Gaio si parla di capacita’ di far testamento o testamento factio la cui pero’ trattazione è in gran parte perduta.

Tale capacita’ non spettava a coloro che fossero alieni iuris o che pur essendo sui iuris, fossero impuberi,oppure pazzi o anche semplicemente muti o sordi, ovvero fossero stati interdetti.
Non potevano poi fare testamento certi liberti , ossia latini Iuniani e quelli ricompresi nel numero dei dediticii.
Quanto alle donne che fossero sui iuris e puberi, non sembra che esse, inizialmente , avessero la testamenti factio.In seguito si è detto , il Senato avrebbe accordato loro, per iniziativa di Adriano, di poter testare con l’auctoritas del tutore .

Chi avesse la testamenti factio doveva peraltro, se non voleva che il suo testamento fosse invalido, usare anche determinate cautele:
a)nell’impiego di certe formule solenni per l’istituzione dell’erede.
b)nella istituzione o diseredazione,sempre con certe formule determinate, dei discendenti in potesta’,o di coloro che fossero statia dottati, con l’avvertenza che la disederazione doveva disporsi con dichiarazione singola(nominatim) per i figli maschi, mentre poteva essere fatta genericamente per tutti gli altri.

La preterenzione(ossia la mancata menzione per istituirli o per desideredarli) di discendenti in potesta’ diversi dai figli maschi non faceva cadere il testamento, ma comportava il c.d. diritto di accerscimento ( ius adcrescendi), ossia l’ammissione anche di costoro all’eredita’- in quote diverse a seconda dei casi- assieme agli eredi nominati nel testamento stesso.
La revoca del testamento per lo ius civile si sarebbe potuta essere attuata solo mediante la confezione di un nuovo testamento.


Eredi testamentari

Quanto agli eredi testamentari –il discorso vale in parte anche per quelli ad intestato o legittimi- essi potevano essere di tre tipi e precisamente: necessarii, sui et necessarii o extranei.

-Necessarii: in quanto non potevano rifiutare l’eredita’, erano gli schiavi, che fossero stati istituiti eredi e contemporaneamente dichiarati liberi.

-Sui et necessarii: erano i discendenti in potesta’ del testatore: figli e figlie, moglie in manu, o nipoti il cui padre fosse nel frattempo morto o uscito di potesta’, i quali erano detti sui ( sottointeso: heredes) poiché eredi domestici, e necessari perché anch’essi non potevano rifiutare l’eredita’, sebbene il pretore consentisse loro di non immischiarsi nelle faccende ereditarie ( ius abstinendi).

-Erano infine (heredes) Extranei : tutti gli altri :compresi i figli usciti dalla potesta’ paterna, quelli che fossero stati nominati eredi della madre, per l’ovvio motivo che essa non  aveva la potestas sui figli, nonché gli schiavi istituiti, ma manomessi gia’ in vita del testatore.Costoro potevano scegliere se accettare o meno l’eredità, ma, a meno che non fossero minori dei 25 anni, non potevano tornare indietro.

L’accettazione soleva essere richiesta con clausola nel testamento, che dicevasi cretio, e si poneva in essere mediante una dichiarazione solenne;se la cretio appunto non si fosse fatta entro 100 giorni si usciva automaticamente dalla eredita.


Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Martini, R., 2007. Appunti di Diritto Privato Romano. 2nd ed. Padova: CEDAM.