Istituzioni di Diritto Romano: forme di testamento


Gaio si sofferma su le varie forme di testamento:

Senza dare alcuna definizione,egli afferma che c’erano due tipi di testamento:
- quello detto calitis comitis(:posto in essere davanti ad una assemblea popolare rappresentata da comizi curiati
- quello in procinctu(: si faceva davanti all’esercito armato e pronto ad uscire in battaglia).

Per quanto riguarda il testamentum calitiis comitis poichè riprende l’uso come dellle adrogatio dei cuiriati, si puo’ parlare di una equivalenza fra adrogatio e tale tipologia testamentaria.


In seguito Gaio ci afferma che si sarebbe avuto un terzo tipo di testamento, il quale si realizzava per aes et libram in quanto si utilizzava la mancipatio.
Questo sarebbe l’unico poi rimasto in vigore,pur con una modifica di struttura.
La dottrina ha pero’ ritenuto che le cose si siano veramente svolte in maniera diversa:

Nel senso che non si sarebbe avuto un terzo tipo di testamento ma piuttosto un atto tra vivi: mancipatio familiae , con il quale veniva trasferito il patrimonio familiare ad un compratore fittizzio, che si incaricava di ridistribuire I beni alle persone indicate dall’alienante.
Da questa mancipatio familias si sarebbe arrivati ad un vero e proprio testamento grazie alla nomida di un erede nonchè alla riduzione della mancipatio stessa ad atto simbolico ed alla introduzione di  una dichiarazione solenne davanti ai vari testimoni , nuncpatio, con la quale il testatore manifestava la sua volonta’ esposta su delle tavolette cerate;queste ultime venivano poi chiuse con dei fili di lino e sigillate dai testimoni all’atto; per garantirne la segretezza.
Gaio si sofferma su coloro che non potevano fungere da testimoni o da libripens, in quanto legati da vincoli di parentela con il testatore.


Dal testamento civile , di cui abbiamo discorso fin qui, si suole contrapporre un testamento cosidetto pretorio, il quale avrebbe avuto meno requisiti formali, in quanto il pretore( il quale avrebbe avuto meno requisiti formali)  avrebbe richiesto solo se esistessero le tavolette testamentarie e che esse fossero sigillate dai sette testimoni(: per cui questo sarebbe stato un vero e proprio testamento scritto mentre il testamento civile avrebbe potuto essere anche orale o nuncupativo).

Nelle fonti classiche il testamento pretorio si tratta solo di un intervento del pretore, il quale immetteva nel possesso dei beni ereditari la persona o le persone nominate eredi in un testamento,concedendo loro la c.d. bonorum possessio secundum tabulas qualora il medesimo fosse stato invalido iure civili.
Si trattava di una sanatoria di una situazione che per qualche effetto non poteva produrre effetti desiderati sul piano civile;naturalmente coloro che avevano ottenuto in tal modo la bonorum possessio non erano eredi secondo lo ius civile, ma di fatto si permetteva che fossero considerati tali.


Nell’epoca giustinianea si arrivo’ ad un testamento scritto detto tripertitum in quanto richiedeva:

1)    la presenza dei testimoni all’atto come voleva lo ius civile
2)    la sottoscrizione del testatore e dei testimoni, introdotta dalle costituzioni imperiali
3)    i sette sigilli, previsti dal pretore come condizione per poter richiedere la bonorum possessio secundum tabulas.

Accanto a questa forma di testamento Giustiniano ammise anche un testamento orale costituito da una dichiarazione nella presenza di sette testimoni.