Diritto Costituzionale: Diritti e Libertà fondamentali




Il tema delle libertà e delle disposizioni che la Costituzione dedica alla loro tutela richiede alcune puntualizzazioni preliminari.
In primo luogo, va detto che non tutte le situazioni giuridiche soggettive tutelate dalla Carta costituzionale possono essere ascritte alla categoria delle liberta; così come non tutte le libertà costituzionalmente tutelate si esauriscono nella categoria delle "libertà fondamentali".
A proposito del primo aspetto e riprendendo quanto si è già accennato sopra, generalmente si distinguono tra le posizioni giuridiche attive le libertà e i diritti; le prime vengono normalmente riferite alla pretesa, tipica del costituzionalismo liberale, di estromettere lo Stato dalle scelte dell'individuo (libertà negative); 
i secondi sono invece usualmente riferiti a quelle pretese nei confronti dello Stato affinché questi soddisfi esigenze di tipo sociale (diritti positivi).
     
La disciplina costituzionale delle libertà ha conosciuto una significativa evoluzione nel passaggio dallo Statuto albertino alla Costituzione
repubblicana vigente .
Infatti, da una prospettiva nella quale i diritti di libertà esprimevano sostanzialmente una concezione individualistica della persona; la sfera delle libertà era principalmente intesa come "libertà dallo Stato"; gli strumenti di garanzia erano esclusivamente fondati sulla legge; da questa prospettiva, si diceva, si passa, con l'avvento della Costituzione repubblicana e con l’affermarsi dello Stato sociale, ad una concezione delle libertà non solo nella loro accezione "negativa", ma anche "positiva" quali strumenti per realizzare un'effettiva partecipazione dei cittadini, indipendentemente dalle loro condizioni sociali ed economiche, alla «organizzazione politica, sociale ed economica del Paese» (art 3 c. 2 Cost.).


Diritti inviolabili: la valenza "aperta" dell'art. 2 della Costituzione:

L'art  2 della Costituzione proclama solennemente che «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità».
Al centro della disposizione costituzionale sta la persona umana; ad essa, e solo ad essa, sono ritenti i diritti inviolabili che - si osservi bene -la Repubblica «riconosce» e garantisce.
 Quanto al carattere "inviolabile" dei diritti dell'uomo, dall'angolo di visuale dei titolari degli stessi, esso si traduce sul piano strettamente giuridico nella :
- imprescrittibilità (il mancato esercizio da parte del titolare anche per lungo tempo non ne comporta la perdita), 
- nella inalienabilità (che vale ad escludere i alienazione per atto di volontà del titolare) 
- e nella indisponibilità (irrinunciabili, dunque, con atti di diritto privato) dei diritti stessi. Nei riguardi, invece, dei soggetti diversi dai titolari l'inviolabilità determina la loro intangibilità sia ad opera dei pubblici poteri, sia nella sfera dei rapporti tra privati.
La Costituzione attribuisce alle comunità intermedie un ruolo determinante nello sviluppo della personalità dei singoli; è per il tramite  di esse  che il sistema dei diritti e delle libertà costituzionalmente garantite si connette ai «doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» che proprio l’appartenenza alla comunità comporta (art. 2 Cost.).


Diritti inviolabili e condizione giuridica dello straniero:

Il tema dei diritti inviolabili garantiti all'interno del nostro ordinamento costituzionale e chiama inevitabilmente in causa la condizione giuridica dello straniero
Questi, in quanto persona ed in quanto all'interno del territorio italiano, sarà titolare di diritti (inviolabili) e doveri; ma il diverso legame esistente tra l'individuo e lo Stato fa sì che cittadino e straniero non abbiano una posizione del tutto paritaria.
Infatti in taluni casi i diritti sono riferiti espressamente ai <cittadini> : articoli  3 , 16 , 17 , 48 , 49 , 4 , 52-54 Cost.Mentre in altri casi a tutti : 19 ,21 , 53 Cost.
La lettura del testo costituzionale offre in primo luogo un riferimento esplicito nell'art. 10, c.2, ove - prevedendosi una riserva di legge rinforzata (nel senso che il contenuto della disciplina legislativa non potrà prescindere dalle norme del diritto internazionale) - si legge che «la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali».
Tale disposizione costituisce la base di riferimento per un'estensione dei diritti fondamentali agli stranieri.
Un primo criterio proposto dalla dottrina e accolto dalla Corte costituzionale fa perno sull'art.2 Cost, il quale, come si è visto, riconosce e garantisce i «diritti inviolabili dell'uomo». Secondo un'interpretazione diffusamente accolta, in quanto riferibili all'uomo come essere libero sono garantiti a tutti senza discriminazioni verso gli stranieri.
Un secondo criterio, anch'esso accolto dalla Corte costituzionale (sent. n. 219/1995), muove da una previa individuazione degli interessi generali che solo lo status di cittadino è in grado di soddisfare; al di fuori della sfera di questi interessi la posizione degli stranieri è parificata a quella dei cittadini, sì che a questi verrebbero estese le garanzie costituzionali relative ai diritti civili fondamentali.
Quanto alla legislazione ordinaria, va subito fatto rilevare che l'art, 16 delle disp. prel. ce.  pone una clausola di reciprocità per cui «lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità». 
Poiché nessuna menzione di tale  clausola è fatta in Costituzione, è opinione comune che l'efficacia della condizione di reciprocità sia  limitata ai diritti civili diversi da quelli fondamentali.
Lo straniero che  soggiorni regolarmente nel territorio dello Stato gode di una sfera più ampia di diritti: in linea generale, gode dei diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano, salvo diverse disposizioni.


La libertà da ingiustificate discriminazioni: il principio di eguaglianza:

L'eguaglianza di fronte alla legge costituisce un rilevante strumento di tutela dei diritti inviolabili. Naturalmente tale principio non esaurisce la propria "forza" nella sfera delle libertà fondamentali; esso, infatti, pervade l'intero ordinamento e rappresenta un limite generale all'esercizio della funzione legislativa.
 Nella formulazione dell'art. 3 Cost., il principio di eguaglianza presenta almeno due componenti: 
- nel c. 1 si afferma la cosiddetta eguaglianza formale e se ne danno alcune specificazioni («Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»); 
- nel c. 2 si enuncia la necessità di assicurare un'eguaglianza sostanziale.
L'eguaglianza giuridica o formale deriva in primo luogo dal riconoscimento della pari dignità sociale dei cittadini.
Le specificazioni offerte dalla seconda parte dell'art. 3, c. 1, Cost, hanno indotto la dottrina prevalente a dedurne una vera e propria presunzione di illegittimità costituzionale delle leggi che determinino differenziazioni di trattamento sulla base dei parametri specificati. Al tempo stesso, tuttavia, si ritiene che tale presunzione di illegittimità verrebbe meno qualora si dimostrasse la ragionevolezza della differenziazione prevista dal legislatore.
Il principio di eguaglianza sostanziale, affermato al c. 2 dell'art. 3 Cost., affida alla Repubblica il compito di rimuovere quegli ostacoli che, di fatto, limitano la libertà e l'eguaglianza; solo così facendo, infatti, si porranno le condizioni per  pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione alla vita  politica , economica e sociale  del Paese.


La libertà personale:

Nel quadro dei «rapporti civili» (Parte I, Titolo I, Cost.), la dottrina assegna una posizione centrale a tre libertà fondamentali: la libertà personale, la libertà di pensiero e la libertà di associazione (rispettivamente affermate dagli art. 13, 21 e 18 Cost.).
L'art. 13 Cost, esordisce affermando che «la libertà personale è inviolabile».
L'inviolabilità della libertà in esame non esclude tuttavia limitazioni quando se risultino essere non arbitrarie.
 A tale proposito, il c. 2, art. 13 Cost, stabilisce due ordini di garanzie idonee a scongiurare l'arbitrarietà delle forme di restrizione della libertà personale: la riserva assoluta di legge e la riserva di giùsdizione.
Quanto alla prima, il costituente ha inteso ammettere restrizioni alla libertà personale «nei soli casi e modi previsti dalla legge»; riserva che viene ribadita al c. 3 a proposito dei provvedimenti provvisori adottabili dall'autorità di pubblica sicurezza nei casi eccezionali di necessità ed urgenza «indicati tassativamente dalla legge.
La riserva di giurisdizione implica che sia l'autorità giudiziaria a disporre l'applicazione, con atto motivato, delle restrizioni alla libertà personale previste dalla legge.
Sin qui il regime ordinario delle limitazioni alla libertà personale. 
L'art. 13, c. 3, Cost., prevede poi un regime d'eccezione anch'esso soggetto a riserva di legge: nei casi eccezionali di necessità e d'urgenza, tassativamente indicati dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori di limitazione della libertà personale che devono essere comunicati all'autorità giudiziaria entro 48 ore e da questa confermati nelle 48 ore successive. In Mancanza di una convalida tali provvedimenti si intendono revocati, restando privi di ogni effetto.
Le misure restrittive della libertà personale, quali che esse siano, incontrano un limite costituzionalmente stabilito ai sensi dell'art. 13, c. 4, Cost., sotto il profilo del trattamento delle persone che ad esse sono sottoposte; sono, infatti, punite forme di violenza fìsica e morale.


La libertà di domicilio:

Il domicilio viene comunemente ritenuto come la proiezione spaziale della persona ( Amorth) e per tale ragione il costituente ha riservato alla cosiddetta liberta domiciliare (Motzo) la medesima disciplina della libertà personale. 
L'art. 14 Cost. infatti, al c. 2, prevede espressamente una riserva assoluta di legge; inoltre, riferendosi alle «garanzie prescritte per la tutela della libertà personale», implicitamente comprende altresì una riserva di giurisdizione, nonché la necessaria convalida da parte dell'autorità giudiziaria delle ispezioni, perquisìzioni e sequestri provvisoriamente disposti dal l’autorità di pubblica sicurezza lei luoghi del domicilio.
Ci si rivolge alla definizione civilistica del domicilio o per il fatto che essa risulta essere più ampia e dunque più congeniale alle esigenze prefigurate dal costituente. In base all'art. 614, c.p., il domicilio è l'abitazione e ogni «altro luogo di privata dimora», nonché le relative «appartenenze». La violazione del domicilio comporta dunque una sanzione penale.
Parte autorevole della dottrina tende a ritenere che esista un'autonoma nozione costituzionale di domicilio . 
La stessa Corte costituzionale ha considerato come domicilio ai sensi dell'art. 14 Cost., «qualsiasi spazio isolato dall'ambiente esterno di cui il privato disponga legittimamente» (sent. n. 88/1987). Peraltro, in questa prospettiva, titolari della libertà domiciliare, insieme alle persone fisiche, sono anche le formazioni sociali e le persone giuridiche.
L'inviolabilità della libertà di domicilio subordina, come si è visto, l'esecuzione di atti restrittivi della stessa alle medesime garanzie previste per la libertà personale. 
L'art. 14 Cost, si riferisce espressamente ad atti quali l'ispezione (art. 244 c.p.p.), la perquisizione (art. 247 c.p.p.) e il sequestro (art. 25 c.p.p.); : anche alle cosiddette intercettazioni ambientali (artt. 266 e 267 c.p.p.), vale a dire le intercettazioni delle comunicazioni tra presenti che si svolgono nel domicilio.
E’ interessante poi rilevare che a partire dal 1993 sono stati inclusi, non senza qualche incertezza, tra i delitti contro il domicilio anche i cosiddetti «reati informatici» (art. 615 ter ss., c.p.).
Per espresso disposto dell'art. 14, c. 3, Cost., gli accertamenti e le ispezioni dovute a motivi di sanità e di incolumità pubblica oppure per finalità di natura economica e fiscale, sfuggono all'osservanza delle garanzie previste per la liberta personale quando siano regolati da «leggi speciali». Salta dunque il meccanismo della riserva di giurisdizione, non essendo necessaria la previa autorizazione del giudice o la successiva convalida.


La libertà di circolazione e soggiorno:

Appartiene a quella proiezione spaziale della persona anche la libertà di circolare e soggiornare liberamente all'interno del territorio dello Stato, nonché la libertà di uscire e rientrare in tale territorio (libertà di espatrio e di rimpatrio) e di scegliere il luogo di esercizio delle proprie attività economiche e lavorative (libertà di stabilimento).
Sul piano sostanziale, l’art. 16,c. 1, Cost, assicura ai cittadini la libertà di circolare e soggiornare in qualsiasi parte dei territorio nazionale secondo quanto stabilito dalla legge. A differenza delle garanzie previste per la libertà personale, la disposizione in esame stabilisce soltanto una riserva di legge sia pure rinforzata: le uniche limitazioni ammesse alla libertà in esame sono quelle dovute a motivi di sanità o di sicurezza determinate «in via generale», vale a dire su basi obiettive; sono altresì escluse limitazioni a causa di «ragioni politiche».
La libertà di circolazione e soggiorno implica, dunque, la libertà per i cittadini di scegliere il luogo ove fissare la propria residenza, il proprio domicilio, il proprio lavoro.
Riguardo alle eventuali limitazioni, la Corte costituzionale ha ritenuto che il carattere «generale» dei provvedimenti limitativi è inteso ad assicurare l'eguaglianza nel trattamento dei destinatari; inoltre i motivi di «sicurezza», sempre secondo l'orientamento del giudice delle leggi, andrebbero intesi in un senso ampio come sinonimo di «ordine pubblico» e di «ordinato vivere civile».
Il c. 3 dell'art. 16 afferma che «ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge». 
Si osservi che mentre la libertà di rimpatrio sembra essere incondizionata, almeno fin quando perduri il rapporto di cittadinanza, la libertà di espatrio è invece subordinata al rispetto degli obblighi di legge.
Ci sono dubbi di legittimità sorgono in ordine a quelle disposizioni della medesima legge del 1967, in forza delle quali è rimessa al Ministro degli esteri la potestà di sospendere o limitare il rilascio dei passaporti, se non addirittura di ritirarli, in circostanze eccezionali e per motivi di sicurezza interna o internazionale, oppure quando ricorrano gravi rischi per gli interessi economici o per la salute dei cittadini.


Libertà di corrispondenza e comunicazione:

Sembra preminente il nesso con la libertà personale anche nel caso della liberta e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, tutelata dal c. 1 dell'art. 15 Cost.
Ma a differenziare la libertà di comunicazione da quella di manifestazione del pensiero concorrono alcuni rilevanti fattori: l'art. 15 Cost, mira a tutelare la corrispondenza e la comunicazione in quanto tali e indipendentemente dai contenuti che per il tramite di esse si manifestano; tali e indipendentemente dai contenuti che per il tramite di esse si manifestano; inoltre qui si ha riguardo a comunicazioni interpersonali, dunque ad espressioni del proprio pensiero destinate a rimanere circoscritte nella sfera dei destinatari e pertanto riservate.
Considerata l'affermazione della segretezza delle forme di comunicazione, rientrano nella tutela apprestata dal costituente le sole comunicazioni idonee a rimanere segrete (ad es., la corrispondenza epistolare chiusa) oppuré tutti quei messaggi che comunque risultino personalizzati e riservati alla conoscenza dei destinatari? L'opinione prevalente, seguita anche dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, è nel senso di un'interpretazione estensiva; tale dunque da ricomprendere nella sfera delle forme di comunicazione tutelate anche quelle conoscibili dai terzi.
Il capoverso dell'art. 15 Cost, richiama il duplice meccanismo di garanzia della riserva di legge e della riserva di giurisdizione.
La libertà e la segretezza delle comunicazioni, come ogni altra libertà fondamentale, è garantita non solo nei confronti delle indebite interferenze dei pubblici poteri, ma anche verso i privati. Gli artt. 617 ss. del codice penale puniscono quei comportamenti diretti a violare il ed. diritto alla riservatezza (privacy).
Il diritto alla riservatezza è riconosciuto dall'art. 8 della CEDU ed è stato oggetto di numerose convenzioni, accordi, direttive e raccomandazioni delle istituzioni della Comunità europea. In adempimento a tali obblighi comunitari, il legislatore italiano ha approvato la 1. n. 675/1996 recante norme sulla «Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali» con la quaiesre istituita un'autorità garante per vigilare sull'uso dei cosiddetti dati sensibili.


L'obbligo di prestazioni personali e patrimoniali:

Nell'ambito del sistema delle garanzie poste a tutela della libertà della persona in senso ampio, una posizione residuale sembra vada riconosciuta alla disposizione di cui all'art.23 Cost., in base alla quale «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge».
'Quanto alle prestazioni personali imposte, esse si riducono agli obblighi derivanti dal servizio militare, a quelli inerenti alle pubbliche funzioni e ai rapporti di pubblico impiego. Certamente più rilevanti appaiono le prestazioni patrimoniali imposte dal legislatore (si pensi alle obbligazioni tributarie).
Il costituente ha previsto per esse la soggezione ad una riserva relativa di legge, come si evince dalla formula «in base alla legge» di cui all'art. 23 della Costituzione.

La libertà di manifestazione del pensiero:

Nel sistema delle libertà fondamentali costituzionalmente garantite, la liberta di pensiero (detta anche libertà di espressione) costituisce quella che la Corte costituzionale non ha esitato a qualificare come «la pietra angolare dell’ordine democratico» e «condizione del modo di essere e dello sviluppo della vita del Paese in ogni suo aspetto culturale, politico, sociale».
Si tratta, in altre parole, di una libertà che - insieme ad altre, quali ad esempio la libertà di riunione (art. 17 Cost.) e di associazione (art. 18 Cost.) - implica che l'esercizio si svolga all'interno di una comunità sociale e presuppone una relazione tra chi esprime il proprio pensiero e chi quella manifestazione repisce.
Si estende a comprendere anche la c.d. liberta’ negativa di pensiero, vale a dire il diritto al silenzio .

Quanto ai contenuti della libertà in esame, la questione appare non meno complessa.
In primo luogo, il fatto che la lettera costituzionale si riferisca al «proprio pensiero» non comporta che la tutela si estenda alla sola libertà di opinione; essa, infatti, comprende anche la libertà di riferire i fatti o i casi della vita (libertà di cronaca).
In secondo luogo, risulta alquanto delicata la questione della separazione tra espressione del pensiero e azioni che ne possono scaturire. Il riferimento è a quei reati di opinione i quali si concretano in particolari forme di espressione del pensiero le quali, in senso lato, apparterrebbero alla sfera delle manifestazioni garantite dall'art. 21 Cost.
È pertanto rimessa al giudice penale la valutazione circa l'idoneità della manifestazione del pensiero a determinare in concreto i comportamenti delittuosi.
Il tema dei limiti all'esercizio della libertà di pensiero è, come si evince anche dalle considerazioni fin qui svolte, saldamente legato alla trama dei contenuti della libertà in esame. La lettera dell'art. 21 Cost, reca, come unico riferimento testuale, il limite del buon costume.
      In concreto il concetto di buon costume è stato inteso ora come «pubblica decenza», ora con riferimento ad una generica <morale>.Piu’ diffusamente , ad ogni modo, il buon costume viene riferito alla morale sessuale o comunque alla possibile violazione della sfera del pudore sessuale.

Il legislatore costituzionale ha inteso conferire una connotazione ampia ai possibili strumenti della libera manifestazione del proprio pensiero indicando, al c. 1 dell'art. 21 Cost., «la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».
Ora, se è vero che tutti possono esprimere il loro pensiero, è altrettanto vero che non a tutti è concretamente possibile avvalersi dei mezzi di diffusione piu efficaci.
la libera manifestazione del pensiero si estrinseca nella liberta di informazione e nel principio del libero uso dei mezzi di informazione; il carattere democratico dell'ordinamento viene salvaguardato, dunque, attraverso il pluralismo dell'informazione.
Discende pertanto direttamente dall'art. 21 Cost, la tutela dell'interesse gènerale della collettività all'informazione il quale, in un regime democratico, implica la pluralità delle fonti e comporta, insieme, il diritto ad informare e il diritto ad essere informati .
Così, a partire dal 1981, la legislazione antitrust si è occupata delle imprese giornalistiche e radiotelevisive istituendo un'apposita autorità indipendente, il Garante dell'editoria, che successivamente, per effetto della 1. n. 249/1997, è divenuta l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Alla disciplina della libertà di stampa sono dedicati i commi successivi dell’art. 21 Cost.
I punti cardinali su cui la disciplina è articolata sono tre
- il divieto di sottoporre a controlli di tipo preventivo sia l'attività destinata alla stampa in senso stretto (autorizzazione), sia il contenuto degli stampati (censura); 
- l'ammissibilità del sequestro, cioè il ritiro della stampa successivamente alla sua pubblicazione, che viene subordinata ai limiti e alle garanzie che derivano dalla combinazione della riserva di legge assoluta e della riserva di giurisdizione; 
- la facoltà rimessa al legislatore di imporre alle imprese editrici della stampa periodica l'obbligo di rendere noti i mezzi di finanziamento.'

Riguardo al provvedimento di sequestro, il c. 3 dell'art. 21Cost, ne prevede l'ammissibilita solo in due ipotesi: «nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi»; oppure «nel caso di violazione delle norme  che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili». In entrambi i casi, dunque, vige una riserva di legge assoluta.
In materia di sequestro, peraltro, opera una riserva di giurisdizione che impone l'atto motivato dell'autorità giudiziaria, salvo i casi in cui «vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria».
Solo in tal caso l'autorità di pubblica sicurezza può procedere al sequestro con l'obbligo di comunicare al giudice, entro 24 ore, l'esecuzione del provvedimento. Qualora il giudice non lo convalidi entro le 24 ore successive, il sequestro si intende revocato e privo d'ogni effetto (art. 21, e. 4, Cost.).


La libertà di arte e scienza:

Pur se spetta alla Repubblica promuovere lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica (art. 9 Cost.), la proclamazione ad opera dell'art. 33, c. 1, Cost., della libertà di arte e scienza ha un preciso significato costituzionale: non si possono avere espressioni artistiche ufficiali né tantomeno indirizzi scientifici di Stato ; in altre parole, si è voluta bandire ogni forma di ingerenza o di indebito condizionamento da parte dello Stato.
La dottrina costituzionalistica mette in correlazione la libertà di arte e di scienza con la libertà di manifestazione del pensiero, qualificando la prima un corollario della seconda.
L'arte e la scienza , non incontrano quel limite del buon costume che l'art. 21 impone alla libertà di espressione. (Lo stesso codice penale, art. 529, esclude la configurazione del reato di oscenità con riferimento alle opere artistiche o scientifiche.).



La libertà di riunione:

L'art. 17 della Costituzione afferma il diritto dei cittadini a riunirsi liberamente purché pacificamente e senza armi. 
La libertà di riunione occupa nel sistema delle libertà costituzionali una posizione che potremmo dire "di snodo" tra le libertà che più strettamente attengono alla persona umana nella sua dimensione relazionale (libertà di espressione), e le libertà il cui esercizio presuppone una collettività (libertà di associazione).

In senso proprio, la riunione si ha quando più persone si incontrano volontariamente in un medesimo luogo con uno scopo comune, seppure transitorio.
L'assenza di una previa organizzazione non è sufficiente a far venir meno il carattere proprio della riunione, e dunque le garanzie previste dall'ordinamento; è invece essenziale il carattere della volontà di riunirsi per un certo scopo per distinguere la riunione dal mero assembramento di individui che casualmente si ritrovano nel medesimo luogo e nel medesimo tempo.
Circa le modalità, la Costituzione subordina la tutela della libertà di riunione alla condizione che essa si svolga «pacificamente e senza armi», a pena di scioglimento.
I sintomi del venir meno del carattere pacifico della riunione sono ovviamente rinvenibili in quei casi in cui si producano disordini e violenze contro persone e cose .
Circa il luogo dello svolgimento della riunione, la disciplina costituzionale distingue espressamente tra luoghi aperti al pubblico e luoghi pubblici; ai primi sono assimilati i luoghi privati.
Ora, ai sensi dell'art. 17, c. 2, Cost., solo quando la riunione si tenga in luogo pubblico è necessario un tempestivo preavviso all'autorità di pubblica sicurezza.
Spetta ai promotori della riunione preavvisare, in forma scritta e almeno tre giorni prima, il questore affinché questi possa, alternativamente, adottare le misure necessarie a tutelare la sicurezza e l'incolumità pubblica o, se ciò non fosse possibile, impedire la riunione. Tale impedimento deve essere giustificato da comprovati motivi di sicurezza o di pubblica incolumità (art. 17, e. 3, Cost.).


La libertà di associazione:

Esiste un'evidente linea di connessione tra la libertà di riunione e la libertà di associazione proclamata dall'art. 18 Cost.
Quest'ultima implica la prima, e infatti la dimensione associativa presuppone la facoltà di riunirsi; la volontàrietà e lo scopo comune si rinvengono sia nell'atto del riunirsi che in quello dell'associarsi; la differenza sostanziale sta in quel carattere di tendenziale stabilità che caratterizza il momento associativo rispetto alla semplice riunione.
Nella disposizione costituzionale non si fa alcuna distinzione in base alla qualificazione giuridica delle associazioni, siano esse riconosciute o non riconosciute; il tratto distintivo sta invece nella volontà di alcuni individui di costituirsi in associazione per perseguire una determinata finalità comune, dandosi a tal fine una struttura organizzativa dotata di una certa stabilità. 
Ad alcune di tali associazioni, peraltro, la stessa Costituzione dedica norme particolari; è il caso dei sindacati (art. 39 Cost.) e dei partiti politici (art. 49 Cost.), come delle associazioni a fini di religione o di culto (art. 20 Cost.).
 Deve riconoscersi una libertà negativa di associazione, vale a dire il diritto di non associarsi. In linea di principio pertanto sono escluse le forme associative obbligatorie, ad eccezione però di quelle imposte dalla legge sulla base di un rilevante interesse pubblico.
Deve sottolinearsi come il diritto di recesso del socio può ben essere oggetto di regolazione statutaria da parte dell'associazione, la quale gode appunto di una piena autonomia organizzativa; tuttavia, in alcun modo può essere impedito il recesso del socio.
La stessa disposizione costituzionale stabilisce che qualunque fine può essere perseguito dall'associazione purché non sia tra quelli «vietati ai singoli dalla legge penale>>.

Sono espressamente vietate, a norma del capoverso dell'art. 18 Cost., le associazioni segrete e le associazioni ed. paramilitari.
Se si volesse utilizzare un criterio letterale, si dovrebbe concludere che le associazioni segrete vietate dalla Costituzione coincidono con tutte quelle formazioni associative delle quali non siano conosciuti, né conoscibili, l'atto costitutivo o lo statuto, l'assetto organizzativo o le attività svolte, i membri dell'associazione e ogni altra notizia utile a ricostruirne l'identita’.
Il divieto delle associazioni segrete era giustificato in quanto «incompatibili con un regime di libertà>>.
L'art. 18, c. 2, Cost., conterrebbe implicitamente una duplice riserva: 
- una riserva di legge assoluta quanto alla definizione di associazione segreta; 
- una riserva di giurisdizione, in quanto un atto dell'autorità giudiziaria sarebbe necessario per avviare il procedimento di scioglimento dell’associazione vietata.
La nozione di associazione segreta accolta dal legislatore ordinario risulta, dunque, come il risultato di un'interpretazione restrittiva del concetto di segretezza; esso intatti viene legato ad attività intese ad interferire sulla imparzialita’ dell'amministrazione e sulla effettiva democraticità del sistema politico.
La riserva di giurisdizione viene dalla stessa legge osservata in quanto, per procedere allo scioglimento, è necessaria una sentenza irrevocabile che accerti l'esistenza dell'associazione segreta, cui segue il provvedimento del Governo (d.p.c.m.) che ne dispone lo scioglimento.


La libertà religiosa e di coscienza:

Forse più ancora che la libertà di espressione, la libertà religiosa guarda a
quella componente spirituale e interiore della persona umana nella quale si formano i profondi convincimenti di fede e di coscienza.
La libertà religiosa è dunque, ai sensi dell'art. 19 Cost., quel «diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto».
la Costituzione riconosce la facoltà di professare la fede religiosa in una forma individuale o associata (libertà di coscienza); la facoltà di esercitare in privato o in pubblico il culto (libertà di  culto); la facoltà di fare opera di proselitismo (libertà di propaganda religiosa).
Il sistema delle garanzie costituzionali a favore delle libere manifestazioni del sentimento religioso si avvale di strumenti rilevanti quali: il divieto di discriminazione tra le persone per motivi di religione (art. 3, c. 1, Cost.); il principio di uguaglianza di tutte le confessioni religiose davanti alla legge (art. 8, c. 1, Cost.), interpretato in un primo tempo dalla Corte costituzionale come garanzia di eguale libertà e successivamente, in seguito all'Accordo di revisione del Concordato del 1984, anche come garanzia di eguale trattamento.
Il solo limite esplicitamente previsto dall'art. 19 riguarda il divieto dei «riti contrari al buon costume». L'espressione ha ricevuto interpretazioni restrittive, nel senso di escludere la legittimità dei soli riti che offendono «la libertà sessuale, il pudore e l'onore sessuale».