Istituzioni di Diritto Romano: le Legis Actiones

 Legis Actiones


Gaio faceva del tipo di processo più antico il c.d. legis actiones. si era richiamato piuttosto incidentalmente a tale antica procedura, solo per spiegare meglio l'esistenza, àncora al suo tempo, di certe formule processuali, contenenti la finzione di una legis actio.

Il sistema antico delle legis actiones':

Esse erano state introdotte dalle leggi, quando non esistevano ancora gli editti dei pretori.
Si suppone, le la denominazione di legis actiones non risalisse verosimilmente al tempo, ma che essa si sia sviluppata solo in seguito, quando, accanto a questo sistema, ce ne fu un altro, delle azioni formulari, in contrapposizione al quale si sarebbero chiamate appunto legis actiones le actiones antiche .

Esistevano, ad ogni modo, cinque modi di procedere con tali azioni: per sacramentum, per iudicis arbitrive postulationem(ossia attraverso la richiesta di un giudice o di un arbitro), per condictionem, per manus iniectionem e perpignoris capionem (ossia mediante il prelievo di una cosa come pegno).

- Sacramentum:

Il primo modo di agire rappresenta la prima forma di processo risalendo con ogni probabilità più indietro delle stesse XII Tavole, era caratterizzato dalla scommessa di una somma di denaro (summa sacacramenti), che una delle due parti in lite, quella rimasta soccombente,. avrebbe dovuto pagare all’erario pubblico. 
Si afferma che proprio da questo versamento (o da un deposito preventivo) in sacrum (dato che l'aerariumm era conservato nel tempio di Saturno), sarebbe appunto derivata la  parola sacramentum.
Quanto alla procedura ditale legis actio, che, come è detto chiaramente sempre da Gaio, si distingueva in due tipi diversi, a seconda che si agisse: a) in rem o b) in personam, purtroppo noi non possiamo conoscere, a causa di una lacuna nel manoscritto veronese, la descrizione che il nostro autore ne faceva anzitutto in relazione al secondo tipo.

B) Alla luce di quello che è il concetto stesso di azione in persona; è un azione diretta contro un soggetto di cui si affermasse che era obbligato nei nostri confronti da contratto o da delitto a dare o fare qualcosa, e tenendo conto anche di alcuni scarsi elementi che ci provengono da altre fonti, si può presumere che, ad ogni modo, nella legis actio sacramenti in personam, si susseguissero, alla presenza del magistrato, alcune solenni dichiarazioni da parte dell'attore, che affermava l'esistenza di una obbligazione a carico del convenuto, e da parte del convenuto stesso che la negava, per arrivare poi, anche se non sappiamo bene come, alla scommessa. 
Dopodiché le parti stesse, trascorsi 30 giorni, e ciò secondo una lex Pinaria ritornavano dal magistrato per l'assegnazione del giudice, ossia del privato, presso il quale (apud iudicem) si sarebbe svolta la seconda fase del processo, previa una sintetica esposizione di quanto si era già fatto davanti al magistrato, e cioè in iure .

A) Quanto invece alla legis actio sacramenti in rem, ne possediamo la descrizione gaiana, almeno per una buona parte. Da essa appare che, se si trattava di una cosa mobile, questa veniva portata nel tribunale del pretore e qui le parti si comportavano entrambe nello stesso modo, non esistendo, come appare subito evidente, una posizione differenziata fra le stesse, come quella che ci sarà, in seguito, fra chi rivendica la cosa e chi, essendone possessore, ricopre il ruolo di convenuto.
Ciascuno dei due litiganti afferrava infatti la cosa e, toccandola simbolicamente con una verghetta, affermava solennemente che essa gli apparteneva in conformità al diritto (dando luogo a quella che si chiama vindicatio). Dopo che entrambe le parti — prima l'una e poi l'altra —avevano fatto questa solenne affermazione, il pretore — e il dato è molto significativo, rappresentando simbolicamente l'intervento dello Stato a dirimere le controversie fra privati — imponeva ad esse di lasciare la cosa controversa {«Mittite ambo hominem»). Si aveva, quindi, un nuovo scambio di battute solenni in cui, riprendendo l'iniziativa, quello che aveva rivendicato per primo chiedeva all'altro di giustificare la sua affermazione e, ottenutane una risposta, perentoria, in cui si ribadiva la liceità del comportamento tenuto («ius feci sicut vindic-tarn imposui»), lo sfidava al sacramentum, sfida raccolta e immediatamente rilanciata dall'altro. 
Poi, però, sappiamo solo — dato quel ci che si legge in Gaio — che il pretore affidava momentaneamente la cosa ad uno dei contendenti. A quale doveva fornire dei garanti (praedes litis et vindiciarum), circa la restituzione della medesima e dei frutti prodotti nel frattempo, per il caso, evidentemente di sua soccombenza, mentre entrambe le parti dovevano dare anche altri garanti, per quanto riguardava il pagamento della summa sacramenti.
Ciò che preme aggiungere è che, come appare, anche in questo caso, dagli spunti offerti da un'altra fonte, il processo nella sua seconda fase apud iudicem, si sarebbe concluso con una pronuncia, con la quale si dichiarava solo quale sàcramentum fosse iustum (ossia con-forme al diritto) e quale iniustum, risolvendo così, in maniera implicita e indiretta, il conflitto che aveva portato alla scommessa .

- Iudicis arbitrive postulatio:

A questa legis actio, il cui nome allude alla richiesta di un giudice (o di un arbitro), si ricorreva quando lo avesse stabilito la legge, ciò che avrebbero fatto quella delle XII Tavole per i crediti nascenti da stipulatio, oltreché per la divisione della eredità fra più comuni.
 Tale legis actio era basata su un'affermazione formale del proprio credito derivante da stipulatio, che veniva invece contraddetta dal convenuto, di fronte alla quale negazione l'attore chiedeva formalmente al pretore l'assegnazione di un giudice (mentre è probabile che si sarebbe chiesto un arbitro per i giudizi divisori). Tutto ciò che si limita a rilevare Gaio è che, in tal modo, si sarebbe avuta la possibilità di agire per tali rapporti di credito sine poena, ovverosia senza quella scommessa, che caratterizzava la legis actio sacramenti.

- Condictio:

La terza legis actio, quella per condictionem, sarebbe stata a sua volta caratterizzata dal fatto che chi faceva valere un credito, di fronte alla negazione del convenuto, invitava formalmente quest'ultimo a ripresentarsi dopo 30 giorni, per farsi assegnare il giudice .(Essa sarebbe stato introdotta piu tardi rispetto alle XII Tavole con la lex Silia e la lex Calpurnia).

- Manus iniecto:

Vengono a questo punto esposte, nel testo gaiano , le ultime due legis actiones: la manus iniectio e la pignoris capio, che la dottrina suole considerare di carattere esecutivo, avanzando altresì l'ipotesi che, originariamente, fosse stata proprio una di esse, ossia la manus iniectio, a costituire il primo modo di agire disciplinato dall'intervento statale, ossia il primo tipo di processo.
Gaio, dal canto suo, comincia col dire che anche la manus iniectio si sarebbe applicata ai rapporti per i quali ciò fosse stato previsto dalla legge, com'è, anzitutto, per i casi in cui esisteva già un precedente giudicato, ai quali la manus iniectio sarebbe stata applicabile in forza delle XII Tavole . Egli ci riferisce anche la dichiarazione solenne che veniva pronunciata dall'attore, mentre, davanti al magistrato, afferrava in qualche parte del corpo il convenuto (richiamato in giudizio dopo che fossero trascorsi i 30 giorni dalla condanna, previsti dalle XII Tavole: dies iusti): «Poiché tu sei stato giudicato o condannato, nei miei confronti, al pagamento di 10.000 sesterzi , dal momento che non hai pagato, io compio su di te la manus iniectio (cioè ti metto la mano addosso) per il giudicato di 10.000 sesterzi».Egli soggiunge che il convenuto non poteva sottrarsi da solo alla procedura, per contestarne il fondamento, dovendo trovare qualcuno che lo aiutasse a far ciò {vindex).

- Pignoris capio:

Era questa l'ultima legis actio, Essa — e il dato va rimarcato sarebbe stata esperibile in certi casi in base a principi consuetudinari e in certi altri in forza di legge. È ulteriormente degno di rilievo come questi vari casi non riguardassero, in ogni modo, il campo vero e proprio dei rapporti privati, trattandosi di debiti posti a carico dei cittadini e concernenti l'equipaggiamento dei singoli soldati i quali avrebbero agito personalmente, o di debiti relativi a negozi cui si era ricorsi per poter fare dei sacrifici agli dei, o, infine, di debiti dei contribuenti nei confronti dello Stato stesso e riscossi in un primo tempo, per mezzo di tipici appaltatori privati denominati publican.


Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Martini, R., 2007. Appunti di Diritto Privato Romano. 2nd ed. Padova: CEDAM.