Istituzioni di Diritto Romano: Iura in re aliena


Adesso trattiamo della Iura in re aliena”: diritti sulla cosa altrui.
Nella trattazione dedicata alle servitu’ nelle Istituzioni di Giustiniano sono elencati e descritti quelli che Gaio chiamava “iura praediorum rusticorum”: ossia
-l’iter :come diritto di andare e passare a piedi su un fondo altrui
-l’actus : come diritto di condurvi animali o veicoli
-la via : come esercizio di entrambi I precedent probabilmente su una vera e propria strada
-l’aquaeductus: come diritto di condurre mediante apposite canalizzazioni acqua.

Come Giustiniano aggiunge sarebbero stati da ricomprendere nelle servitu’ rustiche anche il diritto di recarsi sul fondo ad attingere acqua , quello di condurvi I greggi a pascolare o ad abbeverarsi, nonce quello di cuocervi la calce o scavarvi la rena.

Le servitu’ dei fondi urbani, dette cosi perchè inerenti ad edifice sarebbero consistite invece:
 - nel sostenere col proprio muro la costruzione del vicino ,
 nel ricevere o non ricevere sulla propria casa o sul proprio terreno lo sgocciolio o lo scolo dell’acqua piovana,
-  nel non sopraelevare la propria costruzione per non togliere la vista sempre al vicino.

Giustiniano spiega come le servitu’ non fossero acquistabili e parimenti dovute non fossero dovute , se non da chi avesse dei fondi, come si suol dire, potevano costituirsi solo a vantaggio di un fondo detto ‘dominante’ e a carico di un altro detto ‘servante’.
E non basta perchè occorreva anche che le servitu’ arrecassero una utilita’ oggettiva al fondo.Come emerge da due testi del Digesto in cui si richiama Nerazio( D.8,3,5-6), un diritto di cavar creta da un campo altrui avrebbe poruto costituirsi come servitu’, solo se con quella creta si fossero volute costruire dei vasi per raccogliere e trasportare I frutti del fondo.
Che poi la servitu’ non potesse consistere per il proprietario del fondo servente in un fare ma solo in un permettere appare gia nel modo stesso in cui viene descritto il contenuto dei vari iura.

Quanto hai modi di costituzione di una servitu’essi erano stati trattati gia da Gaio mettendo in luce come,esclusa la traditio inapplicabile alle cose incorporali, in epoca classica si potesse ricorrere alla in iure cessio o , per le servitu’ rustiche, alla mancipatio.

Per le servitu’ relative ai fondi provinciali non erano ammesse ne’ la mancipatio ne la iure in cessio, Gaio stesso informava che cio’ si sarebbe potuto realizzare con patti e stipulazioni (pactionibus et stipulationibus).
Certo non vi sono dubbi che Giustiniano menziona ormai il negozio ricordato da Gaio (pactio e stipulation) come unico modo per costituire servitu’ fra vivi, accanto al sistema di imporla nel proprio testamento,mendiante una forma di legato, che sembrerebbe quello per damnationem, e che almeno classicamente avrebbe potuto solo costituire un obbligo personale a carico dell’erede.

Sara’ infine che in epoca piu’ antica le servitu’ dovevano potersi acquistare anche per usucapione, se cio’ fu vietato, come ci informa Paolo(D 41,3,4,28), da una lex Scribonia , probabilmente dell’ultima eta’ repubblicana.
Al tempo di Giustiniano è comunque possibile ‘acquisto delle servitu’ anche per praescriptio longi temporis tramite il loro esercizio duraturo, 10 anni inter praesentes e 20 inter absentes.