Istituzioni di Diritto Romano: Acquisto per Diritto naturale


Vengono passati in rassegna da Gaio altri modi di acquisto, che egli qualifica di diritto naturale, al pari della traditio.
La dottrina moderna suole chiamarli " titolo originario " in contrapposto a quelli definiti acquisti " a titolo derivativo ", in quanto la proprieta' si acquisterebbe in questi casi indipendentemente dalla volonta' del precedente titolare, che in certi casi non esiste neppure.

Il primo caso è quello della cattura di animali selvaggi,uccelli o pesci( omnia quae terra mari caelo capiuntur), che non sono di alcuno ( nullius ).Essi divengono subito, per un principio naturale ( ratio naturalis) di chi li prende, e tali rimangono finche' non scappino recuperando la liberta'.
Sempre nell'ambito di questo acquisto che la dottrina moderna chiama "occupazione",rientrerebbero infine, come dice Gaio, le cose sotratte al nemico.

Abbiamo poi una serie di casi che la dottrina moderna suole unificare sotto il concetto di "accessione", anche se di cedere nel senso di accedere si parla in effetti nelle nostre fonti solo per alcuni di essi:
- Il primo è quello della alluvio per la quale Gaio si limita a dire che appunto diventa nostro, per lo stesso principio di diritto( che Giustiniano specifica parlando di Ius gentium ), cio' che viene ad aggiungersi poco a poco al nostro fondo, trasportato dalle acque di un fiume in modo cosi' impercettibile che non ci si accorge di quanto si aggiunge in ogni momento( si tratta di sabbia e detriti).
- Altri casi insieme ai precedenti si solgono far rientrare da parte della dottrina nei c.d. "incrementi fluvaili",sono poi quello dell'isola che sia nata in mezzo al fiume e quello( menzionato nelle Istituzioni imperiali) dell'alveo ossia del letto abbandonato; in entrambe le ipotesi divengono di proprietà' dei fondi rivieraschi.

Dopodiche' sempre Gaio si sofferma sulla c.d. specificazione, la quale si verificava quando qualcuno avesse ricavato una nuova species dalla materia di altri( vino da uva, olio da olive ecc..); ed in cui la nuova species sarebbe appartenuta al proprietario della materia lavorata secondo i Sabiniani ed allo specificatore ossia a colui che l'aveva prodotta,invece, secondo i Proculiani, per passare,infine, alle alienazioni compiute dagli impuberi e dalle donne, nonché agli acquisti per mezzo dei sottoposti, con il che si può' dire terminata la trattazione gaiana relativa all'acquisto di cose singole.

Viene poi a questo punto in considerazione un'ipotesi quella in cui certe materie di differenti proprietari si siano semplicemente mischiate, dando eventualmente origine anche ad una nuova species se erano diverse( come vino e miele), in seguito al quale fatto oggettivo( voluto o meno) si ha una comproprietà' dei precedenti proprietari sull'insieme risultante dalla "confusione".


Si passa poi ad esaminare gli altri casi di acquisto che Gaio aveva esposto di seguito agli incrementi fluviali, ossia quelli della edificazione,della piantagione, della semina, della scrittura e della pittura.

-L'edificazione: in questo ambito si distingue il caso di chi abbia edificato sul suolo proprio con materiali altrui, in cui si riconosce che egli diviene proprietario dell'edificio,ma si sottolinea come i materiali, pur non potendosi richiedere,per l'esistenza di un antico divieto delle XII Tavole, rimangono dell'antico proprietario; da quello di chi abbia costruito sul suolo altrui, che sapeva tale, con materiali propri, nel qual caso non solo cio' che è stato edificato ma anche i materiali si acquisterebbero al proprietario del suolo perchè in certo senso volutamente ceduti.
-La pittura: secondo Giustiniano sarebbe ridicolo che ad una vile tavola dovesse accedere l'opera di un celebrato artista.
-i frutti: essi possonoe ssere fatti propri solo con la raccolta degli stessi da chi possieda in buona fede la cosa fruttifera.
-Il tesoro: era definito gia' in un testo di Paolo come " una somma di denaro nascosta da gran tempo, della quale non si ricorda piu' nessuno, tanto che puo' considerarsi senza proprietario".Come lascia intendere Giustiniano, c'erano state delle questioni per stabilire a chi appartenesse la cosa nascosta, che fosse stata ritrovata.
L'imperatore Adriano l'aveva comunque attribuita per meta' allo scopritore e per meta' al proprietario del suolo.