Istituzioni di Diritto Romano: la Manumissio dello schiavo


Quanto ai modi di manomettere lo schiavo facendolo libero, quelli conformi allo Ius civile, Gaio ne elenca 3 in epoca classica:
 la manumissio vindicata, quella censu e quella testamento:

La prima consisteva in una sorta di finto processo nel quale il c.d. adsertor libertatis (colui che sosteneva che il presunto schiavo fosse libero), tenendo in mando una verghetta (vindicta) affermava davanti al pretore che il soggetto che si voleva manomettere era in effetti libero (vindicatio in libertatem); poichè il padrone dello schiavo taceva, essendosi accordato con l'adsertor, il magistrato con una sua dichiarazione solenne dava la liberta' allo schiavo.

- La seconda manumissione si realizzava molto piu' semplicemente col far iscrivere il servo nelle liste dei cittadini, tenute dal censore, al momento del censimento, che si faceva ogni cinque anni.

- L'ultima, che alla fine era la piu' frequente ,si aveva quando lo shiavo veniva dichiarato libero nel tesatmento del proprio padrone. La quale doveva essere scritta chiaramente in forma imperativa ,senno' il servo non acquistava automaticamente la liberta' ma la concessione di questa gravava sull'erede( c.d. manumissio fidecommissaria ).

Si svilupparono con il tempo anche modi di manomissione non solenni realizzati mediante una semplice dichiarazione del dominus fatta in maniera informale o all'amichevole( inter amicos); dove in questo caso lo schiavo non era libero ma si comportava come se lo fosse.
Una legge del 19 d.C. la lex Iunia Norbana fece riconoscere le manomissioni non solenni, purchè gli schiavi cosi' liberati potessero divenire cittadini romani quando si fossero rispettate le forme( es per le manumissioni valide per lo Ius civile era necessario che sia lo schiavo che il dominus avessero 20-30 anni di età).

Il rapporto poi fra schiavo liberato e padrone manumittente si diceva patronato.Esso comportava che il liberto oltre un certo obsequium nei confronti del patrono, fosse tenuto a prestare al medesimo dei servigi(operae) piu' o meno qualificati a seconda delle sue capacita', i servigi potevano essere oggetto di un contratto molto diffuso ovvero la stipulatio.
Poi i beni del liberto dopo essere deceduto appartenevano al padrone se non almeno una quota da quelli che spettavano ai suoi eredi.

Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Martini, R., 2007. Appunti di Diritto Privato Romano. 2nd ed. Padova: CEDAM.