Diritto Costituzionale: Le Forme di Stato


Nel ricercare la forma di Stato,  ciò che interessa è guardare a quel complesso di principi e regole fondamentali che reggono i rapporti tra le autorità statali dotate di potestà di imperio (cioè, di esercitare e legittimamente la coercrcizione) e la comunità dei cittadini, la società civile, nelle sue diverse articolazioni (dal singolo individuo alle formazioni sociali complesse).

E’ necessario ordinare secondo criteri predeterminati i modelli che la dottrina ha individuato; in altre parole, si tratta di classificare le forme di Stato. Ora, i criteri che possono essere utilizzati sono diversi; secondo l'orientamento che si preferisce seguire .
Le forme di Stato, dunque, possono essere ordinate sulla base della combinazione dei seguenti criteri:

 il quadro dei principi, giuridici e non, che ispirano il rapporto tra Stato e società civile, tra sfera pubblica e privata;

-                    la determinazione del titolare del potere politico e delle modalità di esercizio dello    stesso;  la determinazione della fonte da cui il potere politico deriva la sua legittimazione.
-                     l'affermazione o meno dei diritti di libertà e delle garanzie della loro effettivita’
-              l'esistenza o meno di una Costituzione e di un quadro di limiti posti ai governanti verso i    governati.

La considerazione di tali caratteristiche consente di distinguere tra Stato assoluto, Stato liberale e Stato contemporaneo, quest'ultimo nelle sue diverse articolazioni che si sono espresse attraverso i modelli di Stato sociale, Stato democratico-pluralistico, Stato autoritario. :




  Lo Stato assoluto:

Occorre attendere la seconda metà del XIV secolo per veder sorgere in Europa lo Stato-nazione nella forma dello Stato assoluto.
In questo Stato la sovranità, concepita da J. Bodin (1576) come il potere assoluto, supremo e indivisibile, si incarna nella Corona. Il Sovrano accentra nelle sue mani il potere esecutivo e legislativo; trattandosi di un potere di origine divina, non si pone una questione di rappresentanza politica; le stesse Assemblee hanno, verso il Re, mere funzioni consultive.
In una prima fase l'assolutismo esprime uno Stato di tipo patrimoniale, nel quale l'intreccio tra fini pubblici e fini privati è tale da non rendere visibile una demarcazione. Sulla fine del 1700 si afferma un assolutismo illuminato, il Sovrano riconosce tra le finalità dello Stato quella del benessere dei sudditi e, in questa prospettiva, imprime ad esso i caratteri del cosiddetto Stato di polizia (da polis, cioè una comunità organizzata; nulla a che vedere con la pubblica sicurezza). 
Resta però marcato il carattere assolutistico di questa esperienza di Stato nel quale manca una Costituzione (intesa come insieme di limiti al potere politico), la sovranità non conosce limitazioni, il pluralismo è estraneo alle categorie dello Stato, non si danno diritti ma piuttosto pretese patrimoniali.



  Lo Stato liberale:

L'avvento dello Stato liberale segna l'afférmazione della borghesia la quale, nell'arco di un secolo e mezzo, dalla "gloriosa rivoluzione" inglese (1688-1689) alla rivoluzione francese (1789), sino ai moti europei del 1848, gradualmente erode l'egemonia dell'aristocrazia e dell'alto clero.
Il tratto che caratterizza sul piano sociale lo Stato liberale è dato dalla struttura essenzialmente monoclasse; i diritti politici sono riservati a una base
sociale ristretta nella quale rientrano gli appartenenti a un determinato censo.
Rispetto allo Stato assoluto, tuttavia, lo Stato liberale segna un'evoluzione marcata da alcuni elementi di grande rilievo: 
 - nel continente, titolare della sovranità è la Nazione;
 - l'esercizio della sovranità si avvale di rappresentanti politici, eletti su base sostanzialmente monoclasse, i quali esercitano le loro attribuzioni senza vincolo di mandato.
in luogo dell'accentramento del potere politico, si afferma il principio della divisione dei poteri (elaborato dal Montesquieu) in base al quale lo Stato articola le sue funzioni lungo tre direttrici primarie: il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario
In tale quadro le relazioni tra gli organi titolari dei suddetti poteri sono ispirate a criteri di indipendenza e, al contempo, di bilanciamento e condizionamento reciproco.

Si afferma altresì l'idea dello Stato di diritto, in forza della quale i pubblici poteri sono soggetti a regole generali e astratte predeterminate; verso gli atti delle autorità si prevedono strumenti di garanzia giurisdizionale.
I cittadini, considerati nella loro individualità, sono titolari di diritti di liberta il cui contenuto si sostanzia nella estromissione dello Stato dalla sfera individuale. A tale proposito si parla infatti di libertà negative.
I principi giuridici posti a fondamento dello Stato trovano la loro consacrazione in quel documento fondamentale che è la Costituzione: essa assume carattere rigido o flessibile a seconda del processo che conduce alla sua adozione.


Lo Stato democratico-pluralistico:

A partire dagli inizi del '900 si va delineando un nuovo modo di regolare e concepire il rapporto tra Stato e società civile che, tuttavia, affonda le sue radici nella tradizione dello Stato liberale. Si tratta della forma di Stato democratico-pluralistico che si lega, da un lato allo sviluppo del capitalismo e all'emergere di nuove contraddizioni sociali, dall'altro all'estensione del suffragio e, in genere, dei diritti politici anche ai ceti esclusi dallo Stato liberale.
Ne deriva in primo luogo l'esigenza per lo Stato di accentuare il proprio intervento nell'economia non più come mero regolatore ma anche come garante dei diritti e degli interessi sociali e della dignità della persona.
 Si delinea così quella caratteristica dello Stato democratico che viene indicata con l'espressione Stato sociale(o Welfare State).

L'idea democratica che si afferma in questa forma di Stato conduce ad un'attenuazione della separazione tra l'apparato pubblico e la società civile; in particolare si affermano e si radicano nell'ordinamento giuridico diversi principi:
 pluralistico, personalistico, solidaristico, egualitario; si afferma poi il principio di partecipazione politica dei cittadini al governo della cosa pubblica per il tramite di una rete di organismi intermedi, tra i quali spiccano i partiti politici.

L'impianto giuridico costituzionale, che trova il suo radicamento formale nelle Costituzioni rigide, si articola sulla base di alcuni elementi portanti:

-       divisione dei poteri: alle tradizionali funzioni dello Stato si affiancano nuove attribuzioni; si delinea una funzione di indirizzo politico, prendono corpo alcuni strumenti di garanzia costituzionale come la funzione di revisione costituzionale e le Corti costituzionali, si profilano nuovi soggetti dell'apparato autoritario dello Stato dotati di indipendenza (autorità amministrative indipendenti).

-      la rappresentanza politica si arricchisce del costante rapporto tra elettori ed eletti assicurato dai partiti e, dove questi si rivelino insufficienti, dalla libera informazione e dalla risonanza dell'opinione pubblica;
-       il consolidarsi del principio del pluralismo offre ai gruppi portatori di interessi contrapposti la possibilità di confrontarsi nel rispetto del metodo e delle regole democratiche. Il che, in altre parole, consente alla maggioranza di governare nel rispetto dei diritti delle minoranze.
-       
     Lo Stato democratico, infine, è fondamento di nuovi diritti intesi come liberta positive. In particolare si delineano diritti politici ("nello Stato") e diritti sociali ("attraverso lo Stato") e si apprestano adeguate garanzie giurisdizionali attivabili a tutela dei diritti verso la legge (controllo di costituzionalità) e gli atti della pubblica amministrazione (giurisdizione ordinaria e/o amministrativa).


Lo Stato autoritario:

Lo Stato autoritario ricomprende quelle esperienze storiche le quali hanno delineato un rapporto tra governanti e governati ispirato a criteri contrapposti a quelli fondanti lo Stato democratico.
Le caratteristiche dei regimi autoritari vanno ricercate (di solito congiuntamente, talora anche disgiuntamente):
 nella concentrazione del potere, nel basso livello di consenso popolare, nella repressione dell'opposizione politica, nel valore assoluto dell'autorità statale, nel riconoscimento dei soli diritti conciliabili con gli interessi dello Stato, nella struttura corporativa della vita sociale ed economica. 
Tali regimi presentano poi - talora - un carattere totalitario (uno Stato che pervade ogni aspetto della vita sociale) che si manifesta attraverso l'ideologia ufficiale, il partito unico, la mobilitazione delle masse, l'esercizio del potere sulla base di una struttura di tipo poliziesco.
Le manifestazioni più evidenti della forma di Stato autoritario/totalitario si sono avute con lo Stato fascista in Italia  e lo Stato nazional-socialista in Germania.




.. Altre forme di Stato estranee alla tradizione liberal-democratica:

Distante dai criteri ispiratori delle Costituzioni liberal-democratiche risulta anche la forma di Stato socialista, affermatasi prima in Russia e poi, a partire dal secondo dopoguerra, in altri Paesi dell'Europa orientale divenuti satelliti dell'Unione Sovietica.
 Non diversamente dai regimi totalitari, lo Stato socialista affida la direzione dello Stato al partito unico, espressione della classe operaia.

Merita poi di essere segnalata quella forma di Stato, anch'essa lontana dalla tradizione Liberal-democratica, caratterizzata dal fatto che nella relazione tra autorità e libertà si interpone profondamente il fattore religioso. Lo Stato confessionale si caratterizza appunto per la fusione tra sfera religiosa e sfera civile e per la preminenza della prima sulla seconda.
Gli esempi più noti sono rappresentati dall'Iran degli ayatollah e dal regime instaurato nel 1996 dagli studenti ultrafondamentalisti noti come talebani.

Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Pecoraro, Reposo, Rinella, Scarciglia, Volpi, 2009. Diritto Costituzionale e Pubblico. 3rd ed. Torino: Giappichelli Editore.