Diritto Costituzionale: il Presidente della Repubblica


L'organo Presidente della Repubblica, che possiede anche la qualità di Capo dello Stato, e disciplinato nella Parte II, Titolo II, Cost. (artt. 83-91).

Le uniche certezze in negativo sono che il Presidente non è Capo del potere esecutivo, in quanto opera in una forma di governo parlamentare, né svolge un ruolo meramente simbolico, data la rilevanza di alcuni dei poteri attribuitigli.
La maggioranza della dottrina ritiene che il Presidente sia un organo imparziale di garanzia, chiamato a vigilare sul rispetto della Costituzione mediante l’esercizio di poteri di stimolo, di freno e di controllo nei confronti degli organi costituzionali politicamente attivi.
Infine più di recente il Presidente è stato configurato come organo di sintesi e di mediazione tra i partiti, che esprime i valori maturati nella comunità nazionale e svolge un ruolo che oscula tra garanzia dell'unità maggioritaria e garanzia dell'unità nazionale .
Si può allora affermare che il Presidente è una figura dalle molte facce e svolgente un ruolo variabile , ma pur sempre entro  i limiti consentiti dai principi della forma di Stato e dalla natura parlamentare della forma di governo.

L’elezione:

Il Presidente è eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da tre delegati per ogni Regione (uno per la Valle d'Aosta), eletti dal Consiglio regionale in modo da assicurare la rappresentanza delle minoranze (art. 83, c. 2, Cost.), integrazione che sottolinea la funzione del Capo dello Stato di rappresentante bell'intera comunità nazionale
Può essere eletto ogni cittadino che abbia compiuto 50 anni e goda dei diritti civili e politici (art. 84, c. 1, Cost.).
 Il Presidente della Camera convoca il Parlamento in seduta comune e i delegati regionali 30 giorni prima della scadenza del mandato presidenziale ma, se le Camere sono sciolte o mancano meno di tre mesi alla fine della legislatura, l'elezione viene effettuata dal nuovo Parlamento entro 15 giorni dalla riunione delle Camere neoelette e in tal caso sono prorogati i poteri del Presidente in carica (art. 85, cc.2 , 3, Cost.).
 Il nuovo Presidente entra in funzione con la prestazione del giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione di fronte al Parlamento in seduta comune (art. 91 Cost.).

La durata e la cessazione dalla carica:

Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni (art. 85, c. 1, Cost.) e non sono previsti limiti alla sua rieleggibilità.
 Qualora le operazioni per l'elezione del nuovo Presidente si prolunghino oltre tale termine, secondo alcuni si dovrebbe far luogo alla supplenza da parte del Presidente del Senato, in quanto la prorogata è prevista solo nell'ipotesi in cui siano le nuove Camere a dover provvedere all'elezione . Secondo altri invece si avrebbe la prorogata, in quanto questa costituisce un principio generale valido per ogni organo costituzionale .
Le cause di cessazione prima della scadenza del mandato sono l'impedimento permanente, la morte e le dimissioni (art. 86, c. 2, Cost.)

La supplenza:

L'istituto della supplenza è previsto dall'art. 86, c. 1, Cost., ai sensi del quale, in ogni caso in cui il Presidente non possa adempiere le sue funzioni, queste sono esercitate dal Presidente del Senato.
La Costituzione pone la distinzione tra impedimento permanente e impedimento temporaneo, che dà vita a due diversi tipi di supplenza:
- sede vacante nel primo o caso, in quanto viene meno il titolare della e la supplenza dura fino all'insediamento del nuovo " Presidente, 
- sede plena nel secondo, in quanto il Presidente è solo momentaneamente impossibilitato all'esercizio delle funzioni e quindi la supplenza ha durata indeterminata, protraendosi fino a che egli sia in grado di tornare a svolgerle.
Controversa è la questione se le dimissioni volontarie del Presidente debbano dar luogo alla supplenza.
Un ultimo problema riguarda i poteri del supplente. Fra le due tesi estreme
di chi sostiene che egli possa esercitare solo i poteri di ordinaria amministrazione (Barile) e di chi ritiene che possa svolgere tutte le funzioni presidenziali (Cuomo) sembra preferibile seguire un terzo orientamento, secondo cui il supplente può compiere gli atti di controllo ed anche procedere alla nomina del Presidente del Consiglio, ma non quegli atti che presuppongono la piena rappresentatività del titolare (come lo scioglimento del Parlamento) o che sono personali (atti sostanzialmente presidenziali) .


I poteri e la responsabilità del Presidente:

. La classificazione degli atti soggetti a controfirma:
L'art. 89, c. 1, Cost, stabilisce che «Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai Ministri proponenti (:Ministri competenti)che ne assumono la responsabilità». 
Tuttavia la controfirma non ha un significato univoco, ma è uno strumento "polifunzionale" destinato ad assumere un valore differenziato a seconda della provenienza effettiva dell'atto .
Si possono distinguere tre categorie di atti:
1 atti che il Presidente compie su proposta o su deliberazione di altri organi rispetto ai quali la firma presidenziale assume la funzione di controllo di legittimita’.
2 atti di iniziativa presidenziale o sostanzialmente presidenziali, rispetto ai quali è la controfirma del Ministro "competente" (giacché qui non vi è una "proposta" ministeriale) a svolgere una funzione di controllo della legittimità formale dell'atto e di attestazione della sua provenienza dal Capo dello Stato;
3 atti sostanzialmente complessi o duumvirali, nei quali firma e controfirma attestano la collaborazione tra Capo dello Stato e Governo e la confluenza delle rispettive volontà nel compimento dell'atto.

1 Gli atti su iniziativa di altri organi:
Tali sono gli atti con forza di legge ed i regolamenti governativi, rispetto ai quali l'emanazione del Capo dello Stato, oltre a conferire agli stessi la forma del decreto presidenziale, svolge una funzione di controllo di legittimità , che può sfociare nel rinvio dell'atto o e nella richiesta di riesame del medesimo, ma comporta l'obbligo di emanarlo in caso di nuova approvazione.
Fra gli atti adottati dal Presidente su deliberazione del Parlamento vanno ricordate la promulgazione delle leggi (ma non il rinvio, che pare più correttamente qualificabile come atto sostanzialmente presidenziale) e la dichiarazione dello stato di guerra.

2 Gli atti sostanzialmente presidenziali:
Sono atti che provengono dalla sola volontà del Capo dello Stato:
i messaggi alle Camere, tra i quali occorre distinguere quelli che contengono la motivazione del rinvio di una legge (art. 74, c. 1, Cost.) da quelli liberi (art. 87 Cost.).
Sono atti sostanzialmente presidenziali anche la nomina di cinque senatori
a vita e quella di cinque giudici costituzionali.
Rientra in questa categoria anche il rinvio della legge alle Camere, che avviene con messaggio motivato del Presidente per motivi di legittimità o di merito, che presuppongono l'esercizio di un potere discrezionale .

3 Gli atti sostanzialmente complessi:
Sono atti complessi la nomina del Presidente del Consiglio , la cui controfirma al decreto presidenziale vale come accettazione della nomina, e lo scioglimento delle Camere.

Lo scioglimento del Parlamento:

Fra i poteri del Capo dello Stato acquista un particolare rilievo per le sue implicazioni politiche lo scioglimento anticipato delle Camere, che, a differenza di quello ordinario, si verifica prima della scadenza naturale della legislatura.
Secondo una diversa terminologia lo scioglimento è successivo quando consegue ad un voto di sfiducia, anticipato quando precede quest'ultimo e libero quando è determinato da altre ragioni .
Lo scioglimento delle Camere rientra tra gli atti attribuiti al Presidente della Repubblica (art. 88 Cost.), ma varie sono le teorie relative alla titolarità sostanziale del potere. 
Parte della dottrina afferma la natura sostanzialmente presidenziale dell'atto, basandosi sia sui lavori preparatori sia sulle previsioni stabilite nell'art. 88 Cost., le quali si riferiscono alla persona del Presidente.
 Infatti il c. 1 prevede che egli chieda il parere dei Presidenti delle Camere, che ha carattere obbligatorio ma non vincolante. 
Il c. 2 poi vieta al Presidente il ricorso allo scioglimento negli ultimi sei mesi del mandato (c.d. semestre bianco). Tale divieto è giustificato secondo alcuni dalla necessità di evitare che il Presidente alla scadenza del mandato possa cercare mediante il ricorso all’elezione di nuove Camere di facilitare la propria rielezione. 
Con definitiva la tesi più convincente è quella che configura lo scioglimento come atto sostanzialmente complesso, nel quale confluiscono con pari forza le volontà del Capo dello Stato e del Governo tramite la controfirma del Presidente del Consiglio .

- Le motivazioni dello scioglimento:
La Costituzione non esplicita le ragioni che possono giustificare lo scioglimento anticipato né prevede che il relativo decreto sia motivato, ma ciò non significa che si tratti di un atto totalmente libero e svincolato da qualsiasi presupposto. A tal proposito la dottrina ha individuato quattro possibili motivazioni:

- l'incapacità del Parlamento di funzionare ed in particolare di garantire la formazione di una qualsiasi maggioranza di governo, nel qual caso si parla di scioglimento funzionale ;

- la non corrispondenza tra la composizione politica delle Camere e l'orientamento manifestato dal corpo elettorale in occasione di elezioni amministrative o di una pluralità di referendum abrogativi di leggi importanti approvate dal Parlamento in carica (Mortati), per il quale si può parlare di scioglimento di adeguamento;

- l'approvazione di una revisione costituzionale o di un'importante legge ordinaria di rilievo costituzionale (ad es. in materia elettorale) che incidano sulla formazione e sulla struttura del Parlamento (Baldassarre, Mezzanotte), che configurano uno scioglimento tecnico;

- l'esistenza di un Parlamento che ostacoli l'attuazione della Costituzione (Barile), per cui si parla di scioglimento sanzione.


La responsabilità politica del Presidente:

La responsabilità giuridica del Presidente è  prevista dall'art. 90, c. 1, Cost., che lo dichiara non responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. 
Tuttavia la prevalente dottrina costituzionalistica ritiene che si tratti di reati speciali, qualificati dal fatto di essere stati commessi dal Presidente della Repubblica anziché da un qualsiasi cittadino e quindi a fattispecie indeterminata in deroga all'art. 25, c. 2, Cost.
Ai sensi dell art. 90, c. 2, Cost, per i reati suddetti il Presidente è messo in stato d'accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta. Ciò avviene dopo un esame preliminare svolto da un comitato formato dai componenti della giunta della Camera e di quella del Senato competenti per le autorizzazioni a procedere .
 Il comitato può deliberare l'archiviazione per manifesta infondatezza, dichiarare la propria incompetenza o presentare una relazione al Parlamento, ma nei primi due casi 1/4 dei componenti del Parlamento può chiedere che esso svolga comunque la sua relazione .
In caso di messa in stato d'accusa competente a giudicare è la Corte costituzionale nella sua composizione allargata a sedici giudici di nomina parlamentare ; (artt. 134 e 135 Cost.). Ai sensi della l. cost. n. 1/1953 la Corte puo’ disporre sospensione del Presidente dalla carica (art. 12, e. 4); in caso di condanna essa stabilisce la sanzioni penali entro il massimo della pena previsto dalle leggi vigenti al momento del fatto (e quindi in pratica qualsiasi pena, tranne quella di morte).

Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Pecoraro, Reposo, Rinella, Scarciglia, Volpi, 2009. Diritto Costituzionale e Pubblico. 3rd ed. Torino: Giappichelli Editore.