Diritto Costituzionale: Forme di Governo


    La classificazione delle forme di governo:

Il concetto di forma di governo:

Per forma di governo in senso stretto si intende l'insieme delle regole e delle modalità in base alle quali il potere supremo è distribuito fra gli organi dello Stato-apparato posti in posizione di pari sovranità e di reciproca indipendenza (organi costituzionali). Fra gli organi costituzionali vengono in considerazione soprattutto quelli che sono titolari della funzione di indirizzo politico, vale a dire dell'attività volta all'individuazione dei fini generali, che condizionano l’azione di tutti gli organi statali, nonché dell'insieme degli atti e degli strumenti che ne garantiscono il perseguimento.
Il concetto di forma di governo è più limitato di quello di forma di Stato , in quanto riguarda solo uno degli elementi costitutivi dello Stato.Vi è comunque un legame stretto fra i due concetti, derivante dal fatto che di forma di governo si può parlare solo quando il potere politico è distribuito fra diversi organi e quindi solo nell'ambito della forma di Stato liberale e di quella democratico-pluralistica.


  La classificazione delle forme di governo:

Per classificare le forme di governo si integrano  il criterio relativo all'esistenza o meno del rapporto di fiducia con quello che riguarda la derivazione e il ruolo del Capo dello Stato. Sulla base di questi due criteri le forme di governo attualmente vigenti possono essere distinte in quattro categorie:
-                   
          -  la parlamentare, caratterizzata dal rapporto di fiducia fra Governo e Parlamento e da un                           Capo dello Stato, che è un Monarca o un Presidente eletto da un organo parlamentare, il quale non partecipa alla determinazione dell'indirizzo politico
-        la presidenziale, nella quale non vi è rapporto di fiducia e il Presidente eletto dal popolo è titolare del potere esecutivo;
-        la direttoriale, nella quale l'organo collegiale, che svolge congiuntamente le funzioni di Governo e di Capo dello Stato, deriva da un'investitura parlamentare, ma non può essere sfiduciato dal Parlamento;
-       la semipresidenziale, nella quale vi è rapporto di fiducia fra Governo e Parlamento, ma anche un Presidente eletto dal popolo è titolare di poteri importanti che gli consentono di partecipare alla determinazione dell'indirizzo politico.

   
 La forma di governo parlamentare:

La forma di governo parlamentare trae origine storicamente dalla monarchia costituzionale.
Tale forma di governo si fonda sulla contrapposizione fra potere esecutivo, impersonato dal Sovrano, e potere legislativo, rivendicato dal Parlamento, ma attribuisce al primo la prevalenza, riconoscendogli il potere di sanzionare le leggi approvate dal Parlamento, quello di sciogliere discrezionalmente la Camera elettiva e la nomina e la revoca dei Ministri.
In particolare la responsabilità politica dei Ministri nei confronti del Parlamento deriva dall'evoluzione dell'istituto della messa in stato d'accusa (impeachment) dei Ministri che controfirmano gli atti del Re, il quale, nato per far valere la loro responsabilità giuridica, si trasforma in strumento con il quale la maggioranza parlamentare si Ubera dei Ministri politicamente sgraditi. In una prima fase transitoria la forma di governo parlamentare si caratterizza, come dualistica, in quanto il Governo, presieduto dal Primo Ministro, deve avere una doppia fiducia, quella del Capo dello Stato e quella del Parlamento.
Nel corso del XVIII secolo il superamento del dualismo sociale, che era alla base della contrapposizione fra Monarca e Parlamento, i quali esprimevano gli interessi di diverse classi sociali (rispettivamente della nobiltà e" della borghesia), consente l’affermarsi di una forma di governo parlamentare monistica , caratterizzata dall'esistenza di un unico rapporto di fiducia, quello fra Governo e Parlamento, e dal ridimensionamento del potere del Monarca, che viene estromesso dalla determinazione dell'indirizzo politico. Ciò avviene soprattutto grazie all'evoluzione dell'istituto della controfirma ministeriale degli atti del Capo dello Stato che, nata originariamente quale attestazione della volontà manifestata dal Monarca, assume poi il significato di attribuzione della responsabilità politica ai Ministri per atti non propri e infine di assunzione da parte di questi della titolarità sostanziale dei medesimi.
Si possono individuare tre fasi  nell’evoluzione di tale forma di governo: il parlamentarismo classico che si delinea nella seconda metà del XIX secolo, il parlamentarismo razionalizzato che si realizza fra le due guerre mondiali, il parlamentarismo democratico che si afferma dopo la seconda guerra mondiale.
Il parlamentarismo classico si basa in gran parte su regole non scritte, ma di tipo convenzionale o consuetudinario. Esso dà vita a due modelli: quello a prevalenza del Governo, tipico del Regno Unito, e quello a prevalenza del Parlamento, tipico della Terza Repubblica francese (1875-1940).
Dopo la prima guerra mondiale in Europa vengono approvate una serie di Costituzioni repubblicane che si propongono di razionalizzare la forma di governo parlamentare,al fine di rafforzare la stabilità ed il buon funzionamento dell’esecutivo.
Alcuni ordinamenti (Cost, austriaca e Cost, cecoslovacca del 1920) si ispirano ad una concezione monistica, che prevede una prevalenza del Parlamento ed un ridimensionamento del Capo dello Stato.
 Dopo la seconda guerra mondiale entrano in vigore nuove Costituzioni che si propongono di razionalizzare in modo più penetrante la forma di governo parlamentare, nel quadro dell'affermazione del principio democratico.
La dimensione della nuova razionalizzazione ed i suoi esiti pratici risultano assai differenziati. In sintesi possiamo distinguere le esperienze che fanno capo al parlamentarismo contemporaneo in due grandi categorie: la forma di governo parlamentare maggioritaria e quella non maggioritaria.
La prima trova il suo prototipo nel c.d. "modello Westminster ; Tale categoria si riscontra per lo più in sistemi politici bipartitici o bipolari . In questa ipotesi la forma di governo è caratterizzata dall'esistenza di una chiara maggioranza scaturita dalle elezioni, dalla formazione di governi stabili ed omogenei, tendenzialmente di legislatura, dall'attribuzione al Governo di un ruolo direttivo dell'attività parlamentare, da una posizione preminente del Primo Ministro, che è il leader del partito o della coalizione che ha vinto le elezioni, dalla netta distinzione fra maggioranza e opposizione, alla quale sono garantiti poteri e diritti a livello parlamentare per criticare il Governo e sostenere le proprie posizioni, dal realizzarsi dell'alternanza alla guida del potere esecutivo come evento fisiologico.
La forma di governo parlamentare non maggioritaria si afferma in sistemi multipartitici ed in società caratterizzate o da fratture etniche e religiose, che
danno vita ad una democrazia di tipo consensuale, basata sulla larga intesa fra
tutte le principali forze politiche (come in Belgio e nei Paesi Bassi), o da profonde divisioni politico-ideologiche, con un forte partito di opposizione considerato "antisistema" e la formazione di coalizioni di governo necessitate fra gli altri partiti, le quali devono in certe fasi ricorrere all'accordo con l’opposizione sulle questioni più rilevanti (Quarta Repubblica francese e Italia fino al 1993). 
Caratteristiche essenziali della forma di governo sono l'esistenza di maggioranze non chiare ed eterogenee, il formarsi di governi di coalizione instabili e quindi di breve durata, un ruolo più di mediazione politica che di direzione da parte del Primo Ministro, la ricerca di ampi accordi parlamentari, che sfociano in alcune esperienze nella formazione frequente di governi di larga coalizione, in altre nel delinearsi di una maggioranza parlamentare più ampia di quella governativa, il mancato realizzarsi dell'alternanza e la forte continuita’ della formula politica di governo.
Per alcuni un'ulteriore variante della forma di governo parlamentare è quella che viene definita "neoparlamentare", la quale è caratterizzata dall'elezione popolare del Primo Ministro contestualmente a quella del Parlamento e dalla previsione di una loro rielezione contemporanea sia nell'ipotesi di voto di sfiducia al Primo Ministro, che comporta lo scioglimento automatico del Parlamento, sia in quella di scioglimento decretato dal Primo Ministro, che determina le dimissioni di quest'ultimo.

 La forma di governo presidenziale:

La forma di governo presidenziale è caratterizzata dall'attribuzione del potere esecutivo ad un Presidente eletto dal popolo e da una rigida separazione fra i poteri, non essendo previsti né il rapporto di fiducia né lo scioglimento anticipato del Parlamento. L'unico ordinamento democratico consolidato che ha adottato tale modello con continuità è quello degli Stati Uniti d'America.
Negli Stati Uniti il potere esecutivo è rappresentato dal Presidente, eletto dal popolo per un mandato di quattro anni, rinnovabile una sola volta, in base ad un sistema di secondo grado, per cui in ogni Stato membro i votanti eleggono i cosiddetti "elettori presidenziali" (in numero pari ai deputati ed ai senatori dello Stato), i quali successivamente votano per il Presidente e il Vice-presidente.
Il Presidente si avvale di numerosi collaboratori, fra i quali i Segretari posti al vertice dei vari dipartimenti ministeriali. Al Congresso, formato dalla Camera dei rappresentanti (che rappresenta l'intera Nazione in proporzione alla popolazione di ogni Stato) e dal Senato (che rappresenta gli Stati membri in modo paritario, con due senatori per ciascuno), è attribuito il potere legislativo. Come il Parlamento non può sfiduciare il Presidente, così questi non può sciogliere le Camere.
Tuttavia la rigida separazione fra i poteri è controbilanciata da un sistema di checks and balances (freni e contrappesi), consistente nella previsione di poteri di controllo e di condizionamento reciproci. Così il Congresso può condizionare l'attuazione della politica presidenziale tramite la legge di bilancio e le più importanti leggi di spesa, esercita un penetrante controllo Sull'esecutivo tramite udienze conoscitive delle commissioni permanenti o apposite commissioni di inchiesta (inoltre il Senato deve dare il proprio consenso alle nomine presidenziali dei più importanti funzionari federali e, a maggioranza dei 2/3, ai trattati conclusi dal Presidente), può rimuovere dalla carica il Presidente ed ogni altro funzionano federale nelle ipotesi «di tradimento, di corruzione e di altri gravi reati». (A giudicare è il Senato a maggioranza dei 2/3 in seguito alla messa in stato d'accusa da parte della Camera.) A sua volta il Presidente può condizionare l'attività legislativa del Congresso, sia tramite la presentazione del proprio programma legislativo, che avviene annualmente mediante la lettura del "messaggio sullo stato dell'Unione", sia ponendo il veto su una legge approvata dal Congresso, il quale può superare l'opposizione presidenziale solo riapprovandola a maggioranza dei 2/3.

 La forma di governo direttoriale:

La forma di governo direttoriale si rifa storicamente alla Costituzione francese del 1795, la quale prevedeva un Direttorio di cinque membri, eletto ma non sfiduciabile dal Parlamento, che svolgeva sia le funzioni di governo, nominando i singoli Ministri, sia quelle di Capo dello Stato collegiale. Attualmente essa è tipica della sola Confederazione svizzera.
Qui l'organo esecutivo, il Consiglio federale, è composto da sette membri, eletti ma non revocabili dal Parlamento per tutti i quattro anni della legislatura, e non ha il potere di sciogliere le Camere. Il Consiglio svolge contemporaneamente le funzioni di governo e quelle di Capo dello Stato, in quanto la carica di Presidente della Confederazione è attribuita a rotazione per un anno ad uno dei suoi membri e non comporta una preminenza sugli altri.

 La forma di governo semipresidenziale:

La forma di governo semipresidenziale prevede la compresenza di due elementii: uno parlamentare (la responsabilità politica del Governo verso il Parlamento), l'altro presidenziale (l'elezione popolare di un Presidente titolare di importanti poteri).
La natura mista della forma di governo, che prevede un esecutivo dualistico (formato sia dal Presidente sia dal Governo con il suo Primo Ministro), ha dato vita ad esiti pratici molto differenziati, che sono stati di tre tipi. 
In alcuni ordinamenti (Austria, Irlanda, Islanda) vi è stata una prevalenza dell'elemento parlamentare e quindi una preminenza del Primo Ministro, leader della maggioranza parlamentare, su un Presidente che svolge un ruolo simbolico e formale. In due ordinamenti (Finlandia e Portogallo) vi è una netta separazione di competenze fra Governo e Presidente, che è titolare di poteri significativi (anche se in Finlandia la nuova Costituzione del 2000 li ha notevolmente ridimensionati), ma di regola la preminenza è stata del Primo Ministro e del Governo e solo nelle situazioni di crisi il Presidente ha svolto un ruolo politicamente importante, dando anche vita a governi presidenziali. In Francia, infine, vi è stata una preminenza del Presidente, il quale ha potuto per più di quattro quinti della* durata della Quinta Repubblica contare su una maggioranza parlamentare del suo stesso orientamento politico, ma si sono verificati anche periodi di “coabitazione”.
La Quinta Repubblica francese è nata dalla grave crisi della Quarta Repubblica ed è stata caratterizzata nei suoi primi anni di vita dal ruolo del Presidente De Gaulle, il quale nel 1962 si è fatto promotore di una riforma costituzionale, approvata direttamente con referendum popolare senza alcun voto parlamentare, che ha introdotto l'elezione popolare del Presidente. Questi è titolare di importanti poteri propri, in quanto non soggetti a controfirma ministeriale, fra i quali spiccano la nomina del Primo Ministro e lo scioglimento dell'Assemblea nazionale.